361. Castiglione, Baldassarre a Della Rovere, Francesco Maria

Roma (RM), 24 luglio 1519

Ill.mo et Ex.mo S.r e Patron mio. [1] Hoggi ho ricevuto una di V. Ex.tia brevissima, nella quale la mi scrive che non havendo espedito Aldrichio indrieto, lo espedischa con la resolutione ch'io harò hauta, perché del raporto de Iacomo non occorre dire altro.
[2] Io mi sono molto maravigliato, perché scrissi a V. Ex.tia ch'el papa mi havea differito questa resolutione, e quello ch'io poi havevo scritto a Medici, in resposta dil che hebbi la qui alligata che V. Ex.tia vederà. [3] Mandai la lettera del frate acciò che V. Ex.tia volendo potesse servirsene. Gli scrissi el parer mio, circa de havere una lettera dal S.r Marchese che mi comandasse ch'io togliesse licentia dal papa, che me ne serei servito per stimolo da far risolvere el papa bisognando; e fra tanto che tornasse M. Iacomo non stimularei altramente S. S.tà havendomi quella così comandato.
[4] Dippoi dissi a Iacomo el modo che si era tenuto, con molti particulari, che seria stato lungo a scrivere. E pensavami che V. Ex.tia havesse a caro di parlarli, per intendere molte cose.
[5] Hora per tutti questi rispetti pareami che quella dovesse non maravigliarsi, s'io non havevo per anchor hauta resolutione, et che nel raporto de Iacomo fossero molte cose che desiderassero resposta: e se non altro, almen per sapere se la Ex.tia Vostra restava satisfatta che la cosa si fosse governata in questo modo. [6] Il che, per la manera del scrivere mi pare comprhendere di no: che mi dà fastidio estremo e despiacere. E dolmi esser tanto ignorante (e massimamente adesso, che se non so, non imparerò mai più), che non sappia servire a chi ho sommo desiderio di servire; e che de le fatiche del corpo e de l'animo, in questi tempi, con molti fastidij che mi tocchano in fondo, in ult.o rapporti mala satisfacione de' miei patroni, e più presto ne perdi la gratia, che che la guadagni. [7] V. Ex.tia mi perdoni, ch'el mi dole troppo. Aspettarò che la mi scriva quello che la vole che faccia, e faròllo s'io saprò. Sùplicola a scrivermelo. So ben che di fede, e diligentia, non sono manchato, al parangone de chi si sia al mondo. V. Ex.tia se degni de avisarmi ciò ch'io ho da fare.
[8] Io non ho stimulato el papa per li rispetti sopradetti; ma lassatomi vedere ogni dì quasi, et intrato in altri raggionamenti con Sua S.tà aspettando lui. Hoggi sono andato a parlargli per parte del S.r Marchese per certi brevi che S. S.tà havea scritti in racomendatione di M. Ptolemeo. [9] S. S.tà dopo q.to, senza ch'io ne raggionasse a.llui, mi disse: "M. Bal., non vi pensiate che nui ve diam parole, perché siamo forsi più presso a fare quello che volete, che altri non pensa: ma hora stiamo per risolvere le cose nostre, e certo presto ve espediremo". E questo me replicò tre o quattro volte.
[10] Io risposi che suplicavo S. S.tà a farlo: le cose de la quale non potevano terminare di modo, che non fosse bene a far quello ch'io ricerchavo. Così me replicò: "State di bona voglia che lo farem presto". Questo ho hauto dopoi la partita de Iacomo, hoggi, così, da sé a sé.
[11] Oltre di questo ho inteso alli dì passati esser stato qui el S.r di Camerino secretamente, et haver parlato al papa. Ho cerchato con diligentia sapere la verità, e trovo che sì, ma non posso sapere la causa. Alchuni, ciò è uno, mi disse che era venuto intendendo che Nostro S.re trattava de restituire el stato a V. Ex.tia, e che lui se gli voleva intromettere. Pur penso che sia venuto per quello suo parentato.
[12] Mad. Madalena già moglie del S.r Franceschetto Cibo qual è morto, ha detto a M. Franc.o Sperulo che voluntieri la daria M.a Bartolomea nepote di V. Ex.tia al S.r Lorenzo suo figliolo che è in Francia, quando quella gli volesse dare in dota, el stato di Sora. Et hami detto che M.a Madalena gli ha detto che me ne parli come da lui, ciò è quello ch'io ne credo. [13] Gli ho risposto che questo serebbe troppo gran dota: pur che lui veda che lei sia contenta ch'el me ne parli da parte sua liberamente. Fra tanto V. Ex.tia mi avisarà, piacendogli, quello ch'io gli ho da rispondere. Altro non mi occorre da scrivere a quella se non che li baso le mani, et in bona gratia mi raco.do.
In Roma, alli XXIIIJ di luglio MDXIX.
De V. Ex.tia
Fidel Servitor
Baldesar Castiglione
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Allo Ill.mo et Ex.mo S.re e patron mio il S.re Duca di Urbino etc.


Missiva autografa. Firenze (FI), Archivio di Stato, Fondo Acquisizioni e Doni, cc. 138-139.