502. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 13 febbraio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.or et Patron mio. [1] Ho ricevuto due di vostra ex., una di quattro, l'altra di sette dil presente et maravìgliomi che alli 7 ella non havesse havuto la mia del primo dil presente, che pur ho scritto al primo, alli 6 et alli IX. [2] Ma quanto più questi maestri de le poste, usano negligentia, bisogna scrivere tanto più spesso, il che io non mancherò di fare. Vero è che N. S.ore è stato questi dì occupato in feste, di modo che non si è potuto attendere a negotio alchuno, et io havendo havuto da Sua S.tità quel termine prefisso della expeditione che scrissi a vostra ex. per Petro Iacomo, non ho havuto mezzo di sollicitar molto, altro che M. Pietro Ardinghelli. [3] Il quale procura denari con ogni instantia et spero pur che al termine tolto, el tutto serà ad ordine che Dio ne lo conceda; et io cominciarò con quel dextro modo che mi parerà, toccare la cosa sollicitandola più che potrò. [4] Dirò adunque prima delle feste, le quali sono passate non con molta belleza né caldezza, ma sì con grande frequentia di popolo, perché Roma è pienissima di gente. N.ro S.ore è stato sempre in castello insino al lune di sera, dove ha havuto piacere, di vedere passare maschare, musiche, e moresche; benché però, cosa molto ex.te non si è fatta. [5] Il sabbato Sua S.tità fece lottare nelle fosse dil castello per un buon spatio. Forno lottatori gagliardi villani di questo paese, alch.i svizeri, guasconi, et altri tali, pure tutti persone di poco grado. La dominica se corsero li Palij, nelli quali li cavalli di vostra ex. forno desaventuratissimi. [6] Io ordinai a Zuccone che mettesse tutti doi li cavalli al p.o palio acioché se ad uno intravenisse disgratia, l'altro supplisse, et così fece. [7] Al moversi dalle mosse il serpentino di vostra ex. passò nanti a tutti gli altri, più della metà della piazza di Campo di Fiore, et il sauro fu secondo. Ma perché Zuchone havea ordinato al ragazzo che per non caschare andasse sopra di sé fin che giongeva alla dirittura dil Borgo, il ragazzo si lassò passare ad un altro cavallo dil car.le Petrucci. [8] Il liardo venne sempre inanti: quando fu alla volta della chiavega, il ragazzo cadde per vera disgratia, senza che alchuno lo toccasse. Pur non restò, per quello, che non venisse sempre inanti, insino al palio. [9] Quando si fu al ponte il sauro era terzo, et senza dubio alchuno andava a passar tutti, ma nel rumore se trovò una maschera a cavallo in meggio alla strada, alla quale il sauro diede di petto, et andò a strabuccare e cadde, et il ragazzo diede una gran percossa in terra, di modo che ancor non sta bene. [10] Eraci un cavallo di Vigo da Campo San Piero il quale era drieto al liardo di vostra ex., pur non […] quello de Petrucci lo passò, et hebbe il palio, perché a cavallo voto, non si dà; né meno, s'el paggio non tocca il palio.
[11] Al corso delli turchi vostra ex.tia non gli havea cavallo, e quello fu, d'un gentilhomo da Padova che si adimanda Berardo.
[12] Al corso delle cavalle quella di vostra ex.tia subito, se mise inanti, e quella dello Arcivescovo di Nicosia era seconda, et così vennero sempre. [13] Quando forno a dirittura dil Borgo quella di vostra ex., li prese tanto vantaggio, che quando era al palio, quella di Nicosia non era ancor alla fontana, et quando il paggio fu per tochare il palio un balestriere di quelli dil barisello, se interpose, tra il palio, e la cavalla, tanto ch'el paggio non poté tocharlo, e sopragiunse quella di Nicosia, e toccò, et fulli datto el palio. [14] Io ero in castello, et non poddi intendere la cosa, finché el messo ch'io mandai non tornò. Li palij forno portati a N. S.ore, et li venne il Governatore, et il Senatore, con li quali molto parlai, et cridai nanti al pp., et niuno di loro era che negasse che non ci fosse stato fatto grand.mo torto. [15] Io era deliberato in ogni modo di volere el palio, ma el Governatore disse al pp. che la rason voleva ch'el palio si desse, a quello che havea tocco, ma che colui che havea impedito, ne pagasse uno della med.ma sorte. [16] Doppo molte parole, quel balestrero fu messo in pregione, et èvvi ancor, et el Senatore et el Gover.re mi hanno promesso, ch'el non si partirà di là, ch'el farà un palio a ponto, come quello, ch'el ha impedito. [17] Io desideravo più ch'el fosse impichato, o almeno quattro, o cinque tratti di corda, e subito poi fosse messo in galea. Credo ch'el non se ne anderà, senza castigo, ch'io prometto a vostra ex. che non gli mancherò. [18] Quella non habbi despiacere perché, se non ha havuto el palio, ha havuto l'honore essendo li suoi cavalli, dove hanno corso stati nanti de tutti di gran lunga. Zuccone non gli è mancato d'ogni diligentia, in mecterli bene in ordine, et di far correre quel sauro, il quale non suole volere correre. [19] Hora non posso confortarlo tanto che basti, perché è disperato in tutto, et apena che posso ritenerlo, ch'el non si metta in camino per venire a Mantoa, senza aspettare altro aviso da vostra ex., la quale pur se dignarà farmi intendere ciò che ella vole ch'el faccia.
