479. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 5 gennaio 1521

Ill.mo et Ex.mo S.re e Patron mio. [1] Ho ricevute le lettere de V. Ex.tia de XXVIJ in risposta de le mie de XIX, e de XXIJ, e resto consolatissimo intendendo che quella se contenti de le actioni mie. E di questo non voglio dir altro, se non che in esse possono mancare tutte le parti excetto che la fede et affectione.
[2] Subito ricevute le lettere, fui a Nostro S.re e feci intendere a S. S.tà la risposta ch'io havevo circa quanto havevo scritto apertinente a Cesare, e che V. Ex.tia mi comandava ch'io comunichasse il tutto con S. S.tà e se a quella parea, ch'io mutasse, alterasse, la risposta secondo che quella mi ordinaria. [3] E li basai li piedi che la havesse consentito che la cosa si fosse publicata allo ambasciator di Spagna, contra il suo p.o prosuposto e deliberatione. E li feci leggere quella parte de la lettera, per dare ancor un poco de stimulo alla espeditione che aspettiamo.
[4] Nostro S.re aprobò il tutto, e disse che era scritto prudentissimamente, e ch'io mo' dovesse fare il medesimo con parole col ambasciatore, e fare intendere a S. S.ria che per quanto io potevo comprhendere, S. S.tà era dispositissima a Cesare, e procurava solamente il bene, la pace, e quiete de Italia, e che la condotta di V. Ex.tia non era se non a proposito di Sua M.tà e molte altre cose. [5] Il discorso fu longhissimo, né a me parve mai ch'el PP. se mi alargasse tanto quanto fece alhora, e sempre mostrando grand.ma satisfacione d'haver fatto questa condotta, e dirmi che francesi erano stati contrarijssimi, allegando V. Ex.tia esser un putto, et haver un cio et un cognato tali, e che quella così haverebbe servito S. S.tà con le 50 lance, come servia al X.mo, e molte altre tali goffe raggioni, alle quali il PP. ha sempre risposto opportunamente, secondo che S. S.tà mi disse. Et io in quel ragionamento li dissi quello che mi occorse. [6] Tra l'altre cose il PP. mi disse che la casa di V. Ex.tia era sempre stata patrona de la sua, e che poi il diavolo se gli era intromesso per guastare in un punto quello che si era fatto in molti anni, e che adesso ringratiava Dio che li dava occasione de guadagnare quello che havea perduto. [7] Io pur li dissi sop.a questo molte cose, al poco iudicio mio, a proposito, e conobbi che Nostro S.re Dio mi dava alhor un poco più di spirito e di forza ne la lingua, che non è il mio ordinario. Ma invero S.r mio se a questa volta io me inganassi, discrederei di tutto quello che veggo, non che di quello che odo.8Nostro S.r mostra tanto amore a V. Ex.tia quanto a figliolo, e per tale la nomina, e giurami che poco li manca di haver insieme tutti li denari del quartero, e che subito me li darà, e publicaremo la cosa. [9] Io aspetto questo come la sentenza de la mia vita, de la qual cosa però invero non dubito. Io penso de pigliar li denari per legar la posta, come chi gioca a primera: dipoi parlare de le stantie, ne le quali dubito che haremo qualche difficultà, per esser il stato de la chiesa occupatissimo de soldati. Pur cominciaremo col denaro, poi seguitaremo al resto, et avisarò V. Ex.tia di quello che mi parerà.
[10] Tornando al proposito io me ne andai al S.r D. Giohanni il quale invero credo che sia amico e servitor di V. Ex.tia, et in sé, homo bene, e datoli la sua lettera, e quella de lo Imperatore li esposi la mia credenza e faceli ancor leggere la lettera, e fu quasi un replicare le mie medesime parole, e le sue dal altro giorno. [11] E la conclusione fu questa che in ogni modo Vostra Ex.tia non volendo dimandar licentia dovea almen farlo intendere; e che se li antecessori di V. Ex.tia non l'hanno fatto, è stato colpa de li Imperatori passati, ma che S. S.ria non mancherà di far tutti quelli boni officij che potrà, e che è bon servitore di V. Ex.tia, e che quando non cerchasse ogni via e modo de servirla, che serebbe discortese e villano. [12] E così in vero credo che farà. E circa questo non mi occorre dir altro, se non che ne la conclusione o publicatione di questa cosa, sta il tacere et acquetarsi ognuno e Franza e Spagna.
[13] Il PP. mi disse che francesi faceano, o vero haveano fatto, questa difficultà per vera invidia, e che haveano instato estremamente di questo loco per il Duca d'Albania, o monsig.r del Escù.
[14] Io spero pur presto scrivere a V. Ex.tia la espeditione, la quale tanto mi preme, che mi pare più grave a portare che una soma de piombo.
[15] Nove qua non havemo. Io ho comunichate alcune di quelle che V. Ex.tia mi scrive a Nostro S.re; Sua S.tà le ha haute chare, ma dice che Fonsecha non è stato in Franza, ma che a quest'hora è gionto in Flandra. [16] Hami ancor detto S. S.tà che impossibil è che presto non si vegga, ciò che si ha da credere de le cose de lo Imperatore, el quale se presto non se dimostra, pensa che habbia a dormire un gran tempo.
[17] Io son stato per fare quello officio che V. Ex.tia mi comanda con lo Ill. S.r Alberto, ma S. S. è tanto difficile alle audientie, che per ancor non ho potuto parlarli. E certo in sino al principio pregai S. S.ria che volesse esser propitio a questa cosa, e così me lo promise. Et in vero Nostro S.r mi ha fatto testimonio ch'el prefato S.re ha confortato Sua S.tà a farla.
[18] M. P. Ardinghello basa le mani di V. Ex.tia de la memoria che la tiene di lui, havendo hauto memoria di mandarli la carta di procura in me, la quale è venuta a tempo, perché heri mattina li nacque un figliol maschio, il qual serà figliozzo, e servitor di V. Ex.tia. Penso ancor ch'el cavallaro serà qui, p.a ch'el si batteggia. [19] Esso M. P. supp.ca V. Ex.tia che voglia far scrivere una lettera al R.mo Campeggio inanti al quale pende una sua causa, e la lettera sia in credenza mia, et ancor contenga particularmente qualche racomendationi de la causa de M. Petro Ardingello a S. S.ria R.ma, come io più particularmente li narrerò. [20] Non mancherò di fare per M. Federico Guerero, col R.mo Salviati ogni cosa a me possibile, come esso medemo potrà vedere.
Baso le mani a V. Ex.tia de li avisi che la mi comunicha da Venetia, alli quali non credo compitamente, per le raggioni che già ho scritte a quella e stomi sul mio p.o iudicio, e di novo ribasandole in bona gratia humilmente mi raco.do.
In Roma, alli V de Genaro MDXXJ.
Fi. Servitore
Baldesar Castiglione

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 865, cc. 3-4.