378. Castiglione, Baldassarre a Della Rovere, Francesco Maria

Roma (RM), 31 agosto 1519

Ill.mo et Ex.mo S.re e Patron mio. [1] Per una staffetta dello Ill.mo S.r Marchese ho ricevute due di V. Ex.tia, una de XX, l'altra de XXIIIJ del presente, alle quali non mi occorre dire altro, perché sono solamente in risposta delle mie. [2] Ho io, dippoi che scrissi per Scritto cavallaro del S.r Marchese, scritto, oltre le mie de XVIJ, de le quali ho hauto la risposta, scritto dico anchor alli XX, et alli XXVJ quanto mi occorrea.
[3] Hora dico che con tutta la instantia ch'io habbia fatta, non ho mai potuto parlare al S.r Alberto. La causa, dice el suo M.ro Sigismundo che è perch'el si sente tanto afastidito, che ha a noia ognuno: penso pur di parlargli presto. [4] Vero è ch'io vaddo cerchando una occasione di parlare al papa, benché S. S.tà m'habbia detto che non gli dica altro per adesso che presto mi risolverà: pur non voglio stare a quello, ma speravo haverla per meggio del S.r Alberto, ma lui mi pare più lungo che il papa. Non mancherò, et in ogni modo tirarò la cosa dove serà possibile, e servarò quel modo che per l'altre mie ho scritto a V. Ex.tia.
[5] Per quanto se intende, el Co. Roberto Boschetto ha dimandato licentia a Monsig.r R.mo de' Medici di partirse di là, per esser infermo, e trovare che quello aere gli è nocivo: et halla hauta. Ha dippoi mandato a fare el medemo col papa, e credo che anchor de qua la haverà. Dìcessi ch'el se vi manderà in loco suo el vescovo di Famagosta. [6] Qui vengono molti richiami e doglientie di quelli poveri vassalli; [le quali danno gran fastidio al papa, et a me non despiaceno], perché ogni dì [più chiariscono la mente di s. b.ne] di quello ch'io gli ho detto, [et forsi giovaranno]: Dio faccia lui. [7] Non sono anchor tre sere, che [parlandomi el papa dipoi cena] assai [di bona voglia, me disse che la patientia] era la maggiore e la più giovevole virtù de tutte l'altre. [8] Io gli risposi ridendo [che s. b.ne dovesse far] di modo ch'io solo non havesse a dire e credere che la fosse vana e senza frutto. Mi rispose ch'io no 'l potrei dire, e dissemelo molto alegramente. Non so mo' ciò ch'el sia.
[9] El vescovo de Pistoia, quale è nepote de S.ti Quattro, è andato da svizeri. La vera raggione non ho potuta intendere di certo. [Estimasi da alchuno che questo sia fatto a petitione del X.mo, el quale fa ogni instantia possibile per stringersi col papa, né mostra contentarse ch'el stia neutrale: anci gli mette tutte le gelosie e suspitioni ch'el può de lo imp.re]. [10] Et hora è occorso un caso quattro giorni sono, che ha dato molto da dire, e questo è che qui in Roma era un gentilhomo spagnolo, el quale era comendatore di S.to Iacomo, di quelli che portano la spata rossa nel petto; e questo litigava, una cosa apertinente alla ellectione del Gran M.ro di S.to Iacomo, et esso si prosumea esser uno delli ellettori. [11] E per esser quello M.rato in persona del re, come era anchor dell'altro, parea che questa cosa fosse contra Sua M.tà. [12] Questo cavalliero stava in casa di S.ta Croce, non però nel pallazzo proprio, ma in un'altra casa contigua, dove quattro notti sono, venero da meggia notte molti, et entrati in casa per forza, lo presero, e lo sbadachiorno, con certi ordegni ch'el non potesse cridare: e se lo menorno, estimasi a Napoli. [13] Cosa che in Roma è paruta tanto brutta e mala, e vituperosa per el papa quanto mai se ne sentisse un'altra.
[14] La mattina facendo monsig.r de S.ta Croce instantia per ritrovare costui, lo ambasciatore di Spagna ciò è D. Loys Carroz, gli mandò a dire che lui lo havea fatto per comission del re, e che S. S. R.ma non cerchasse più in là. [15] El papa, si è resentito molto, e venendo non heri l'altro a pallazzo D. Loys, quando el papa udia la messa, finita che fu, Sua Beatitudine se gli voltò, e dissegli: "D. Loys, io pensavo che fostive un homo da bene, ma hora vi cognosco per un gran ribaldo, e tristo". E credo dicesse anchor "traditore". D. Loys si volse escusare, ma il papa non lo lassò Dire, e cominciò a replichare, e dargli del tu, dicendo: "S'io non havesse rispetto a chi devo, io ti farei adesso fare in dui pezzi ribaldo tristo hippocrito. Tu te pensi esser S.r di Roma: lèvatemi dinanti. E se (credo dicesse) fra quattro o cinque dì non mi rendi questo homo, io ti castigarò, né mai farò cosa che voglia el tuo re". [16] E così con grand.ma collera e molte altre male parole, se lo cacciò denanti, dicendo: "Dio non mi abandonerà, né la gente del mondo: e voi altri non serete forsi dove vi credete". E molte altre simili parole. [17] Heri poi venne a pallatio el Car.le de la Valle, e D. Hieronimo Vich, e parlorno al papa, in escusatione de quest'altro ambasciatore: ma el papa non si mitigò punto. La cosa a tutti li homini de spirito pare di momento. [Questi spagnoli bravano: né mancano de] quelli [che apreno] la mente [al papa, et io per uno facio quello che posso].
