534. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 30 marzo 1521

S.r mio Ill.mo. [1] Io sono uno di quelli mercatanti che non posso dare altra mercantia che quella che ho in bottega. Dio sa quanti sono li mei fastidij, li quali tollero con bon animo per vedere una volta il fine. Io non estimo ch'el si habbia a fare impresa alcuna, ciò è del Reame, né di Ferrara: forsi castigare qualche terra della chiesa, o di Toschana, e fargli paghar denari. [2] Io considero che la maggior parte de la dilatione nostra proceda da' francesi, perché il PP. mi ha detto chiaramente che fanno il diavolo acciò che V. Ex.tia non habbia questo loco, e cerchano per tutte le vie de rompere la cosa: et hammi detto che vol aspettare a farla fin che li svizeri siano dal canto di qua, perché francesi, non li facciano instantia né gli richiegghino ch'el non la faccia, havendo essi massimamente a contribuire a questa spesa dodece milia ducati, e dando el passo a' svizeri. [3] Della qual cosa al principio parvero mal contenti: non già che contradicessero chiaramente, ma persuadevano e confortavano il PP. a non condurgli per niente, sì che non vorrebbe che lo astringessero a questo, in contracambio del condescendere loro alle voglie di S. S.tà. [4] Questo mi ha detto il PP. in gran secreto, però V. Ex.tia non ne parli se non con chi li pare di poter parlarne. E certo è ch'el PP. non se intende tanto con francesi ch'el non se intenda ancor qualche poco con lo Imperatore. [5] Spero che presto vederemo il fine. Io non posso vedere lo intrinseco del core, ma il PP. a me dice così deliberatamente e così con tutta la efficacia possibile, volerlo fare, come efficacemente desidero io ch'el lo faccia.
Altro non dirò, se non che baso le mani di V. Ex.tia, et in bona gratia sua mi raco.do.
In Roma, al penult.o de martio MDXXJ.
Il fastidito e fidel Servitor di V. Ex.tia
B. Cast.

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 88.