448. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 6 ottobre 1520

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Non ho scritto a questi dì a V. Ex.tia, aspettando haver qualche cosa de importantia, et ancor per essermi sentito un poco indisposto del stomaco, alla qual cosa li medici affermano esser molto contrario il scrivere. [2] Io ho pigliato certe medicine, che spero mi haranno giovato assai; pur la meglior medicina serebbe ch'io havesse da scrivere a V. Ex.tia che la cosa fosse conclusa: e questo è quello che mi potrà risanare presto.
[3] Ho ricevuto lettere de V. Ex.tia de XX del passato, e con quelle la lettera de 50 ducati, dil che baso le mani di quella. E mi è piacciuto intendere el rispetto perché la mandò Benedetto Moraro, che fu prudentemente fatto: occorrendo a proposito, faròllo intendere a Nostro S.re. Ho ancor ricevuto un'altra de XXVIJ. [4] Circa la cosa del sale, non mi occorre de dire altro, se non che aspettarò quanto V. Ex.tia risponderà al Armellino, e con quella resposta mi concordarò io ancora.
[5] Penso che V. Ex.tia harà hauta una mia de XXIIIJ del passato, con la quale è un breve indrizato in mano de M. Fabritio, per le cose del Cavaliero.
[6] Nostro S.r ha hauto risposta di Franza dal nuncio suo, sop.a il negocio di V. Ex.tia di che Sua S.tà gli scrisse alli dì passati. Le lettere sono de XXIIIJ del passato, e dicono che ancor l'homo di V. Ex.tia non è arrivato: dil che non mi maraviglio punto, perché computando il tempo, non seria quasi possibile. [7] Però el nuncio scrive che per haver lui ordine di communicare el tutto con l'homo di V. Ex.tia, non ha voluto parlar né con il re né con m.a, ma è andato destramente odorando la cosa, per intendere l'animo del re. E trova che pur sta alquanto sospeso, e maravigliato che Nostro S.re e V. Ex.tia ancora habbino conclusa questa pratticha senza sua saputa. [8] Pur esso nuncio ha fatto intendere che la cosa non è fatta, né si farà senza participatione de Sua M.tà, et estima che quando el re intenderà el progresso, e le iustificationi, sia per condescendere senza difficultà alle voglie de Nostro S.re. [9] Questo è quanto scrive il nuncio. Pernso mo' che le prime che viranno, porteranno la resolutione, la quale Dio conceda secondo el voto di V. Ex.tia.
[10] Questo il papa non me lo ha detto, perché io sono stato dui giorni senza andar a S. S.tà, ma me lo ha fatto dire per M. P. Ardinghello: el quale mi ha referto che in questo proposito raggionando con S. S.tà, gli ha detto: ch'el pensa che V. Ex.tia stia con grand.ma aspettatione e desiderio, e che fra tanto che questa risposta viene, potrebbe S. S.tà dar ordine de qualche denari, acciò che venuta la risposta, e fatto il contratto subito se potesse dar qualche intertenimento a quelli homini da bene che V. Ex.tia ha incapparrati. [11] E questo dice haver fatto per tentare l'animo del papa, s'el stava saldo e nel primo proposito: e dicemi che S. S.tà li rispose che non mancherebbono denari, e mostròlli d'esser deliberatissimo de concludere, e di bonissimo animo.
[12] Io tengo meglio edificato che mi è possibile, M. Pietro, e spesso gli racordo ch'el serà ben remunerato de le sue fatiche: et invero parmi che in questa cosa el vaddi di bonissime gambe, et è persona destra e prudente, e de chi el papa molto se confida, perché non depende da persona del mondo, excetto che da S. S.tà. E però il guadagnarselo, certo è bonissima cosa. [13] Io scrissi per l'altra mia de XXIIIJ a V. Ex.tia che mi parrebbe che se gli fesse qualche presente, e per questa lo replico: che succeda la cosa come vole, un quattrino potrebbe guadagnare diece duccatti, e maggior demostratione serebbe ogni cosa (ancor che non fosse molto grande) che se gli desse inanti che la pratticha fosse conclusa: e facendosi, bisognerebbe che fosse secreta.
[14] V. Ex.tia harà intesa la morte de monsig.r R.mo Aegenensis, il quale è morto con universal despiacere de tutta questa città, et ha lassato un bon nome: de esser iusto, e liberale. La infirmità è stata febre acuta, benché al principio non lo mostrasse. Cibò e Santi Quattro sono li dui più benificati di q.ta morte.
[15] Monsig.r R.mo S. Georgio pochi dì sono, è ritornato in Roma, non molto sano: si racomanda molto a V. Ex.tia.
[16] Qui si era levata una voce, ch'el S.r D.ca di Ferrara stava malissimo, e che non potea campare: ma hormai si è rafreddata. [17] Li tumulti di Spagna vanno seguittando, e crescendo, di modo che ognuno li estima di grand.ma importantia: e li medemi imperiali lo confessano, ma dicono che Cesare per fare la impresa de Italia non ha bisogno de homini, né de denari di Spagna, e che de Fiandra ha hauto un million d'oro de donativo, e de la Elemagna harà homini.
[18] Monsig.r de Moretta è qui per ancor, e del partir non se intende. Io non so ciò ch'el si tratti. El dì di S. Cosmo, Nostro S.r fece una bella festa: convitò XX Car.li, molti prelati, e tutti li ambasciatori ad un bel disnare, drieto el quale forno cinquanta dui musichi tutti vestiti da Medici, che fecero musicha de voci, e de diversi instrumenti tutti insieme. [19] Dipoi vi fu una comedia. La sera si fece pasto al sposo e la sposa che la mattina haveano celebrate le sponsalitie: e questo è un figliolo del Co. de Luna, che è un Sig.r siciliano che ha tolta per moglie una sorella del Car.le Salviati. El sponsalicio fu celebrato la mattina in capella in presentia del papa doppo la messa.
Altro non mi occorre che scrivere. A V. Ex.tia baso le mani, et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli VJ de VIIJ.bre MDXX.
De V. Ex.tia
devoto Servitor
Bal. Castiglione ||

Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, cc. 398-399.