[20] La dominica di sera in castello li sanesi fecero una morescha, nel cortile assai bella, la quale fu di questa sorte, che poi che fu notte, li moreschanti che erano otto giovani sanesi vennero in castello accompagnati, da circa cinquanta servitori tutti in giuppone di raso, e calze ad una certa loro livrea, e gran torze in mano et così se misero nel cortile dil castello et allargorno uno pavaglione di raso berrettino, sotto il quale erano li moreschanti. [21] El pp. stava con molti altri S.ori alle finestre, che rispondono sopra il cortile. La morescha fu di questa sorte che prima uscì una donna, la quale con certe stantie in octava rima pregò Venere che gli volesse dare uno amante degno, e, così detto, se ne tornò. [22] Dipoi a suono di tamburino cominciò dal pavaglione uscire, la morescha, che era otto heremiti li quali in habito griso ballando, se menavano in meggio incatenato uno Amore. [23] Et così, poi che hebbeno ballato uno poco, si fermorno e cominciorno a parlare, e dissero che questo era quello inimico del mondo, che faceva tutti e mali et però lo voleano castigare; et qui ognuno col suo bastone ballando, ballando cominciorno a darli, e lui ballando, a parare con la pharetra perché quelli heremiti gli haveano tolto l'arco. [24] Ballato alquanto questo Amore, se inginochiò, e fece una oratione a Venere sua matre, pregandola che lo liberasse dalle mani, di costoro. Et così fece per due volte. In ultimo comparse Venere la quale mandò quella donna che l'havea pregata che li desse lo amante degno, per vedere de ingannare questi heremiti, et essa accostatasi a loro li diede a bere, un certo liquore che li fece dormire. [25] Et così poi, subito scatenò Amore, et gli rese l'arco et i strali, e tutti li suoi ordegni, onde cominciò a saettare questi poveri frati, li quali svegliati si lamentavano forte, et pur ballavano intorno ad Amore, tutti innamorati di quella donna, alla quale cominciorno a dire parole amorose, et essa, a loro. [26] In ultimo li pregò a dimostrare il valor suo, accioché essa potesse conoscere s'elli erano degni dil suo amore, onde essi buttata via la schiavina, restarono giovani ben vestiti in habito de galanti, e cominciorno a ballare un'altra volta la morescha, al fin della quale, la donna gli pregò che se mostrassero quanto valevano in arme. [27] E così presero una spada da due mani per uno, et fecero una bella morescha con quelle. Apresso tolsero una targa da pugno, con la spada da una mano, et fecero l'altra morescha, nella quale se ammazorno tutti excetto che uno el quale fu l'amante di quella donna. Et così fu finita la festa, assai bella invero.