[18] Io non scrivo a V. Ex.tia molte nove, perché invero credo che poche ce ne siano: e quelle poche tanto sono secrete, che quasi impossibile è ritrharle. El papa ha preso un costume, quasi sempre quando el dice una cosa, dire ch'el non se ne parli sotto pena di escomunichatione. [19] E per mia sorte sono for di Roma tutti quelli ch'io potrei confidentemente operare a cerchare de [questi secreti. Sì che v. ex.tia] non pensi ch'io perdoni alla penna, né che non investighi: ma come ho detto le cose sono tra pochi, e pur a me pare de scrivere quelle che ho, e spesso.
[20] [M. Franc.o Sperulo mi ha parlato di una cosa che] V. Ex. [intenderà: e benché io mi racordi li suoi modi in Urbino, pur piglio la ragione, e lasso star l'homo. [21] Esso mi ha detto che m.a Madalena sorella del papa è inclinatiss.a e desiderosissima de dar quella sua figliola al s.r Sigismondo nepote di vostra ex.tia, e vederlo in Camerino, e ch'è totalmente deliberata, non la dar mai a questo s.r Ioan Maria.
[22] Io mi sono deliberato parlar a lei per intendere che fondamento è qui: et holli parlato molto a longo, e trovo che la inimicitia tra s. s.ria e questo s.r Ioan Maria è acerbissima, di modo che io non penso che mai la gli dia quella figliola, ma al s.r Sigismondo desidera sopramodo di darla, ma vorrebbe ch'el fosse in Camerino, e mi aferma e promette che ogni volta che lui fosse, el papa lo haria char.mo. [23] Et essa se offerisse non solamente ad acquetar la mente di s. b.ne, ma a far ch'el favorirà le cose sue. E mi ha narrato a longo come passò l'altra volta la impresa del s.r Sigismondo, e del breve che gli fa el papa, dove lo crea duca di Camerino, e questo breve è in mano di s. s.ria; e come el papa stava con extremo desiderio che la cosa a quella volta sucedesse bene. [24] In somma mi ha detto che io scriva a vostra ex.tia che se disponga a mandar el s.r Sigismondo a questa impresa: acennandomi che subito ch'el sia in casa, lei secretamente li manderà la figliola, quando vi fosse dubio ch'el papa lo havesse a male, ma che questo dubio non ci è.
[25] Dipoi mi sogionse che questo serebbe uno principio e via di assettare le cose di vostra ex.tia col papa, e che lei se gli volea affaticare, e che sperava bene, acenandomi che m. Alfonsina Medici, qual era stata la principale adversaria di vostra ex.tia, non harebbe più tanta authoritate], e che [sperava che tutte le cose succederiano bene]. [26] E qui [me disse molte parole per inanimarmi a scrivere a vostra ex.tia e confortarla a questa impresa più presto che era] possibile, [e senza timor alchuno, perché la cosa era facile. [27] E dissemi che si era resoluta in questo modo col papa: che questo s.r Ioan Maria venisse qui a far prova della sua potentia, della quale essa era certa che non dicea el vero. Poi mi disse: "Anchor che fosse potente, io sono deliberata de non gli la dare".
[28] Io dimandai a s. s.ria che modo ce serebbe di fare la impresa. Me disse ch'el se havea bonissima intelligentia ne la terra, e di fora con molti amici. E qui me disse molte cose, le quali io non scrivo non mi parendo al proposito, perché la conclusione del nostro parlare fu questa: che la ex.tia vostra inclinando a questo, mandasse qui più presto che li fosse possibile uno homo fidato e discreto e secreto, che a bocca se gli farebbe intendere e toccar con mano el modo di far questa impresa, e tutto quello che ci è. [29] E che a vostra ex.tia non occorreria far altro al tempo del bisognio che mandare uno o dui homini col s.r Sigismondo, che fossero di guerra, per condurlo e governarlo, che le genti seriano preparate: ma sopra tutto che di questo non se parlasse con anima viva al mondo, perché certo era che da Mantua a Camerino erano continuamente in strada dui stafieri, et anchor havea altre spie di ciò che faceva el s.r Sigismondo. [30] Vostra ex.tia potrà fare ciò che li piace: io penso che tanto ch'el messo che la manderà qui va e viene, che vedremo dove tendono le cose di vostra ex.tia: e se al bene, questo non lo impedirà, se al male, Camerino sarebbe una porta da entrar poi con l'arme nel stato di vostra ex.tia]. Quella se degni de considerare e risolvere quanto gli pare, più presto che sia possibile, perché el tempo scorre: et io a.llei basando le mani in bona gratia mi raco.do.
In Roma, allo ult.o di Agosto MDXIX.
Io scrissi molti dì sono a V. Ex.tia che M. [Ioan Tonio Batiferro la suplicava] che la se degnasse esser contenta ch'el facesse una permutatione con [Vicentio da Tivoli], per haver [quello beneficio] di [S.to Antonio] da Urbino: che penso V. Ex.tia ne potria sempre disponere, havendolo esso. Quella non mi ha mai resposto, e per questo lui non ne ha fatto altra praticha. Hora [un m. Tito Livio, che sta col papa], et è pur da Urbino, et è un gran giottone, cercha de haverlo: serebbe molto meglio [ch'el Batiferro l'havesse]. V. Ex.tia se degni darmene un poco de risposta: alla quale di novo baso le mani. De V. Ex.tia Fidel Servitor Baldesar Castiglione
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Allo Ill.mo et Ex.mo S.re et patron mio il S.r Duca di Urbino etc.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vaticano Latino 9063, cc. 100-103.