472. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 22 dicembre 1520

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Io vorrei scrivere a V. Ex.tia quello ch'io so che la aspetta con desiderio, e per ciò quelle cose che li potessino dar fastidio, s'io le posso rimediare, fàcciolo, senza scriverle: perché vorrei tormi tutti li affanni per me, che passano in q.to negocio, che in vero non son stati, né sono pochi, come poi (se Dio vorrà) ge ne dirò a boccha una parte, quando potrò, e lassare che V. Ex.tia solamente intendesse quello che li ha da dare satisfacione e piacere. [2] Per hora non posso manchare de fargli intendere una cosa, la quale, se Nostro S.r Dio non me gli havesse mostrato rimedio, scriverei con molto fastidio, qual è questa. [3] Molti dì sono ch'io intesi per via secretissima, che alcuni che studiavano con ogni ingegno disturbare la pratticha di V. Ex.tia, tra li altri mezzi, haveano usato quello di Spagna, facendo ch'el ambasciatore dicesse al papa, che S. S.tà mostrava manco rispetto a Cesare che al X.mo havendo ricerchato in questa condutta Franza per compagno, e non havendo pur fàttone intendere una parola a Spagna, e che serebbe bene per mostrare de farne caso, mostrare almen de consultarla seco. E tutto questo si facea per metterli tempo e dilatione. [4] La cosa, io la verificai, e fecila intendere al papa, el quale confessò ch'el ambasciatore li haveva dette quelle parole: et alhor Sua S.tà se acorse che erano dette a quello fine. Io seguitai el stringere la pratticha, come ho fatto sempre, con molti modi e vie, che non ho scritte a V. Ex.tia, che serebbe impossibile.
[5] Pochi dì sono, ho inteso ch'el ambasciatore pur di Spagna havea lettere credentiali a V. Ex.tia, e che me le volea dare con un protesto gagliardo, che quella non se aconciasse con alcun principe senza sua participatione. [6] Subito io lo feci intendere a Nostro S.re supplicando S. S.tà che rimediasse che questo non succedesse, perché questo serebbe con molto fastidio di V. Ex.tia e con poco honore di Sua S.tà. El papa rispose che non credeva che dovesse farlo per niente, e pur non se li rimediò altramente, per quanto io penso. [7] Quattro giorni sono, S. S.tà mi fece dire per M. P. nostro ch'el ambasciatore gli havea detto havere in comissione di farmi quella inhibitione, sotto lettere credentiali del re, e che S. S.tà gli havea risposto che guardasse bene, ch'el Imperatore non havea molti amici in Italia, e che questi erano modi da fargline haver molto meno. [8] E che se pur mi voleva parlare, sop.a questo, che mi parlasse non in forma de comandare, ma de exhortare, e pregare, come patre, et amorevolmente, non con austeritate. E mille altre parole di questa sorte, le quali non mi piacquero punto, e mi fecero molto attristare, di modo che la sera medesima, me ne andai a Nostro S.re e dolsemi assai di questo. [9] Sua S.tà me replicò el medesimo, ben però mostrandomi sempre stare saldo, e volere presto darmi la espeditione. Io li supplicai che rimediasse a questo, e li allegai, al parer mio molte raggioni, bone.