[28] Il lune al tardo, N. S.ore venne in pallazzo e vidde correre li somari, al consueto. Doppo la sera, venne a basar li piedi di S. S.tità el figliolo dil Conte di Capra, e la moglie qual fu figliola del gra cap.no et con essi era il S.or Don Giovanni Emanuel, et quasi tutti li spagnoli che sono in Roma, et statosi con S. S.tità per un terzo d'hora, se ritornarono a casa; vengono di Spagna, et vannosi al Reame, al stato loro. [29] Fatto questo, N. S.ore se ne andò alle stantie di Mons. R.mo Cibò, et in quella sala era preparata una bella scena, nella quale se recitò una comedia non troppo bella. [30] Popolo assai vi era, molti car.li con Sua S.tità e corteggiani, e corteggiane. Eravi anchor la S.ra marchesa di Massa, e la figliola che è moglie dil S.or Lorenzo Cibò, et una altra sua sorella non maritata, la moglie dil conte Hanibal Rangone et la moglie dil conte di Luna, sorella dil car.le Salviati, e tutte queste con le loro dongielle. [31] La comedia durò assai che fu insino apresso alle VJ hore, poi il pp. venne a cena . Con S. S.tità mangiorno circa XIJ car.li, e quelle madonne, ciò è la marchesa di Massa, e le altre con essa nominate. [32] Heri che fu il dì de carnevale, N. S.ore andò a vedere correre le bufale ad una finestra, sopra la porta della Guardia. Il corso fu secondo il consueto. La sera havemmo un'altra comedia, della medema sorte, ciò è non miglior della prima. L'apparato, è molto bello, le comedie non bone, li recitatori mediocri. [33] Queste sono state le feste dil carneval di Roma, le quali io scrivo freddamente perché esse ancor invero non sono state molto calde. In qualche luoco per Roma, sonnosi ammazati thori, come in agone, et inanti casa de' Medici, ma non è intravenuto cosa alchuna memorabile. Questa mattina, el papa è andato in capella secondo il consueto.
[34] Circa le nuove ch'io posso scrivere a Vostra Ex., il più consiste nella venuta di questi spagnoli, li quali pur vengono inanti, ma fanno pochissimo viaggio perché molti dì sono erano a Lanciano, et ancor non son gionti al Tronto, benché per le prime lettere, credo che se intenderà che vi siano. [35] Nel passare in qua pare che habbino sacheggiato il Guasto; estimano alchuni che sia stato ordine di don Ugo di Moncada, per mecterli in diffidentia dil marchese di Peschara, et per fare disordine, perché come se dice, se trova malissimo contento dello Imperatore et dil viceré, parendoli esser mal remunerato delle fatiche fatte alli Gerbi. [36] Contro questi spagnoli non è altro ch'el S.or Giohanino de' Medici, la persona dil quale non so per hora apunto ove si trovi, et il conte Guido Rangone il quale è a Fermo, et ha havuto ordine di fare mille fanti, e con questo, è fatto cap.no generale de tutte le fanterie di N. S.ore. Sonnosi mandati ancor denari in qualch'altro loco della Marcha, per far fanti, se bisogneranno. [37] N. S.ore pur ancor tenta, se questi spagnoli vogliono pigliar denari da S. S.tità, et è in oppenione che debbano farlo, tanto più, perché hanno fatto uno colonello solo, el quale tutti obediscono, et dicesi che è homo da bene, et discreto, et però S. S.tità pensa più facilmente poter tirarlo alle sue voglie non havendo, a negotiare con più che con uno. Questo colonello si chiama Manriches.
[38] La intentione di N. S.ore credo sia far guardare ben le terre, e temporeggiare un poco et non potendo dissolvere questi spagnoli altramente fare venire li svizeri alli quali credo che a quest'hora, sia datto ordine che venghino alla summa di sei milia. [39] Credo che vostra ex.tia potrà per adesso ringratiare il conte di Lodron, senza farli altramente instantia che per hora intertenga quelli lanzchenech, perché parmi che il pp. habbia volto l'animo alli svizeri.
[40] Della cosa di Vostra Ex. el termine datomi da N. S.ore si comincia a proximare e tengo per certo ch'el non passerà ch'el non s'habbia la speditione dil tutto et io non mancherò di sollicitarla più che potrò. [41] Et questi movimenti anchor che siano contrarij per un conto che è quello dil denaro, che era già apparechiato, sono propitij, per un altro, che è conoscere il pp. il bisogno che ha di vostra ex.tia.
[42] Li avisi che quella m'ha mandati et dalla corte di Francia et di Fiandra, et da Venetia e da Milano tutti sono stati a proposito, et sommene valuto di quelli che potevano giovare.
Altro non mi occorre. A vostra ex. baso le mani, et in bona gratia mi rac.do.
In Roma, al primo di quattragesima, 1521.
Di V. S. Ill.ma
Fidel Servitor
Bald. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.or et Patron mio, il S.or Marchese di Mantoa


Missiva non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 57-61.