437. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 1 settembre 1520

Ill.mo et Ex.mo Unico S.r mio. [1] Io non pensai mai poter havere alchun despiacer al mondo, maggior che veder la morte de la mia consorte; né mi parea raggionevole a credere che la meschina havesse a far questo viaggio prima di me; pur io ho hauto et ho et harò sempre un despiacer molto maggiore, che è stato, in cambio di veder questa acerba morte, udirla. [2] A Nostro S.r Dio è piaciuto così. Lui habbia compassione a quella benedetta anima, e non mi lassi troppo qui drieto a.llei, e mi conceda gratia di potere far qualche servitio a V. Ex.tia prima, perch'io possa satisfare a qualche parte de li infiniti oblighi ch'io ho con lei, e max.e de la amorevole e dolce demostratione che la mi ha fatto in questa m‹ia› amarissima passione. [3] Che certo S.r mio, se loco alchuno pò haver el conforto nel animo mio, V. Ex.tia me lo ha dato. Nostro S.r Dio sia lui renditor a quella, ch'io non posso né vaglio più.
A quella baso le mani, et humilmente in bona gratia mi raco.do.
In Roma, el p.o di Febraro MDXX.
L'humil Servitor
de V. Ex.tia tal qual è.
B. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.or et patrono mio el S.or Marchese de Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, c. 342.