[10] Questa mattina è venuto a trovarme un homo del prefato ambasciatore, pregandomi da parte sua ch'io fosse contento andare hoggi insino a.llui, che havea bisogno de parlarmi. [11] Il che sentendo io mi turbai, senza mostrarlo però, e subito me ne andai a Nostro S.re e Dio mi concesse gratia che così subito hebbi ancor modo de parlarli, ancor ch'el fosse retirato in secreto. [12] E dissi a S. S.tà la ambasciata fattami, e ch'io sappeva de ciò ch'el mi volea parlare, e che al principio di questa pratticha io havevo detto a quella de la difficultà di Franza, e di quella di Spagna per cunto di V. Ex.tia, per haver lei dal X.mo la condutta, e l'ordine, e da Cesare le raggioni del feudo. [13] E che Sua S.tà havea promisso di fare ch'el X.mo non solamente se contentaria, ma che concorreria alla spesa, e che operaria, che Cesare scrivesse una lettera a V. Ex.tia dove la exhortasse e li desse licentia de servire a S. B.ne. [14] E che V. Ex.tia havendoli io scritto a questa ult.a parte mi havea risposto ch'el S.r suo patre (de felice memoria) havea servito al D.ca de Milano, alli S.ri venetiani, alla Chiesa, né mai havea dimandato licentia allo Imper.ore, e che V. Ex.tia non si tenea esser Marchese di Mantoa con minor libertà di quello che se fosser stati li altri soi antecessori. [15] E che per niente la non intendeva de mettere né sé, né li soi descendenti in questa obligatione, e però non voleva né dimandare né havere questa licentia, e che io sapendo già circa q.to la intentione sua, sapevo ancor certo che la risposta serebbe conforme, et in questa sententia. [16] Onde a V. Ex.tia ne nasceria estremo fastidio, essendo sforzato a respondere cosa che havesse forsi a despiacere a Cesare, ma molto più li dispiaceria, parendogli che la protectione di S. S.tà alla quale si è data in anima et in corpo senza riservo alcuno (come lei sa) aspettandone e securezza del stato, et exaltatione et acrescimento de authoritate e grandezza da ogni canto, li portasse servitute, e gravezza, e quelle obligationi che li soi passati mai più non haveano haute. [17] E che se la S.tà sua non defendeva la Ex.tia Vostra con parole in quelle cose che erano a beneficio de la Chiesa, e servitio di quella, mal la difenderebbe con le arme, ne li interessi del stato suo, come la prometteva per li capituli di fare, contra ciaschuno, e che questo era più caricho di Sua B.ne che di V. Ex.tia, perché s'el Imperatore cominciava a comandare a quella, e che lei lo ubidisse, potrebbe poi ancor comandargli de le altre cose, che non serebbeno servitio de Sua S.tà. [18] E per questo non lo dovea comportare, perché stando V. Ex.tia con quella (come fa) a.llei sta de comandargli e non ad altri, e che quando V. Ex.tia ricerchasse da lo Imperatore questa licentia raggionevolmente S. S.tà dovrebbe haverlo per male, e credere che la non fosse in tutto sua. [19] Ma che al parer mio, la cosa va al contrario, perché V. Ex.tia ha posto da canto tutti li rispetti de li altri prìncipi, et ha desiderio che tutti sappiano che lei si è data a S. B.ne senza riservo alcuno, et quella pare che tema a dirlo, et in tal modo li dà animo de usare questi termini.
[20] Io dissi ancor molte altre cose perché havevo un stimolo nel core che mi pungea troppo forte, e dubbio de mille cose, di modo che S. S.tà si risentì assai, e dissemi ch'io non dubitassi punto, e che quello che haveva detto voleva che fosse, e che la espeditione serebbe presto in punto, e che me farebbe restare contentissimo, con mille bone parole. [21] E replicando io che S. S.tà pigliasse adonque qualche rimedio mi disse ch'io vedessi quello che mi pareva, che lui lo farrebbe. [22] Io per cavarne el marzo, e vedere se gli era cosa ascosa, li dissi ch'el rimedio mi parea che andando io a parlare al S.r D. Giohanni, e facendomi lui questa inhibitione S. S.tà mi desse licentia ch'io li dicessi liberamente che la cosa era già fatta e stabilita e giurata col contratto da l'una banda e l'altra, e che più non potea tornar arietro, et in tal modo se li chiuderia la boccha. [23] El PP. stette un poco sospeso dicendomi che in verità, el tenerla ancor qualche giorni secreta, li metteria cunto; niente di meno, acciò che V. Ex.tia non havesse causa di dubitare, né star con fastidio, mi dava licentia ch'io la dicesse al S.r D. Giohanni, e li facessi intendere come la cosa non si poteva più rivocare, e come stava il tutto, e che Sua S.tà ancor lei ge lo confirmaria la p.a volta che li parlava. [24] E questo mi disse di bonissimo modo, e deliberatamente, di sorte che mi levò una montagna da dosso, e conobbi chiaro, che S. S.tà venia sincerissimamente; e parvemi havendo hauto questa licentia, haver guadagnato tutto quello ch'io dubitavo haver perso.
