363. Castiglione, Baldassarre a Della Rovere, Francesco Maria

Roma (RM), 29 luglio 1519

Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio. [1] Dappoi ch'io mandai Aldrichio, non mi occorso cosa da scrivere, ci mutatione alchuna. Havendomi Nostro S.re raggionato di quel modo che V. Ex.tia har inteso per Aldrichio, io sto in estremo fastidio, e pi che non posso dire, per la ambiguitate dov'io mi ritrovo dal canto di qua, et anchor dal canto di l. [2] Io ho usato et uso tutta via quelli modi che mi paiono possibili, per cavare qualche conclusione, e non gli trovo ordine. Anci sono confusissimo: e chi mi dice una cosa e chi un'altra.
[3] E pur tre giorni sono [el S. Rineri da la Sasseta mi disse haver di bocha d'un grande homo ch'el pa. non voleva far niente di questa cosa]. Non credo che lui possa sapere lo intrinsecho; pur questa lunghezza mi fa molto dubitare. Le persuasioni, e le raggioni vere, non solamente si sono dette, ma replichate pi volte.
[4] [So certo che mad.a m.a ha detto a Cibo che] questo serebbe bene, [e ch'el papa devrebbe] fare. E se [le lettere de Medici] sop.a questa materia [non son fitte, sono eficacissime]. Pi non saprei n fare n dire di quello che si fatto. Sup.co V. Ex.tia se degni farmi avisato, ch'io sto su la croce.
A quella baso le mani, et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XXVIIIJ de luglio MDXIX.
De V. Ex.tia
Fidel Servitor
B. Castiglione
||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio il S.r Duca di Urbino etc.


Missiva autografa. Firenze (FI), Archivio di Stato, Fondo Acquisizioni e Doni, c. 88.