481. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 8 gennaio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.r et Patron mio. [1] Heri hebbi la lettera di Vostra Ex.tia dil secondo di questo, nella quale mi avisa non haver havuto mie lettere, doppo quelle di XXII. [2] Credo, che a quest'hora la ne haverà havuto che pur io ho scritto alli XXIX del passato, et al primo, et alli 5 di questo et assai longhe lettere, ma non mi maraviglio che vostra ex. habbia questo desiderio, che hormai io anchor, ne sento tanto fastidio, quanto non saprei né potrei mai dire. [3] Ma bisogna tollerarlo con speranza che presto se ne habbia a vedere el fine desiderato. Il che serà ogni modo.
[4] Credo che Mons.re di Lautrech, habbia aviso da S. Marseo del progresso delle cose di V. Ex. perché il pp. gli ha detto di sua bocha haver conclusa questa condotta et medesimamente l'ha detto allo Amb.re di Spagna: sì che Sua S.tità non si cura molto che si dica, o no. [5] Ma la dilatione si è perché il pp. vuole publicarlo solemnemente, et in quel punto dare li denari: la qual cosa spero io che serà presto. Et quelli che avisano V. Ex. altramente, spero che resteranno ingannati; pur è buono intendere ognuno. [6] Ma io, se questa cosa andasse in sinistro non oserei di credere esser vivo. Io non manco di quella sollicitudine che mi pare poter fare modestamente, et s'io vedessi qualche dubbio non scriverei come scrivo.
[7] Hoggi è gionto Modesto cavallaro, con quello che Vostra Ex. me avisa, il che anchor serà a tempo, come il resto, perché dimani mecteremo in exequtione ogni cosa.
[8] N.ro S.re ha havuto certi avisi del soldano novo, li quali forsi anchor seranno venuti a Vostra Ex. da Venetia; pur non ho voluto restare de mandargli.
[9] Io ho parlato allo Ill. S.or Alberto secondo che V. ex. mi scrive et ringratiatolo dell'opera fatta anchor senza esser stato ricerchato. Et qui gli ho fatto molte offerte da parte di Vostra Ex., dicendoli anchor che essa nella lettera che me scrive, mostra maravigliarsi de quella parola "senza esser ricerchato" perché pur si raccorda che al principio io li scrissi, haver parlato al p.to S.or Alberto et pregatolo da parte di quella, ch'el volesse esser propitio a questo negotio et S. S.ria havermelo promesso largamente, come è vero. [10] Il S.or Alberto mi rispose che la lettera sua era stata mal intesa, et che lui havea detto haver fatto opere in questo negotio per vostra ex., come era per fare sempre in tutte le cose, che conoscesse esser utile et honor suo, senza aspettare di essere ricerchato. [11] Et qui S. S.ria mi replicò, molto amorevolmente, il desiderio che havea di far servitio a V. Ex. della qual cosa non li parea dover aspettar ringratiamenti, atteso che faceva quello che era debitor di fare.
[12] Mons.re R.mo Cornaro, m'ha pregato ch'io lo racc.di a Vostra Ex., et perché S. S. R.ma ama molto un gentilhuomo vigentino che si chiama m. Gottifredo da Sesso, el quale è stato longamente col S.or Bartholomeo da Alviano et è homo da bene, et valente, supp.ca quella, che se degni a complacentia sua accettarlo per gentilhuomo. [13] Succedendo la cosa, come S. S. R.ma et hormai tutti li altri qui la tengono per fatta, quella mi avisarà ciò che la vole ch'io li risponda. Certo è che Mons.re R.mo Cornaro merita esser compiacciuto, dove si possa, per essere quello S.re che è.
[14] Il Principe di Bisignano, qui se tiene che sia maritato con una figliola di M.na Felice, con bonissima dota. Non ho inteso la quantità, ma la cosa è secreta.
[15] Quelli spagnoli che erano con Don Ugo di Moncada su l'armata, sono dismontati in Calavria affammati e dicono dovere haver X paghe et hanno comminciato andare per il Reame, mangiando et sacheggiando. [16] Il Vice Re ha scritto al pp. che lui non può pagarli, né obviarli, et supp.ca S. S.tità che per charità, sia contenta farli qualche provisione, tanto che se acquetino, che lui non ha il modo. [17] Il pp. l'ha havuto per male, parendoli che la cosa sappia di barreria, et dubita che se gli dà denari, secondo che si‹en›o duomilia, non diventino quattro, e pur non restino di rubbare, et pensa più presto de obstargli, che di darli cosa alchuna. [18] Et perché costoro dicesi che vengono alla volta de qua et hanno certi legni, pensasi che piglino il camino della Marcha. Il pp. ha ordinato che tutte le genti vadino a quella volta, et così anderanno presto.
Altro non mi occorre, se non che a Vostra Ex. basando le mani in buona gratia mi raccommando.
In Roma alli VIIJ di Gen. MDXXJ.
Havendo scritto in sin qui, ho parlato a Nostro S.re perché conoscho che S. S.tà ha qualche fastidio de questi spagnoli, e dittoli che se V. Ex.tia havesse la compagnia fatta, che S. S.tà non harebbe questo fastidio, perché la Ex.tia Vostra andarebbe in persona, e serebbe presto sul loco del bisogno, e solamente con la riputatione li faria andar in fummo. S. S.tà mi ha risposto ch'io non dubiti che presto presto la espeditione serà in punto. Io li replicai che non lo dicevo per sollicitare S. S.tà ma perché desideravo che in questi principij V. Ex.tia havesse modo di fare qualche faccione per servitio di S. B.ne. Mi replicò, che presto presto presto, se darebbe fine al tutto.
Di novo a V. Ex.tia baso le mani. ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r, et Patron mio, il S.r marchese di Mantua etc.


Missiva non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 6-7.