494. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 26 gennaio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.ore et Patron mio. [1] Hoggi che siamo alli XXVJ, ho ricevuto dui mazzi di lettere di vostra ex., l'uno di XIIIJ, l'altro di XX, et sono restato contento assai, per haver havuto resposta delle mie di 5, perché come la vederà, per le mie di XXIIIJ io stavo in grandissimo dubio che non si fosse smarito un plico di lettere, da Mantoa a qui. [2] Della tardità il Bugatto me ne fa scusa con una sua lettera. Io non mancherò di sollicitare il maestro delle poste qui, che usi diligentia in fare che venghino presto.
[3] Circa il resto che vostra ex. mi scrive, dil sollicitare il negotio, non dirò altro, se non ch'io ho grand.ma compassione a quella, et molto bene me imagino, dal mio fastidio, quanto sia il suo, il quale è tanto maggior del mio, quanto che essa per esser lontana, non può cusì vedere li andamenti di giorno in giorno, et d'hora in hora, come ved'io, et consequentemente non può essere così certa, come me presummo di essere io, della buona espeditione dil negotio. [4] Sì che, S.or mio, vostra ex. stia di buona voglia, né si maravigli, perché molte cose de molto minor importantia che non è questa, si sono governate con molto maior longhezza che non serà la nostra, et massimamente con N. S.re. [5] Basta, che più non vi è scrupulo alc.o, et vostra ex. presto ne serà consolata sopra di me.
[6] M. Pietro Ardinghello ringratia vostra ex. della congratulatione ch'io gli ho fatta a nome suo del figliol maschio, et oltre a quello che gli è figliozzo, a cui ha posto nome Leonfederico, dedica tutti gli altri, con le facultà et gli amici et se stesso a perpetua servitù di quella, et non mancherà di servirla, massimamente in questo caso.
[7] Per le altre mie vostra ex. harà inteso come N. S.re partì, et andò a Palo. Hora si tiene che Sua S.tità debba essere marte o mercore proximo che viene in Roma. Alla venuta di Sua B.ne, m. Pietro et io non mancharemo di fare quella opera che si deve, et spero che a questa volta ne traremo el fine. [8] Et per amor di Dio V. ex. non creda, che se li manchi punto. Il dì determinato, non posso io scriver per questa, ma spero che subito che harò parlato a N. S.re lo potrò scrivere, et scriveròllo.
[9] Ringratio V. Ex. della copia ch'ella mi fa delli avisi di Francia et di Venetia delli quali anchor in qualche parte me servirò con N. S.re, benché per le altre mie habbia avisato a vostra ex., del mio iuditio sopra queste cose, nel quale ogni dì più mi confirmo, et penso che quella ne vederà gli effetti.
[10] Mons. R.mo et Ill.mo de' Medici, andò con N. S.re a Palo, et de lì andaràssene a Firenze senza tornare a Roma, però io non li potrò parlare circa la cosa di M. Giovanludovico da Gonz.a, secondo che vostra ex. mi commanda; et quando li potessi ben parlare, non so s'el se ne cavasse molto frutto: perché questo Ghisleri strilla fino al cielo, et dice havere le sue raggioni chiariss.me et dimanda iustitia, la quale el PP. male gli può negare. [11] Certissimo è, che S. S.tità et così mons. R.mo de' Medici, haverebbeno charo, che la cosa pigliasse assetto, con manco danno di m. Giovanl.co che fosse poss.le; ma non venerebbono mai a questi particulari, de dire al Ghisleri, che si contentasse delli tredice milia duccati, dicendo lui, come dice, che questo gli è gravissimo danno, et facendo instantia al pp. che non li voglia torre le sue ragioni. [12] Et però, forsi non serebbe stato male, che questo Governatore di Bologna havesse presa la cosa et tractatola, et sapendo che il pp. desiderasse ch'ella pigliasse assetto con satisfatione dil Ghisleri, et con minor danno di M. Io. L.co, che fosse possibile. [13] Il che a me sarebbe bastato l'animo di fare. Il pp. gli harebbe fatto intendere, serebbe stato buon mezzo di terminarla, et da Mantoa a Bolog.a ogni giorno, sarebbono potuto venire persone a tractare la cosa, il che non si può così far qui. [14] Et quando il Governatore havesse scritto al pp. che il defetto venisse dal Ghisleri, a lui sarebbe stato creduto più che a me. [15] Intendo anchor che il p.to Governatore fa assai professione di essere servitore di vostra ex., pur dil tutto io mi rimetto et farò quello che essa mi commandarà, aspettando ch'ella me ne avisi, perché essendosi partito Mons.re R.mo d'i Medici, non parlerò altrim.ti di questa cosa, la quale certo è, che bisogna che habbi fine a qualche modo. [16] Et a me dispiace, perché costui si lamenta et dice non poter conseguire iustitia a Mantoa.
Altro non mi occorre, se non che a V. Ex. baso le mani et in buona gratia sua humilm.te mi rac.do.
In Roma, alli XXVJ di Gen. MDXXI.
De V. Ex.tia
Fidel Servitor
Bal. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r et Patron mio, il S.or marchese di Mantoa etc.

