482. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 8 gennaio 1521

Ill.mo S.r mio. [1] V. Ex.tia faràssi ex.te nella virtù della patientia con la tardità di questa nostra espeditione, ma quella stij sicura ch'el fine serà bono, e presto, e quelli che la avisano altramente restaranno inganati.
[2] Li avisi de li fanti spagnoli che vengono in qua sono varij, ma la verità è quella ch'io li ho scritta, e gente d'armi del Reame non si moveno punto, né Cap.no alcuno. E s'el PP. volesse questi spagnoli serebbono hormai più vicini che non sono. [3] Né è da credere ch'el PP. volesse adesso più presto le force di Spagna che di Franza, che questo non serebbe altro che mostrarsi inimico di Franza alla scoperta, il che V. Ex.tia credo non vederà mai.
[4] Li pensieri intrinsechi delle persone non si possono già vedere, ma io dico ben per molte coniecture, et infinite raggioni, che [se] Salve potesse dar la impresa contra] Neque, non [la dovrebbe] fare, e forsi [non la faria]. Ma dico ancor questo che [non la pò fare, se volesse]. [5] E molte cose se possono dire, che non si possono scrivere: ma [faccia pur] Neque [che] Parens li vadi] de [bone gambe], che qui consiste il tutto. E Dio sa [se] Salve [ge ne facess]'instantia, come [andrebbe la cosa]. [6] Ma [ben] Neque mostra [molta difidentia], la quale non so come sia a proposito, perché [al papa] pare segno di mala voluntà, e che a.llui se dia [qualche infamia]. Ma V. Ex.tia vederà che questi toni reusciranno in niente.
Altro non dirò se non che baso le mani de V. Ex.tia mille volte.
Come ne la lettera
Il medesimo fidelissimo
Servitore

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, c. 9.