[25] E così in quello medesimo punto me ne venni verso casa del ambasciatore de Spagna, e parlai a S. S. mostrando non sapere a che fine m'havesse fatto ricerchare. [26] Esso con molto bona cera e bone parole, mi diede la qui alligata di Ces. a V. Ex.tia, dicendomi che credeva che non contenesse altro che credentia in lui, e che io dovevo racordarmi che questa estate mi havea parlato, facendomi intendere havere presentito che V. Ex.tia facea alcuni movimenti, e prattiche di guerra. [27] E che in sino a quella hora mi havea avertito ch'io dovessi scriverli che la non volesse pigliare partito senza consulta del Imperatore e ch'io gli havevo fatto vedere una lettera di V. Ex.tia in risposta di questo, ne la quale la mi diceva che di questo non era niente, e che havendo esso scritto allo Imperat.re questo, Sua M.tà gli havea replicato esser certificata che pur V. Ex.tia tentava partito. [28] E che sop.a ciò li mandava la presente lettera credentiale, ordinando a.llui che da parte sua li dovesse fare intendere, che molto amava V. Ex.tia, e lo tenea per molto bon amico e parente, e sapeva che la era bono imperiale, e però la pregava che volesse esser di quel bon animo verso Sua M.tà che era debito, e non pigliare partito alcuno senza sua saputa. E questo mi disse con molte parole, ma non in altra sustantia. [29] Io li risposi el meglio che seppi, e p.o, che questa estate, a me non havea mai detto che facesse intendere a V. Ex.tia che non pigliasse partito de la persona sua senza consulta di Cesare, ma solamente m'haveva parlato de quelli movimenti d'arme che se intendevano a Mantua. [30] E che così fosse, la lettera di V. Ex.tia in resposta a me, la quale io feci vedere a S. S. ne poteva esser bon testimonio, che non respondea se non a questo, e S. S. ne era restata satisfatta. Circa la presente lettera credentiale, et a quello che S. S. per vigor di essa me ordinava, io non mancherei de scrivere. [31] Ma che non poteva esser a tempo, perché la cosa in vero si era trattata molti giorni, ultimamente conclusa e stabilita e giurata da l'una parte e l'altra, e che non poteva tornare indrieto, e che è vero che a Nostro S.re era piacciuto tenerla secreta, credo per qualche suo raggionevole rispetto, ma che io sapevo ch'el amava Cesare e lo tenea come figliolo, e però pensava che a Sua S.tà non despiaceria ch'io li dicesse il tutto. [32] La qual cosa io ancor facevo molto voluntieri, per esser mia natura de dire voluntieri la verità, tanto più in questa cosa, la quale pensavo che V. Ex.tia havesse fatta di bon core per ogni rispetto, e tra li altri, parendoli che la potesse tornare in servitio di Cesare, al quale pensava essersi molto più acostata che non era, essendosi levata da Franza. [33] E qui mi alargai in dire del bon animo di V. Ex.tia verso Sua M.tà. Del haver trattato questo negocio senza participare con quella, li dissi la causa sopradetta, allegando li soi antecessori haver fatto el medesimo, bastandogli haver hauto quelli rispetti nelle capitulationi che se convengono al imperio, la qual cosa medesimamente essa ancor havea fatto.
[34] El S.r D. Giohanni parve che un poco se mutasse, e dissemi che del havermi detto de la consulta o no, questa estate passata, non volea disputar meco, perché io ero italiano e lui spagnolo, e però io potrei dire de non l'havere inteso. [35] Ma che lui non havea già inteso che la cosa fosse conclusa, ma che se se trattava, e che pensava che a Nostro S.re et allo Imperatore metteria bene che V. Ex.tia servisse al papa, a.llei stessa non sapea se mettesse bene. [36] E che l'imperator non havea per inimico el X.mo, né pensava far guerra ad alcuno, e Dio gratia era tanto gran principe che sperava che niuno la farebbe a.llui, e che de li antecessori di V. Ex.tia quelli che haveano fatto bene, li era caro, e se alcuni non lo haveano fatto, li despiacea, e che circa questo non occorreva dir altro, se non che lui havea fatto il debito suo, e che io mo' facessi el mio.
[37] Io li risposi che dappoi che havevo memoria, mi racordavo d'haver sempre fatto el debito mio, e che adesso ancor lo farei, e li antecessori di V. Ex.tia non erano mai manchati, e lei era per prima morire che fare mai altrimenti, e che la lettera io la mandarei, e scriverei quanto S. S. m'havea detto. Poco più, o meno parole dicessimo, e nel partire fossemo tutti dui con bona cera, et alegri, et amici.
