376. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Federico

Roma (RM), 31 agosto 1519

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Alli 28 del presente a mezzo dì hebbi una di Vostra Ex.tia per la via delle poste di Bologna, nella quale la me commanda ch'io li ritrovi qui in Roma una mula spag.la bella, e buona. La notte dipoi, alle 7 hore hebbi una staffetta con lettere di quella, una di XXV e due altre de XXVJ. [2] E circa la mula farò tutta la diligentia a me possibile perché V. Ex. sia bene servita: vero è che mai Roma non fu più priva de simil bestie come è hora, e quelle che ve si trovano sono in mano di persone che le tengono chariss.me; pur non mancarò de fare el debito mio. Credo bene che Vostra Ex.tia più facilmente e molto meglio seria servita a Napoli.
[3] La expeditione dil sale per anchor non ho potuta havere, perché, benché io habbia la mente dil papa et de mons. Armellino, bisogna mo' anchora havere la resolutione da Firenze. [4] La patente per el S.r Joan Perez spag.lo non occorre altramente, perché quella che V. Ex. ha fatta ad instantia dello Ill. S.r Aluigi, basta.
[5] Per una lettera di M. Georgio delli Andreasi ho recevuto trenta duccati. La spesa di che me ha motteggiato frate Hylarione, penso che non sia molta; pur non la so precisamente. S'el bisognasse, io non mancarò di contentarlo. [6] Della lettera che Vostra Ex.tia me scrive, a fin ch'io possa servirmene per expedirmi presto, valeròmmi secondo el bisogno, et a V. Ex. ne baso le mani.
[7] Nell'altra lettera di V. Ex.tia ho inteso molti capi contra M. Alex.ro Spag.lo, le quali procurarò che siano veduti dove serà più necess.rio. Vero è che insino a mo' non ho potuto far altro, perché Monsig.re R.mo S.ti Quattro è un poco indisposto; ma non se mancherà a quanto V. Ex.tia commanda, subito che vi sia el tempo.
[8] Io scriverei voluntieri nove a Vostra Ex., ma invero qui ne sono pochissime, e quelle poche passano tanto tacitamente che con gran difficultà se ponno sapere; e per mia disgratia, qualche persona di quelle che ponno penetrare nelli secreti e me diria liberamente, è absente da Roma. [9] Pur poco altro se può dire, se non che el X.mo e lo Imp.re danno l'uno e l'altro buone parole a N. S.re. Se alchuno di loro finga, Dio lo sa: li iuditij sono diversissimi. [10] El vescovo de Pistoia è andato a' svizeri. La causa precise non se sa tra molti, né io ho potuto certificarmene: molti estimano che sia pratica di francesi.
[11] Hora è occorso un caso quattro giorni sono, che ha datto molto da dire per tutta Roma, e questo è che qui era uno gentilhuomo spag.lo, commendatore di S.to Iacomo, de quelli che portano nel petto la croce rossa in forma di spada, e litigava una cosa, la qual parea che fosse apertinente allo Imperatore, per esser quel magistrato di S.to Iacomo collocato in persona di Sua M.tà. [12] Questo cavalliero stava in casa di S.ta Croce, non però nel pallazzo proprio, ma in un'altra casa contigua, dove vennero la notte molti, et entrati in casa per forza, lo presero, e lo sbadachiorno, e li posero in bocca certe palle di sevo, aciò che non potesse cridare, e così se lo menorno (come si pensa) a Napoli: cosa che a tutta Roma è paruta molto brutta, et vituperosa per il Papa. [13] La mattina facendo Mons.r di S.ta Croce instantia per retrovare costui, lo ambasciatore dello Imp.re ciò è Don Loys Carroz gli mandò a dire che S. S.ria R.ma non cerchasse più di questa cosa, perché esso l'havea fatta de commissione del suo Re. [14] El Papa si è resentito molto, e venendo non heri l'altro a palazzo Don Loys, el papa, subito che hebbe udita la messa, se gli voltò e disse: "Don Loys, io vi tenevo per un huomo da bene, ma hora vi conosco per un gran ribaldo, tristo, et hyppocrito".
[15] Don Loys se volse excusare, ma el papa non lo lassò dire, e cominciò a darli del tu, dicendo: "S'io non havesse respetto a me stesso, io ti farei adesso fare in dui pezzi. Tu te pensi essere sig.re di Roma: lèvatemi denanti, e se non mi rendi quest'huomo, io ti castigarò, né mai farò cosa che voglia el tuo re". [16] Et così con grandissima collera, et molte altre male parole se lo cacciò dinanti, dicendo: "Dio non me abandonerà né la gente del mondo, e voi altri non serete forsi dove vi credete". Disse anchor mill'altre cose in questa sentenza.
[17] Heri dippoi vennero a palazzo el Car.le della Valle e Don Hyeronimo Vich, e parlarono al papa in escusatione di quell'altro ambasciatore, ma el papa non se mitigò punto. Ad ognuno pare che la cosa sia di momento, e che questo sia quasi un voler pigliare la possessione di Roma.
[18] Altre nove non scio io che scrivere a Vostra Ex.tia. Ogni dì faccio diligentia per trovare qualche anticaglia, ma atrovo la dificultà; pur non venirò senza. Penso che Monsig.re Archidiacono nostro farà un presente a Vostra Ex. de due teste belle, le quali ha comparate anchor chare: certo è che anchor spendendoli e tempo e denari, non se ne ritrovano. [19] Il S.r Alberto da Carpi per anchor non è uscito di casa, benché della infirmità sua sij libero. Il papa come piove credesi che uscirà di Roma.
Io baso le mani di Vostra Ex.tia, et in buona gratia sua humilmente mi racomando.
In Roma, allo ult.o di Agosto del MDXIX.
De V. Ex.
Fidel Servitore
Baldesar Castiglione

Missiva non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, Collezione Autografi, busta 8/905, cc. 98-98bis.