444. Castiglione, Baldassarre a Calandra, Gian Giacomo

Roma (RM), 13 settembre 1520

Mag.co M. Zo. Iacomo mio, Compatre e Fratello honor. [1] Io responderò con questa sola a tre vostre, e responderò anchor brevemente, dicendo che io sono cert.mo che tra gli altri mei amici, voi habbiate precipuamente sentito dolore de la morte de la mia char.ma consorte, perché io anchor vi amo precipuamente tra gli altri, e merito che li mei despiaceri siano anchor vostri. [2] Nostro S.r mi conceda gratia de tollerargli con bona patientia: il che mi sforcerò di fare per molti rispetti, e max.e perché creddo che quella benedetta anima lo desideri, e pochi altri piaceri harò da mo' inanti, excetto il fare quello che io crederò che li sia grato, là ove la è. [3] Io ho hauto grand.mo piacere che M.a mia matre habbia fatta ellectione di voi per compatre di q.ta figliolina ult.a: che ben sapea S. S. che mi seria grat.mo che l'amor nostro fosse corroborato con questo vinculo. Così io non dirò de amarvi più di quello ch'io mi facea, ma dirò de tenere questo per un parentato che ne oblighi l'un l'altro a servirse in ogni cosa.
[4] De la cosa de li preti de S. Pietro, e de le sore del Corpo de X.o , quando venirà comissione alcuna, non mancherò del debito mio.
[5] Ho sentito estremo despiacere del despiacere de la Ill.ma S.ra nostra Patrona: sì per cunto de S. Ex.tia, come per la perdita d'un mio singul.mo S.re e patrone, el quale più presto adoravo che servivo. Non si pò più: un despiacere solo di questa sorte bastarebbe a turbare tutta la quiete d'una vita, et io ne ho hauti tanti, in così pochi dì.
[6] Io mi trovo senza denari, e voluntieri restarei, se potessi, de dimandarne: ma non posso, e questo è per le spese strane che mi sono occorse subito ch'io sono stato in Roma, che de quanti servitori io ho in casa, un solo et io siamo stati sani, li altri tutti si sono amalati. [7] Alchuni si sono rihauti, alchuni no, di modo che oltre la spesa de farli medicare, mi è bisognato pigliare de gli altri servitori qui in Roma, e quasi fare famiglia nova; et el mio cancelliero, mi è bisognato mandarlo a casa sua, al stato d'Urbino, con la quartana, il che mi è un disconcio estremo. [8] Però excusatime vi prego s'io scrivo confuso, ch'io non ho chi me aiutti, e sonomi hor hor acorto d'un errore ch'io ho fatto in una pagina contraposta, in quello estratto di quella lettera che fa scrivere el papa in Franza; pur basta ch'el si pò legere: voi lo transcriverete meglio. [9] Èmi poi occorso spesa di fare panni negri per me, e per servitori, di modo ch'io mi trovo senza un quattrino.
[10] Prègovi siate contento farne intendere una parola allo Ill.mo S.r nostro; e se Sua Ex.tia ne dà comissione a chi si sia, non ve incresca sollicitare per amor mio quello che harà la comissione, acciò ch'io gli habbia presto.
Non ve dirò più, perché sono stancho de scrivere: me vi raco.do assai. In Roma, alli XIIJ de VIJ.bre MDXX.
Le alligate vi raco.do.
Vostro Compatre e Fratello
B. Castiglione ||

Al Mag.co Compatre, e come Fratello, M. Zo. Iacomo Calandra, Castellano ‹e secreta›.rio Marchionale


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, cc. 391-392.