503. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 13 febbraio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Heri che fu el dì di Carnevale, trovai Nostro S.re assai libero da negocij, perché ognuno havea prosuposto non li dar fastidio in tal giornata, e per ciò io lo hebbi molto a mio piacere, et intrando a proposito, li mostrai quello aviso da Venetia che V. Ex.tia m'havea mandato, apertenente al S.r D.ca, lassandone quella parte che mi parea che si havesse a lassare. [2] Gli mostrai ancor una parte di quelli da Milano, ma quasi tutti quelli di Franza hauti con l'ult.a sua de vij del presente. [3] E per mostrare di andare con quella sincerità ch'io so certo che V. Ex.tia va con S. S.tà mi affermai sop.a le cose di Ferrara, dove toccha de la mente del X.mo e de' venetiani in favore del D.ca di Ferrara. Poi li feci legere quello che havea detto lo ammiraglio: di sapere che Sua S.tà non volea più dargli q.to Capitaniato, per tenerla suspetta circa le cose di Ferrara. [4] E con questo cominciai, certificando S. S.tà che lei non dava fede a cosa alcuna che li fosse detta sop.a questo, perché havea conosciuto la difficultà che francesi al principio haveano fatto sop.a questa materia, e non dubitava punto, che quella li manchasse.
[5] El PP. mi rispose al p.o, che li piacea molto ch'el D.ca Fr.co M.a tornasse a Mantua, e che lui era avisato da Venetia, e sapeva certo, che venetiani lo haveano chiamato a Venetia, con sospetto che essi haveano de le cose di Ferrara: il quale tutto gli era causato da q.ti pazzi francesi, e che io potevo sapere per quello ch'el mi havea tante volte detto se haveano q.to sospetto ragionevolmente. [6] A quella parte del ammiraglio, mi disse che q.ti francesi erano pazzi e cattivi, e che dicevano grand.me bugie; e cominciando da un capo mi disse che pur quella mattina havea lettere di Franza dalli soi noncij come m. Alphonso Ariosto era stato in Franza, et havea fatto instantia al re per il D.ca di Ferrara che non volesse abandonarlo, dicendo esser certificato che il PP. volea fare la impresa contra Ferrara, e ch'el re gli havea risposto non volerlo abandonare. [7] E che li noncij, parendogli così debito loro, erano andati a M.a, ancor che non havessero altramente comissione da S. S.tà e pregatola che volesse racordare al re le conventioni et acordi che S. M.tà ha col PP., et a non volere mancar a quello che era tenuto. [8] E qui scrivono Mad.ma havergli detto ch'el re non vole mancar mai di essere bono et ubidiente fiolo di S. S.tà e che è vero che m. Alphonso era stato lì per q.ta causa, ma ch'el re gli ha risposto non volere mancare al PP. ma che el prefato m. Alphonso ha certificato Sua M.tà il S.r D.ca havere bene assettate le cose sue con venetiani, et ristrettosi talmente con Mantoa, che quella fortuna che serà di l'uno, serà ancor de l'altro. [9] E poi mad.ma haver detto alli prefati noncij: "Hor vedete come il PP. si potea ben fidare del marchese di Mantua, se lo havesse fatto suo Cap.no". E qui allargatasi, dicendo che S. S.tà farebbe molto bene a non farlo, ma che la havea il D.ca d'Albania che era suo parente, e che a.llui più che ad altri se conveniria questo loco per ogni rispetto. [10] E sop.a questo facea grand.ma instantia. Il PP. mi disse tutte queste cose con molte parole, ridendosi della sciocchezza, e malignità de' francesi, e dicendomi: "Noi ancor non ne maravigliamo se cerchano mettere diffidentia al S.r marchese di noi ma scrivete a S. Ex.tia che non si lassi indurre a credergli". [11] E qui replicòmi le amorevoli parole già tante volte dette, con dirmi che usanza sua era di esser un poco longhetto, ma di quello che prome‹ttev›a non mancava, e meno volea mancare a V. Ex.tia in cosa alcuna, perché l'havea tolto per figliolo, et tante altre cose.
[12] Io gli dissi che quella ne stava sicurissima, ma che S. S.tà potea ben considerare che percosse erano queste, e combattimenti, essendogli rotta la testa da tante bande; ma che in sino a qui V. Ex.tia si era acquetata. [13] Ma se Sua S.tà maneggiasse arme, come parea che fosse per fare, e che lei restasse arietro, era certo che la harebbe il maggior dolore che fosse possibil d'havere, e che la non serebbe mai più contenta al mondo, e serebbe disperatissima.
[14] Il PP. mi rispose ch'io non dubitassi per niente, e qui con molte raggioni, mi replicò le cose già dette, e molte altre, sempre affermandomi non haver vena che pensasse a far l'impresa di Ferrara, ancor che più volte havesse fatto instantia a Franza che lassasse quella protectione, che questo li parea apartenente al honor suo; et ancor per reprimere francesi, che non lo ricerchassero di quello che esso non voleva fare, ciò è de scoprirsi contra Spagna. [15] Il raggionamento fu lunghissimo e liberissimo, e S. S.tà mi disse chiaramente come era andata la cosa da mo' un anno contra Ferrara, quando fu quella baia de la Concordia, il che non occorre hora dire. Basta ch'io credo certo ch'el non pensi a Ferrara.
[16] Io tocchai sop.a il caso di V. Ex.tia dicendoli, che se Sua S.tà volea asmorsare q.te male lengue, che per amor de Dio, facesse che la potessimo publicare, e che andando più in longo, serebbe con sminuimento del honore di V. Ex.tia e non senza carico di Sua B.ne. [17] Me lo promise securissimamente, e facemi haver bona cena, che forsi non mi piacque meno questa festa a me, di quello che si facesse a V. Ex.tia il ballare tutta la notte, come io prosumo che la facesse. Io non mancherò di quella diligentia che mi parerà possibile, e Nostro S.re Dio ce aiutterà.
[18] Io non penso per niente che Nostro S.r muti il p.o ordine de cominciare la condotta di V. Ex.tia a Genaro; pur staremo a vedere. A me non parrebbe bene parlarne, se non ne fosse parlato a me.
[19] Della cosa del Co. de Caiazzo, è vero che qualche giorni sono, el Cavalliero Capriana, mi disse che monsig.r de Cibò volea fare ch'el PP. pregasse V. Ex.tia che de le 300, lance ne desse cinquanta al Co. de Caiazzo. [20] Ma né dal Car.le né da altri mai, me n'è stato fatto motto; però non mi è parso tampoco parlarne. Pur bene serà che V. Ex.tia pensi, s'el se ne parlasse, quello che la vorà che si risponda.
Altro non dirò, se non che a quella basando le mani in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XIIJ de febraro MDXXJ.
De V. Ex.tia
Fidel Servitor
Bald. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.ore et patron mio il S.or Marchese di Mantoa etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 41-43.