[17] Postscripta. Mons.re R.mo Colonna si raccomanda molto a vostra ex., et havendoli io a questi dì passati fatto sapere che quella desiderava havere quel ritratto di mano di Raphaello, a Sua S.ria R.ma è parso mandarlo, et così lo manda et io penso ch'el serà presto a Mantua. [18] Et vostra ex.tia bisognerà pagarlo, perché secondo mi pare, el p.to S.or car.le ricercherà quella d'un paro de falconi, li quali, dandoli vostra ex., seranno benissimo collocati, perché invero el p.to S.ore e tutta la casa sua, è afficionatissima di quella, et io ho conosciuto S. S. R.ma promptissima in questo negotio di vostra ex. con N. S.ore et sommene servito molto bene, quando è bisognato, con lo Amb.re di Spagna a questo effetto.
[19] Io non mancherò, la giornata dil corso delli barbari, fare quanto vostra ex. per l'altre sue mi commanda. Zuchone barbarescadore mi fa intendere li monaci di San Paulo non gli haver voluto, o potuto dare alloggiamento: per hora alloggia in casa del S.or Giohanino, dove, secondo ch'el mi dice, è benissimo visto. [20] Vostra ex. se degni avisarmi l'ordine ch'el haverà da tenere, passato che serà la giornata di questo corso, o de venire in Lombardia o se vostra ex. volesse servirsene a Firenze, per San Giohanni, dove l'habbia da stare insino a quel tempo.
[21] Il S.or Camillo da Sermoneta, el quale, come io scrissi a questi dì passati a vostra ex., è stato in travaglio con alchuni suoi parenti, molto si racco.da et basa le mani di quella. [22] Et per haver inteso che a Mantoa è stato un S.ore Pietro Gaetano suo cugino, dal quale si presumme haver havuto la maior parte di questo fastidio, mi ha pregato, ch'io supplichi a vostra ex. da parte sua ch'ella se degni farli intendere, se costui l'ha ricercata di cosa alchuna contra di lui. [23] Il S.or Camillo è molto gentile, et fa gran professione de mantenere con vostra ex. la servitù che haveva suo patre col S.or vostro patre di felice mem., però quella se degni farmi intendere ciò che gli ho da respondere.
[24] Per le altre mie scrissi a vostra ex., quello che mi occorreva circa la cosa di M. Giovanl.co da Gonz.a col Ghisleri, et pareami che la offerta che vostra ex. faceva per la sua lettera, de dare XIJ.m ducati in beni, et mille in denari al p.to Ghisleri, reservando le raggion sue contra gli altri fideiussori, fosse honesto partito. [25] Et bench'io non ne havesse potuto parlare al R.mo de' Medici per esser partito, ne havevo parlato a qualche altro, che haveria potuto adoperarsi in questo, benché però non conoscevo el meglior mezzo del Governatore di Bologna. [26] Il quale, et per l'offitio suo, et per l'authorità che ha con Mons.re R.mo et la servitù che dimostra a vostra ex. forsi serebbe stato optimo meggio per assettar questa cosa, della quale il pp., et mons.re de' Medici già sono quasi affastiditi. Et però non si può così disputarla nanti a loro, come si farebbe nanti ad uno iudice privato. [27] Hora per la lettera di vostra ex. di XXIIJ dil presente, intendo la offerta dello Ill. S.or Federico, et Conte Alex.ro, la quale credo che non serà accettata, dal Ghisleri, perché lui dice havere le sue sentenze chiare del credito che ha, sì della sorte, come delli interessi, et ogni dì o manda messi, o scrive, e dimanda iustitia al pp., la qual cosa, S. S.tità vorrebbe che gli fosse fatta. [28] Laudo ch'el si mandi un dottore a Bolog.a et presto, acioché paia che si faccia conto di questa cosa, et se possibil è, ch'ella se acquieti di modo che questo Ghisleri non possi più dire, de non potere conseguire iustitia a Mantoa.
[29] Altro non mi occorre scrivere a vostra ex., se non che a quella basando le mani in buona gratia mi racc.do. Come nelle lettere. El medesimo Servitor di V. Ex.tia


Allo Ill.mo et Ex.mo S.r et Patron mio, il S.or marchese di Mantoa etc.


Missiva non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 25-28.