513. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Roma (RO), 5 marzo 1521

M.ca Mad. mia matre honor. [1] Gionse qui el fratello de M.ro Polo calzataro, per mano del quale Polo nostro gionto qui alcuni dì prima hebbe il suo giuppone, e Gian Martino p.a havea hauto il suo fardello. [2] Ho hauto piacer intendere bene de M.a Veronica Gambara; e se la se ritrova più a Mantua, desidero assai essere racomandato a S. S.ria. Ho hauto ancor la lettera di V. S. dil ult.o passato alla quale respondendo dico che mi piace che m.ro Battista sia venuto a visitarla, e la habbia ben raguagliata de li mei progressi; ma certo che quella alegrezza ch'el dice ch'è in me tanto grande credo ch'el l'habbia mal misurata. [3] Pur io mi sforzo di vivere, e prego Dio che mi faccia star sano, e lo ringracio che in sino a qui mi ha exaudito. E s'el mi concederà quest'altra satisfacione de condurre a bon fine questa pratticha, come pur spero che la si condurrà, e presto, in vero io ne haverò grand.ma satisfacione, e forsi la maggiore ch'io potessi havere in questi tempi.
[4] Il PP. mi fa carezze certamente; niente di meno, io non le estimo tanto come harei già fatto, et alcuni pensano ch'io le estimi più.
[5] Piacemi che M.a Hypp.ta Terza sia servita da noi de ciò che si pò; serei ben ancor contento che quelle catenette si recuperassero per memoria di quella meschina de chi forno.
[6] Circa la cosa del D.ca di Ferrara, io scriverò a S. Ex.tia, supplicandoli di q.to aspetto, e spero pur che lo farà.
[7] Dispiacemi che q.ti nostri fittadri si portino mal con noi, e certo hanno torto.
[8] De la morte de la poverina mia consorte non mi è venuto altro che calamità, e tristitia; pur quando io talhor ho voluto consolare me stesso, ho detto che al men potrò mo' uscire de' debiti, il che in vero è cosa da me molto desiderata. [9] Balconcello ne sta in seicento e quaranta ducati l'anno, che è pur assai bona somma, e molti gentilhomini che non hanno tanto de intrata, viveno bene, con una bona famiglia. [10] Essendovi poi Casatico, del quale non se paghano più li ducento ducati e Pelalocho, et non havendo io nove, o otto mesi sono, speso un quattrino da casa, parmi pur che si dovrebbe haver il modo, al men de pagar quelli denari, o tanti, come sono quelli di Balconcello, per asmorzar debiti. [11] Se questi nostri fitadri mo' vorranno ruinarme loro per asinità sua certo è che ne guadagnaranno poco. [12] Me despiaceria bisognar disfare perché non vorrei far male a persona, né dar mala riputatione a Casatico: ma s'io trovassi chi lo pigliasse per quello che essi lo hanno, e che fosse homo da bene, io gli donarei cento ducati, e forsi più, che renunciassero. Io non so in questo dar norma a V. S. perché non sono in fatto; lei pò meglio iudicare che non posso io, però del tutto me li rimetto.
[13] La prego a far ogni instantia che rescotino quelli groppi di quella catena destinata a star in pegno, ch'io pur pensavo de rimetterla insieme, e lassarla ancor a mio figliolo, per testimonio dil re d'Inghilterra, poi che la meschina de la mia consorte non l'ha potuta godere. [14] Sì che V. S. gli ne faccia instantia, e gli faccia intendere da mia parte, che io ho intentione de fargli bene, e che per amor di Dio non me la facino mutare. [15] Ne vadino con cautele: che facino soi cunti tra loro, e se voliono rimisurare la possessione se rimisuri presto, e se risolvano, e me faciano il debito mio, ch'io non trovo niuno che faccia a me quelle cortesie ch'io fo a.lloro. [16] E V. S. mi faccia avisare de' soi progressi da P. Iacomo Cantalupo, per non haver quella faticha lei de scrivere tanto. Io non vorrei potendo far di manco, venire a quel termine che esso racorda; pur non vorrei ancor perdere così al ingrosso.
[17] De la Orsina, se la si vole partire, V. S. la lassi andare, ch'io li do bona licentia. Certo è ch'io non l'harei mai cazzata; ma non piacendo a.llei d‹e› […] vi non potrei tenergela. Prego V. S. partendosi, a farla andare contenta. Altro non mi occorre, se non racomandarmi a quella sempre et a tutti li nostri e basar li puttini.
In Roma, alli 5 de martio MDXXJ.
Credo che Christoforo habbia cunto di quelli cento ducati d'oro larghi che dovea dare m. Gio. M.a quando ci diede Balconcello: non so se quello cunto se sia saldato. Desidero ancor di sapere in che modo ha pagato el Pancera il fitto de Pelaloccho, ciò è a ducati d'oro, o come. Q.to bon christiano de Christoforo fece ancor lui un debito per me a Venecia de X ducati con M. Bernardino Perulo, e mai non me ne ha detto parola. Et hor se mi è scoperto, et hami quasi fatto parere una bestia, perché io non ne sapevo niente.
Di V. S.
Ob. Fi.
B. Castiglione ||

Postscripta. V. S. me avisi come è stato il conte Marcoantonio, che benché io pensi ch'el sia hormai guarito, pur desidero intenderlo. Quella ancor sia contenta de dire a m. Io. M.a Gallo che per el primo messo fidato ch'io habbia li mandarò la copia di quel breve che non mi pare mandarla adesso, acioché non andasse in sinistro. Di novo a V. S. mi rac.do.
Come nelle lettere.


Alla molto mag.ca M.na mia matre honoran. M.na Alovisa Gonz.a da Castiglione etc. In Mantoa


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 298-300.