420. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RO), da 20 luglio 1520 a 21 luglio 1520

Ill.mo et Ex.mo S.re et patrone mio. [1] Scrissi a Vostra Ex. da Firenze quanto io havevo operato con Mons.re R.mo el legato. Dippoi non mi è occorso scriver altro, se non adesso per esser gionto in Roma marte prox.o passato, che fu alli XVIJ del presente, sano (Dio gratia) ma molto stracco e fastidito dal caldo et dal viaggio. [2] Così per non haver insino a hora possuto satisfarmi de alogiamento commodo, son restato con la persona mia per adesso qui in casa de l'Archidiacono.
[3] Il giorno doppo la gionta mia fui a basare i piedi a N. S.re, el quale me fece molto bona cera, et per esser occupato alhora, me differì la audientia al giorno sequente, che fu hyeri. [4] Io andai a l'hora ordinata in castello, dove Sua S.tità habita al presente, et hebbi gratiss.a audientia, nella quale per quanto fu in poter mio, me sforzai de iustificare Vostra Ex. delle imputationi che quella haveva inteso esserli datte apresso Sua S.tità, con offerirgli ogni parangone e testimonio possibile de non haver mai né in detto né in facto offeso Sua S.tità, né pensato de offenderla. [5] E resposi particularmente a quello che se havea inteso per mezzo delli R.mi Bolog.a e Flisco, che la Ex. Vostra non havea mai comportato né comportaria che di Sua S.tità se dicesse male, dove la potesse intenderlo, né meno che a l'arme sue fosse facto ignominia alchuna; et che queste false calumnie presumeva che nascessero da malevoli homini, li quali facevano in questo quelli officij che hanno facto continoamente. [6] E nominai M. Ptolemeo, supplicando S. S.tità che ogni volta che o da lui o da altri intendesse qualche cosa, per la quale se potesse credere che Vostra Ex. li fosse poco ser.re, la se dignasse chiarirsene, et vederne el fondo. Et a questo proposito dissi molte raggioni, che mi occorsero.
[7] Et volendo io intrare all'altra parte del parentato del S.r Pyrro et del S.r Fed.co, Sua S.tità me interroppe dicendomi che sapeva certo molte male parole esser state dette in Mantova, et che questo l'haveva dalli nostri medemi, et che erano cose note insino al vulgo, e doveano anchor esser note a me, et che dell'arme sue sapeva anchor certo esserli stato datto delle lanzate in publico, e che benché queste cose poco danno li facessero, pur erano testimonio de malavoluntate.
[8] Io gli resposi che chi gli havea facto tal relatione, non poteva esser homo da bene, né ser.re di Sua S.tità, et che se ne mentiva, et che io in nome di vostra ex. gli supplicavo che se dignasse chiarirsene bene, che trovaria così. [9] In ultimo el pp. me disse: "Noi havemo inteso che quello dell'arme fu el nostro figliozzo, al quale tucti li altri erano intorno, dicendoli che esso me voleva bene, et era delli mei. Et esso in ultimo per mostrare de non discordare da loro, tolse un'asta in mano e cominciò a dare nell'arma nostra, dicendo: "vedete mo' s'io son delli suoi!"".
[10] Io a questo resposi di quel medemo modo che havevo facto all'altre cose, alegando la ragione et el debito per testimonio; che Sua S.tità non dovea crederlo, per esser fuor d'ogni raggione. [11] E tanto dissi, che mi parve che quella restasse satisfacta, confirmandomi che rasonevolmente non si poteva credere, ma che pareva sempre che il diavolo operasse che quelle persone che esso amava più, amassero men lui. [12] E qui me disse quanto la casa sua era stata sempre di quella di Vostra Ex., e come la felice memoria del S.r vostro patre andava in Firenze, in casa sua con quella sigurtà che harebbe facto nella prop.a.
[13] Io dissi tucto quello che mi occorse, che sarebbe longo a scrivere, della servitù di V. Ex. et di M.a Ill.ma et di Mons.re R.mo et de tucta la casa verso Sua B.ne.
[14] In ultimo el pp. mi disse: "O che questi S.ri dicono da dovero, o da schrizzo. Se sono contenti d'essere nostri amici, noi gli faremo tal demostratione che conosceranno che li volemo essere buon patre, et haranno da noi più che non sapranno dimandare". [15] E qui me fece una grande offerta, la quale vostra ex. intenderà, e dissemi che niuna di queste cose havea inteso da M. Ptolemeo, et che la buona cera che li havea facta, era stato per non potere esser tassato de ingratitudine a parole. [16] Quando S. S.tità era stata a Mantoa, da lui havea recevuti molti piaceri e presenti et altre demostrationi, et che doppoi che l'era qui, non gli havea mai parlato, se non due volte. [17] E repplicandoli io ciò che Sua S.tità voleva ch'io scrivessi circa la cosa del vescovato, me respose: "Noi faremo questo et ogni altra cosa che vorranno quelli S.ri". Pur per questa prima volta non li poddi cavar altro, ma son de oppenione che la cosa ogni modo debba succedere bene, e presto.
[18] Mons.re R.mo di Bologna è andato hoggi a castello, et è restato con meco de ritochare una parola a Sua S.tate sopra questo. Io non mancherò d'ogni rimedio che mi parrà oportuno a tal bisogno.
[19] Nove dal canto di qua so‹n›o che in Hyspagna è grand.mo tumulto, et di tale importantia, che si estima che molto sia per sturbare le cose della Ces.a M.tà.
[20] Io per anchor non sono andato al S.re Don Giovanni Emanuel: come sia desoccupato andròvi. Ho ben visitato da parte di vostra ex. molti di questi S.ri Car.li, li quali la ringratiano, e se gli racomandano senza fine, et in spetie mons.r R.mo de Flisco, e di Bologna, S.ta M.a in Portico, Cibo, Rangone: alli quali tucti ho dato le lettere di quella credentiali in me. [21] Questa lettera scrissi h‹e›ri.
[22] Holla tenuta in sino a mo' per vedere se potevo intendere ch'el si fosse fatto con Nostro S.re un poco d'opera, ma non ho inteso altro. Per via de qualche altro amico, ho presentito de molte altre male relationi fatte a Nostro S.re, come che V. Ex.tia tenga tutti li Maraschotti lì in Mantua in dispreggio di Sua S.tità, e che la fortifichi Mantua, e dica parole espresse de diffidentia di quella, e che la consigli con el S.r D.ca di Ferrara, e molte altre simili cose. [23] Alle quale tutte io ho resposto (credo) opportunamente, ma non posso dirle al papa, perché chi me le ha dette, me le ha dette in gran secreto, et hamme anchor detto che di là a Nostro S.re è stato scritto che V. Ex.tia e Mad.a havendomi già espedito, mandorno a consultare la mia comissione a Ferrara, e che di là venne parere diverso, e che la comissione fu tutta mutata.
[24] V. Ex.tia vede se ce sono de li ribaldi al mondo, li quali anchor con le busie cerchano di fare di questi boni officij; e certo è che qualche maligno è lì, che meritarebbe bon castigo: che quello che si fa, e quello che non si fa, tutto viene scritto, in sino ad un puntino. [25] Hanno anchor scritto che M.a Ill.ma dice tutti li mali del papa: se Sua S.tità me lo dirà, o acennarà, gli responderò come mi parerà meglio.
A V. Ex.tia baso le mani, et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XXJ de luglio MDXX.
El Servitor de V. Ex.tia
B. Castiglione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.re mio patrone el S.r Marchese de Mantova etc.


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 864, cc. 345-347.