483. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Gian Giacomo

Roma (RM), 9 gennaio 1521

Compatre mio honor. [1] Alla vostra de XXIX, et alla de li IJ, non mi ocorre escusarmi de la negligentia, perché penso pur che vi siano venute tante mie che lo Ill.mo S.r nostro debba restar satisfatto almen del scrivere, se non d'altro.
[2] Ho ricevuti li denari dal homo de la S.ra D.ssa qui, ciò è 93 d'oro larghi: e circa questo non dirò altro. Non manco anchor di osservare li andamenti del Folenghino, per vedere di sapere la partita di questo Platina; ma io mi accorgo che lui si guarda molto da me, et talhor, viene quasi a spiare. Ma credo che in ult.o si troverà freddo. [3] El cavallaro che ha portato l'anello potea restare a Mantua, perché nel plico de le lettere potevasi sicurmente mettere l'anello. Et hora questo bon homo di Gasparro è intrato in gelosia, ch'el non sia per correre con la nova che lui aspetta. [4] Ma in vero poi che Gasparro è stato tanto qui, io penso pur de mandar lui, e non mi occorrendo altro, penso di fare ritornare questo cavallaro a giornate. Pur aspettarò dui o tre dì.
[5] De li avisi che ha la Ex.tia del S.r nostro da Venetia, ho piacere intenderli, ma spero che serano freddi e secchi, così come sono con poca raggione. [6] E se non mi confidassi de non esser in tutto in tutto matto, starei in fastidio, ma ho speranza che pur presto ne usciremo: ma chi conosce il modo di questi negocij, non se ne maraviglia tanto.
[7] Io non manco de sollicitar Strassino, il quale credo che virà ogni modo: ma io vorrei ch'el venisse presto, acciò che lo Ill.mo S.r nostro potesse goderlo più, et esso è un dapoco. Io ancor li do un roncino; quello che obsta un poco, è ch'el ha una sua sorella, la quale sta in punto di morte, e lui vorrebbe vederne el fine, p.a che partisse. [8] Non mancherò de sollicitarlo, e quando pur el non venisse, farrei scrivervi che mettesti a mio cunto, quelli 25 ducati perch'io ho ben speso molto più. Pur spero ch'el virà.
[9] Circa la cosa mia che scrive el Grossino per monsig.r de Tarbes, el serà necessario che S. S. non solamente stia senza li mei denari, ma che ancor lassi quella abbatia che è peggio: per ch'el pp. l'à conferita al Car.le de Cortona, e monsig.r de Tarbes non gli ha raggione alcuna, se non de una reserva la quale non si estende a beneficij concistoriali, come questo, e ne la collatione de Cortona, è derrogato al tutto. [10] Però prègovi supplicate allo Ill.mo S.r nostro che Sua Ex.tia sia contenta che scriviate in nome suo al Grossino, ch'io ho inteso il tutto, e che sono a Roma, et a che effetto, et ch'el PP. mi ha fatto acordare con Monsig.r R.mo Cortona, al quale ha conferrita la abbatia. [11] E che se pur Monsig.r di Tarbes operarà di modo che la abbatia resti a S. S.ria io non mancherò di fare il debito mio, ma che fra tanto, io non voglio paghare a dui, e che questa è la risposta ch'io ho scritta da Roma.
Altro non dirò se non che a voi sempre mi offero e raco.do, e confòrtovi a star di bona voglia.In Roma, alli IX de Genaro MDXXJ.
Compatre e come Fratello
B. Casti. ||

Al M.co mio compatre, et come fratello hon. m. Giovaniacomo Calandra, castellano et ‹Secretario marc›hionale ??r??tc. In Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 8-10.