467. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Roma (RM), 12 dicembre 1520

Mag.ca M.a mia Matre honor. [1] A questi dì ho ricevuto tre lettere di V. S. una de XXVIIJ de IX.bre l'altra d‹e› duj, l'altra de sette di questo; et io ho pur scritto una volta a M‹a›ntua, senza scrivere a V. S. perché quella sera, io ero troppo str‹accho›. [2] De quello che apertiene a ciò che mi haveva scritto M. Polise‹nna› mia sorella, V. S. se governi come la mi avisa, ciò è di aspetta‹re che› lei dica.
[3] De quelle robbe che forno della poverina ‹de› la mia consorte, non ne voglio scrivere più: dico solo che V. S. non le butti via per niente: il che so che la farà. Quella robba de veluto negro, quando non si trovasse da darla, se potrebbe tenere per casa; de l'altre V. S. se potrebbe governare secondo il parer de M.ro Ant.o sarto. [4] Non serebbe forsi male, scriverne a Milano a M.a Constanza con dire che la tenesse secreto di chi fossero queste robbe, et ancor a.llei scrivere che queste sono una parte de le robbe, che le altre se riservano in casa. [5] E forsi scrivere a Verona, a M.a Theodosia, a Bressa o Ferrara, secondo quelle persone che vi sono, a chi V. S. se confida de poter scrivere, et ordinar questa cosa. E fatto questo, cavarne più che si pò. Pur del tutto mi rimetto a V. S. che lei faccia ciò che la vole; e medemamente se potria scrivere di quella mia fodra. [6] Circa li apparamenti parmi che V. S. tratta un poco male li nostri de S.ta A‹gnese› che invero ancor che quella poverina dicesse qualche volta che la non vorr‹ia veni›r a S.ta Agnese, pur quando Dio vorrà che sia el fine della vi‹ta mia›, penso che li ossi mei stiano con li soi. [7] E per honor de' vivi, e satisfacion de' morti, un dì penso di fare rassettare quella capella de S.ta Agnese. Pur Nostro S.r Dio ce indrizarà lui a quel camino che li ‹p›iace.
[8] Circa lo dare a chi ‹deve› havere, V. S. sappia ch'io non ho al mondo maggior desiderio di quello, e pre‹go Dio› che mi conceda gratia di poter una volta racordarmi de non h‹aver› debito, e pur spero che serà. V. S. mi faccia avisare che denari ha hauti M. Alessio.
[9] Circa la venuta mia, V. S. non se ne pigli fastidio, perché invero non ‹è› male ch'io stia qui, per molti rispetti: che Dio sa con che core venirei adesso in quella casa. E spero che la stanza mia farà qualche bon frutto, più che l'altre volte: così piacesse a Dio che p.a non me ne fosse venuto tanto danno come è.
[10] Piacemi che Camillo stia bene, e sforzaròmi menarli un cavallino. V. S. lo faccia pur assuefare andar a scola, e lo basi per me, insieme con le puttine. Piacemi che V. S. acarezza quelli servitori, e se li tempi non fossero così invernali io mandarei per Pantaleone, ma penso, che mi risolverò presto, ciò è del star mio. [11] A quell'altro ancor essendo come V. S. mi scrive, non mancherò, e così a l'Orsina. Desidero sapere spesso de li mei cavalli, come stanno e come vanno, e ciò che è de le nostre cavalle, e se M. Alphonso ha mai mandato el mio Corteggiano.
[12] Non voglio esser più longo: la povera M.a Ors‹in›a mi ha scritto ch'io li avisi quanto ho speso nel suo confessionale, che me lo vol satisfare: sì che V. S. li pò far un rabuffo honesto.
Altro non dirò se non che a V. S. mi raco.do, pregandola mi raco.di a tutti li nostri.
In Roma, alli XIJ d‹e X.bre› MDXX.
Le alligate raco.do a V. ‹S. di› bon ricapito.
De V. S.
Ob. Fi.
B. Cast. ||

‹A›lla molto M.ca m.a mia matre ‹h›on., Aluysa Castigliona etc. In Mantua


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 288-289.