364. Castiglione, Baldassarre a Della Rovere, Francesco Maria

Roma (RM), 10 agosto 1519

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Havendo io hauto queste dilationi da Nostro S.re che per altre mie ho scritte a V. Ex.tia, spensi pochi dì sono frate Hilarione a parlare a S. S.tà e dolersi in nome suo e mio, di questa tarditate, mostrando conoscere che questa fosse una tacita exclusione, della quale io molto mi dolea per non esser chiarito a l'una delle bande.
[2] El papa (secondo che mi ha referito el frate) gli rispose del medemo modo che havea fatto a me, ciò è con dirli che non si potea per hora risolvere, ma che presto si risolveria. Oltra di questo a.llui disse le cause perché non si risolvea, le quali (secondo che dice el frate) gli parvero raggionevoli; e dice che ognuno che le sapesse, se acquetaria a quelle. [3] E parvegli comprhendere ch'el papa non dicesse, se non quello che havea nel animo, e che non desse parole. E perché el prefato frate Hilarione scrive a V. Ex.tia, non mi estenderò sop.a questo, rimettendomi a.llui.
[4] A me non ha mai detto el papa queste cause che lo tenghino de non se risolvere, se non che non sa anchor dove se habbia da voltare, o da un canto, o da l'altro. [5] El iudicio mio, circa questo è molto travagliato perché, per le raggioni ch'io ho dette a S. S.tà et a Monsig.r de' Medici, et scrittole più volte, senza che né l'uno né l'altro mi li habbia fatto contradictione alchuna, mi persuadeno, che per interesse proprio del papa, per utile suo, della casa sua, per securezza sua, per non venire un'altra volta in quelli travagli, ove è stato per la guerra passata, per non esser schiavo de principe alchuno X.no dovrebbe reintegrare V. Ex.tia; tanto più ch'io lo conosco amico della quiete.
[6] Dall'altra banda, vedendo questa dilatione, queste scuse, l'haver dimandato denari, e poi non si esser voluto risolvere, mi fa pensare ch'el non sia ben volto a quello che se desidera, havendo massimamente segnati li capituli a Pesaro quasi totalmente come dimandavano, e concessoli che facciano li priori, e se governino in molte cose, come le altre terre che hanno la libertà eclesiasticha. Di modo che paghando li officiali, al papa ne viene pochissimo emolumento.
[7] Li capituli anchor di Urbino, Eugubio, e Cagli sono come espediti, perché gli ha remessi in mano di Armellino, e Cortona, et essi gli hanno assettati a modo suo: non mancha se non farli rivedere al papa. [8] E gli levano una colta, gli concedano che la ceccha sia la loro, e le beccharie, e che non se diano alchune tasse al Governatore, se non quanto esso sta lì in Urbino, et alchune altre cose, le quali tutti non mi paiono andare a bon camino. Pur le parole del papa sono state, e sono, quelle ch'io più volte ho scritte a V. Ex.tia. [9] Alla quale se occorresse partito alchuno bono, laudarei che la lo pigliasse. Se non, crederei ch'el fosse bene lassar viva questa praticha, e non la rompere in tutto; che se bene io fosse revocato, potria restare qui frate Hilarione, el quale forsi haria più gratia che non ho hauta io.
[10] Pur V. Ex.tia mi perdoni, s'io sono prosumptuoso in racordargli, che lo faccio, per vera servitute, e non mancherò, né di questo, né di altro, finché potrò. Certo è che lo Imperatore e Franza, quasi a reghatta l'uno de l'altro fanno offerte al papa: se sono vere o finte non lo so, ma così dichono le lettere. [11] De la armata spagnola che è nel porto di Cartagena si parla molto: pur el re ha revocato le galeæ che erano venute a Napoli. E dìcessi certo ch'el va in Flandra e poi ne la Elemagna. [12] Stando le cose in questi termini, forsi seria bene che V. Ex.tia se contentasse ch'io, chiarendomi che la dilatione del papa havesse da andare in lungo, me ne venisse: che qui, non facendo altro che aspettare così lo posso fare in un altro loco.
[13] M. Sigismondo del S.r Alberto, è qui. Io non sono manchato ogni dì di sollicitarlo a dire qualche cosa al papa al proposito nostro, et esso mi dice haverlo fatto. Io gli ho operato tutti quelli di che mi sono potuto servire; el frutto che ne habbia a succedere Dio lo sa. [14] Pareriami esser men mal satisfatto, se V. Ex.tia lo sapesse. Andrò drieto più che potrò; e se non potrò satisfare ad altri, sforceròmi almen satisfare a me stesso.
Non dirò altro, se non che a V. Ex.tia basando le mani in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli X de Agosto MDXIX.
Petro Ant.o de l'Agnese ha dimandato Gradara, e pare ch'el papa ge la habbia promissa. Non so se la harà.
De V. Ex.tia
Fidel Servitore
Baldesar Castiglione
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Allo Ill.mo et Ex.mo S.re e Patron mio il S.r Duca di Urbino etc.


Missiva autografa. Firenze (FI), Archivio di Stato, Fondo Acquisizioni e Doni, cc. 86-87.