[38] Prima ch'io andassi al ambasciatore havevo parlato a M. P. Ardingh. e dìttoli ciò ch'io volevo fare, e ciò che mi parea che facesse lui, et havendo scritto la metà di questa lettera, lui è venuto qui da me, et hami detto haver parlato a Nostro S.re molto a lungo. [39] El quale mostra restare satisfattissimo de quanto gli ho detto questa mattina, et haver singulare piacere che V. Ex.tia per servir Sua B.ne non habbia rispetto alcuno, con dire che quelli che haranno in animo di fare despiacere a V. Ex.tia, bisogneranno prima farlo a lei, e affirmandogli volere presto fare la nostra espeditione, la maior parte de' denari de la quale sono insieme. [40] E di questa cosa del ambasciatore S. S.tà non la cura molto, anci ha qualche oppinione, che siano maligni che cerchino per q.te vie disturbare la cosa: il che non è for de mia oppinione ancor, perché questa lettera potrebbe esser fatta in Roma. Pur sia come si voglia, certo è che in questa cosa ce sono stati molti adversarij, e grandi. [41] Ma spero in Dio che V. Ex.tia serà presto fora di questo fastidio, et harà raggionevolmente grande obligo al pp. il quale è sempre venuto bene, e questa mattina me ne ha chiarito, benché ancor me ne chiarì vedendo come Sua S.tà instantemente procurò el consenso di Franza, che quella era ottima scusa, e poi havendo fatto quello che gli ha, prima ch'el ambasciatore mi desse questa lettera; di modo ch'io spero che presto V. Ex.tia serà consolata.
[42] Quelli che imaginano che queste cose siano facili, vorrei che havessero penitentia degna de tal errore, e provassero un poco di che sanno queste vivande. Ma io mi faccio poco caso di loro, che mi pare che dichino baie come quelle di M. Ptolemeo, che hormai son troppo note; bastami che V. Ex.tia creda ch'io faccia quello ch'io so, e posso, e questo credo non mi manchi.
[43] V. Ex.tia vederà mo' ciò che li pare circa questa risposta allo Imperatore, ciò è se ha da esser credentiale nel S. D. Giohanni, o come. Serà bene forsi scrivere ancor al prefato S.r D. Giohanni in credentia mia, e scrivere a me una lettera ch'io li possa mostrare che sia amorevole verso S. S. et sommissa, e di bona servitù verso Cesare, facendo quelle scuse che paiono opportune, e pregando el prefato S. D. Giohanni a far boni officij come a V. Ex.tia parerà. [44] E quella potrà fare ancor che quello che andrà in Flandra per la investitura, sia premonito, se forsi li occorresse parlare sop.a questo proposito.
[45] La pollizza è presso di me, e non uscirà ch'io non ne habbia bon contracambio. M. P. Arding. scrive a V. Ex.tia, in risposta de la sua, il quale è stato, et è, tanto opportuno instrumento in questo negocio, che par che Dio a punto l'habbia mandato per servitio di quella. Altro non so che mi dire, se non che son for di me de troppo desiderio.
[46] Le maggior nove che siano qui, sono che tutta Spagna è in revolta, e tanto che non si pensa che sia possibil remediare senza la presentia del re. [47] Queste Comunitati hanno in campo da XV.m fanti e millecinquecento homini d'arme; dal altra banda è un altro exercito de li Grandi de Spagna, che forsi potriano far giornata. El gran contestabile pare che se adherisca alle Comunitati. Le chiese tutte sono sotto sop.a; ognuno in arme.
[49] A V. Ex.tia baso le mani et in bona gratia mi raco.do. [50] De una giostra fatta in Napoli, ne la quale el S.r Gio. Ant.o Caldora è stato morto da un Carazolo che era suo come fratello, e come el prefato Carozolo è andato alla matre del Caldora che non havea altro figliolo che quello, a dimandargli perdono, e pòrtoli una spada nuda che lo amazzasse per vendetta se gli piacea; e come un altro abbate Caraffa ha fatto alle coltellate d'acordo pur col prefato Carazolo, volendogli mantenere che era contento d'haver morto el Caldora, e 'l povero Caraffa è restato con otto ferrite, et a quest'hora credo morto, V. Ex.tia n'haverà credo aviso più particulare dal S. Giohan Tomasso Tucha. [51] Le cose del S.r de Sermoneta credo pigliaranno verso, perché questi S.ri Colonnesi, se gli sono intromessi, e prometteno far venire questi adversarij del ditto S.re a' piedi del PP. e rimettere in Sua B.ne le sue differentie.
Di novo a V. Ex.tia baso le mani et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XXIJ de X.bre MDXX.
V. Ex.tia tenghi pur per ancor secreta la cosa lì, ancor ch'el papa m'habbia dato licentia ch'io la dica al S.r D. Giohanni: che la conclusione, ciò è espedicione e publicatione non ponno andare in lungo.
De V. Ex.tia
Fidel Servo
Bal. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r mio il S.or marchese di Mantua etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, cc. 437-441.