423. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RO), 28 luglio 1520

Ill.mo et Ex.mo S.r et Patrone mio. [1] Scrissi a Vostra Ex. per Gasparro quanto mi occorreva circa el primo rasonamento havuto con N. S.re, et insino che non habbia resposta da quella penso che non venirò con S. S.tità altramente a rasonamento. Son bene stato qualche volta in castello, ma del negocio principale non ho tractato cosa alchuna.
[2] Io ho visitato tucti li Car.li che havevo in commissione da Vostra Ex., li quali se raccoman.no et offeriscono a quella, e medemamente ho facto questo officio col S.r Don Giovanni Emanuel orator cesareo. [3] El quale ringratia la Ex. Vostra delle offerte, e dice che pensa che le occasioni delli tempi, e la grandezza dello Imp.re e la età conforme di Sua M.tà con Vostra Ex., e la virtù e valore dell'uno et l'altro seranno causa de maior strectezza et benivolentia, che per anchor non può essere in questo pri‹n›cipio. [4] Io li ho usati quelli termini e parole amorevoli in nome di Vostra Ex., che mi sono parsi convenienti. [5] Qui non se intende nova alchuna più importante che li tumulti de Spagna, li quali multiplicano ogni dì, tanto ch'el se ne fa grandissimo caso, benché li forausciti del stato de' venetiani dicono che non è niente.
[6] Apresso M. Iacomo Picenardo me ha facto inten.re de una causa, la quale lui dice pendere qui in Rota già tre anni sono sopra una sua casa che è lì in Mantua, e dice che benché sia stato inhibito sub penis et censuris che non si proceda a Mantua, et che li adversarij suoi siano stati citati in persona, pur se procede a Mantua: e pare che Vostra Ex. habbia determinato ch'el podestà la conosca. [7] Dil che lui molto se lamenta, et hami pregato ch'io gli ne scriva, supplicandola a non volere impedire la iustitia ordinaria, acioché lui non sia astrecto a lamentarsene alli iudici di qua. [8] Vostra Ex. se risolverà in questa cosa come meglio li parerà; certo è che serebbe bono fare che niuno se potesse lamentare dalle bande di qua, et in questi tempi, almeno con ragione.
[9] Qui se ha lo abboccamento di novo del Re de Inghilterra con la M.tà Ces. facto a Gravelingo con gran pompa, e come questi dui principi sonno dippoi venuti insieme sino a Calès, dove hanno facto banchetti e feste assai: e come anchor per molti se dice che le cose tra Cesare et il X.mo sono sconcluse, e tender più tosto ad inimicitia che ad amicitia. E questo ho inteso da bon luoco.
A V. Ex. baso le mani, et in sua bona gratia humilmente mi rac.do.
In Roma, alli XXVIIJ di luglio MDXX.
De V. Ex.tia
Fidel Servo
Bal. Castiglione ||

[10] Havendo scritto in sino a qui, è sopragionto Gasparro con le lettere de V. Ex.tia, in questo punto che sono XXJ hora. Subito ch'io possa parlerò a Nostro S.re, e vederemo come se possi terminare el tutto. V. Ex.tia sia certa ch'io non gli mancherò d'ogni diligentia possibile; e la participatione ch'io ne desidero da quella si è che la sia servita da me, e creda ch'io sia per esponere insino alla vita bisognando, per suo servitio. Alla quale basando le mani, in bona gratia mi raco.do.
[11] [Meser Ptolomeo] pur [se introduce] qualche volta [da] Salve, e [li parla] al longo: io non posso imaginare [di] che. A me non ha lui parlato, [se] non [salutatomi] così, da lontano. [Meser Alexandro] suo [fratello] è stato a visitarmi, e con parole [mostra] esser molto ser.re di Vostra Ex. et di M.ma Ill.ma, con dire non haver potuto [rifutare] questo [oficio] ch'el Salve gli ha [oferto], ma che in parole et in facti, dove potrà, sempre se mostrerà ser.re di quella.
[12] [Meser Giovan Mateo], el quale è [l'anima de] Salve et [de] Deus, me ha facto intendere che due o tre anni sono venne [a] Deus [uno, el quale] li proferse [scoprirli] alchuni che lo voleano [avenenare], et che Deus, havendone facto qualche diligentia, e non trovando cosa alchuna, [lo tenne] per una [bestia]. [13] E che dippoi ha inteso costui esser [venuto a Mantova], et haver detto ch'era stato mandato pur [da] Deus per [atossicar] Enim, et alchuni altri, et che quelli S.ri da Mantua l'havevano facto [mectere] in [pregione], e factoli fare uno [processo] di questo, e volerlo tenere per servirsene a tempo e loco. [14] Io ho risposto [a meser Giovan Mateo] non [saper] niente di questo e ch'io non lo credo, ma che scriverei a Vostra Ex., et intenderia el tucto; bene era certiss.o che, se pure homo alchuno era venuto [a Mantoa] a [dir] tal cose, non era stato [creduto], perché Deus non era [tenuto] in tal [opinione] dal canto di là. [15] Vostra Ex. si degnarà farmi respondere una lettera [sopra] questa [materia] di sorte ch'io [la possi mostrare] al p.to [meser Giovan Mateo], perché son certo che queste parole [me siano dette] de commissione [de] Salve, anchor che l'habbia dette come da sé. [16] Il tenor] della lettera [potrà] esser [tale] che V. Ex. [demostri] costui esser venuto al tempo [de] la felice me. del S.r vostro patre, et anchor che fosse [destenuto], non li esser stato prestato [fede], né facto [processo] alchuno. [17] E se pur li fosse [colpa], non li poter essere [al tempo] di Vostra Ex., perché el dì della promotione vostra [costui] fu [liberato], come [destenuto] per cosa de poca importantia e vana. [18] Et perché [meser Ptol.] è qui, et forsi [consapevole] di questa cosa, bisogna [avertire] de scriver [de modo] che [lui] non possa [riprovare] per falsa, [cosa] che [se scriva].

||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.r mio patrone el S.r Marchese de Mantova etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, cc. 350-352.