523. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 16 marzo 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] S'io credessi vivere lungamente in questo fastidio, non mi elegerei di vivere, perché non so imaginarmi pena al mondo pare alla mia: che ogni dì sto per mandar questa benedetta espeditione, e sònovi vicino a duo deta, e mai non la mando. [2] E mi afflige tanto il fastidio ch'io veggio nel animo di V. Ex.tia, ancor ch'io non li sia vicino, ch'el mio non mi pare niente. [3] Pur mi sforzo di tollerare, e rompere questo diamante con la patientia, e supp.co ancor V. Ex.tia, poi che la ha fatto tanto, a fare ancor questo poco, per non mostrare diffidentia: che in ogni modo haveremo presto questa contentezza, ancor che hormai non paia che la possi venire così grata, come harebbe fatto, se questa aspettatione, tanto fastidiosa non li fosse andata inanti.
[4] Io so ben che la maggior parte de li homini di là, pensano che la sia baia, e ch'io habbia mal conosciuto, e mal considerato l'intrinsecho di questo negocio; pur io spero che lo effetto dimostrerà il contrario. Ma lassarò questo ad altro tempo. [5] Dico solo, che io son stato dui dì senza parlare cosa alcuna al PP. di questo, e mostratoli quelli avisi che V. Ex.tia mi ha mandati, sempre con buttargli qualche motto del negocio, così acennando, più presto che dicendo. [6] Heri mi parve di parlargli, e dìssegli che S. S.tità mi havea vetato l'altro giorno ch'io non scrivessi a V. Ex.tia, con dirmi che la p.a volta ch'io gli havevo a scrivere, la volea ch'io gli mandassi la espeditione, e ch'io per questo ero stato sei dì, senza scrivere, e che non volevo star più, per non tenere V. Ex.tia in questa pena, oltre le altre, e che S. S.tità me dicesse ciò che la voleva ch'io scrivessi.
[7] Il PP. mi rispose che scrivesse a quella che per amor di Dio la non se attristasse, e non dubitasse, ch'el v'andrebbe col tempo: che non bisogneria scrivere più che una volta, e ch'io per niente non mandassi quello homo che havevo qui, perché lo espediria presto.
[8] Io gli risposi quello che mi parve, dolendomi di quel modo che poti più, senza farlo adirare, perché a questi dì S. S.tà mi acennò che in ogni modo volea che V. Ex.tia fosse qui a Pasqua. [9] Io ancor li tocchai di questo: mi disse che questo non importava inanti pasqua, o fatta l'ottava, e che li serebbe parso bene che quella venisse con cinquanta cavalli, per non far maggior spesa, e venirsene a suo piacere, per non se affaticare in poste, e batteggiare le giornate per poste. Ma di questo ne scriverò io a V. Ex.tia quando serà il tempo, minutamente. [10] Parlassimo assai, e Sua S.tà sempre con affirmarmi questa presta espeditione, e dirmi che li denari erano tutti pre‹parati›; et io so che è vero: ché tutti sono in mano de m. P. Ardinghello, e che quelli non se toccaranno, se non per V. Ex.tia, e che questa poca dilatione non me increscesse, che presto seria levata, e poi me diria la causa, e che non era se non de cosa che V. Ex.tia se ne haria da contentare, affirmandome questo con tutti li modi e parole e gesti possibili. [11] Io non pretermetterò occasione alcuna ch'io conosca, e spero pur che Dio presto ci leverà questo affanno.
[12] Il Marchese di Pescara fu qui, e portò al PP. pollize de' banchi per li dodeci milia ducati che havea dati il Priore, pensando però che Sua S.tità dovesse contentarsi di quello che esso havea fatto, e non pigliare ditte pollizze. [13] Il PP. le ha volute: onde il marchese (come si estima) è partito poco satisfatto, et ha hauto a dire che se altro interviene, lui se ne escusa. E già li spagnoli, se sono posti insieme un'altra volta, e bravano: onde il PP. ha fatto cavalcare in fretta il Co. Guido Rangone, ad Arieti, perché pare che spagnoli voglino andar a quel camino. [14] Il PP. sollicita li svizari, e son certo che questo movimento ancor farà fare la nostra espeditione.
[15] De le cose del Reame, io penso che per hora non sia intentione del PP. ma questi principij potrebbeno ben attacchare un tal foco, che reuscirebbe poi in questo. Altro circa questo non intendo. V. Ex.tia alla giornata serà avisata di quello che occorrerà.
[16] Qui è il cavaliero Pusterla il quale sollicita per il S.r Christoforo Palavicino racomendationi del PP. Hammi pregato ch'io lo raco.di a V. Ex.tia. Il medesimo mi ha pregato il Co. Guido Rangone.
Altro non dirò a V. Ex.tia, se non che a quella baso le mani, et in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli XVJ de martio MDXX.
‹L'Abba›dino figliolo del S.r Gio. Iordano è venuto in gran differentia con M.a Felice, per q.to parentato fatto col principe de Bissignano, per ch'el PP. a complacentia ‹de› M.a Felice ha fatto una bol‹la› de far Car.le quel S.r Ant.o S. Severino, e l'abbate presumea di dover esser lui. Hora non vol esser più prete, et è andato a Brazzano, e brava terribilmente. El S.r Renzo ancor non è troppo contento del PP. per questa medesima causa: ché esso ancor volea suo fratello Car.le.
El Car.le Ursino favorisse M.a Felice.
Di V. S Ill.ma
Fidel Servitor
Bald. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r et patron mio, il S.or Marchese de Mantua etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 76-77.