313. Castiglione, Baldassarre a Tirabosco, Cristoforo

Mantova (MN), 5 ottobre 1518

‹Christ›ophoro. [1] Benché mad.na mia matre ve scriva a longo, non restarò da ‹d›irve quello che mi occorre, che è che circa la cosa de quelli con‹ta›dini che hanno cavato el Tartaro tra Antonio da Mantua ‹e› noi, voglio che facciate intendere al figliolo de Antonio da Mantua ch'io mi prosummo che quel Tartaro sia tucto mio, e ‹l'›una ripa e l'altra, e che lui dovea domandare licentia a me, e non alli fittadri, o almeno buttare la terra tutta dal nostro lato. [2] Pur poi che non è facto, ch'el faccia un confesso, come lui ha facto cavare quella parte del Tartaro con licentia mia, non perché gli habbia raggion alchuna: che di questo voglio che ne sia rogato uno notario, e questo solam.te perché non preiudichi alle mie raggioni. [3] E non facendo questo, io farò accusare gli contadini che gli hanno cavato.
[4] Fate intendere alli fittadri che nui volemo dodice carra de vino, oltre gli tre carra che havemo havuti per far le graspie; tra gli quali dodice carra, ne volemo uno de dolce, et uno de biancho. El resto, vedete voi tòrre del migliore, ma con questo patto, che havendolo da pagare al pretio ch'el valerà a natale, è anchor raggione de stare alla mesura ch'el serà a natale, perché sapete bene ch'el vino calla.
Altro non mi occorre. Vederete la lettera de mad.a mia matre.
In Mantua, alli V de octobre 1518.
Baldesar Castiglione ||

A Cristophoro Tirabosco mio fattore. In Casatico


Missiva non autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, APC, Manoscritti e Pergamene, Serie II, busta 218, fasc. I, c. 9 .