87. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 29 marzo 1507

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Io non ho scritto tropo diffusamente a la M.V. a questi dì, per non haver hauto tempo, che quello messo de M. Cesare se partì presto, et in quella che questi cavalli e muli venero: sì che io ho diferito fin qui, mandando Alex.o. El quale non so anchor se potrà menare altro che un roncino, et harei molto a caro ch'el fosse ben ateso, perché l'è bono da faticha, e bello, e ben in ordine de sella.
[2] Io ne ho venduto dui, perché quando fui lì, non intesi che ne bisognasse più che uno. Quello Pàtina, a me piaceria ch'el fosse venduto, o vero cambiato, perché ho inteso che a Marcharia era una bellissima cavalla da razza, che era pregna, e colui de chi l'era, la voleva cambiare cum questo cavallo. A me non despiaceria niente. Seria anchor contento che quella poletra se cavalchasse, aciò che non fesse de quelle de la passata.
[3] Quelle barde che ha lassato Francescho a Milano, se le seranno condutte a Mantua, come è ordinato, vorei che la M.V. le facesse cavare fora de quella cassetta dove sono, e destacharle de insieme, et apicharle a qualche muro, dove non sentessino né humid‹i›tà, e fosseno coperte da la polvere: e tenerle lì fin ch'io mandassi per esse. [4] Seria però melio lassarle cussì, in quella cassetta, senza cavarle fore, salvo se non se conoscesse che venendo havessino hauto qualche male. Medemamente la M.V. facia star ben guardati, quella sella e quello fornimento de veluto, fin ch'io mando per essi.
[5] Se la M.V. pò scodere la capa de Alex.o lo harò caro assai, e mandarlo in qua subito, benché de questo io ne avisarò poi la M.V. Né despiaceràmi però ch'el resti lì fin a la venuta mia: la quale in ogni modo, piacendo a Dio, serà non tropo dopo pasqua. De questo ne scriverò un'altra volta.
[6] Quando io me ne tornerò in qua, menerò meco alhora quel puto. Quello messo che disse ch'el cane de M. Francescho fosse donato al S.r Antonio Maria S. Severino, intese benissimo. Mando le sopraveste a la M.V., le quali forno scusite cussì, perché io pensai de farne un zirello, ma no 'l feci poi: se la M.V. credesse vendendole, o ver abrusandole, cavarne tanto che levasse quel pendente, me piaceria. [7] Per ogni modo, io non ne voglio più far niente. Mando anchor la carta de procura per le cose de Bertarino, al quale scrivo per obedire a la M.V.
[8] Quello parentato proferto per M. Iulio Martinengo, non mi satisfà: vero è che quest'altro che dice mio compatre Azzo non è niente, e credo ch'el se insonia. Ho grand.mo apiacere che Monsig.r Vescovo sia venuto a Mantua ben acarezato da lo Ill.mo S.r Marchese, e de lo officio che ha fatto Vostra M. per me cum Sua S. R.
[9] De le parole che me scrive la M.V. per le benedette anime de avo, patre, e fratello, al parer mio potriansi mettere quelle che ce sono, per hora; che in ogni modo una qualche volta, piacendo a Dio, se queste costellationi se mutassero, io pensarei de far lì qualche più honorevole cosa, et alhor se potria pensare de parole più degne: adesso io non ho el core tropo quieto. Pur se la M.V. vorà che se mutino, se muteranno.
[10] De quello partito che mosse el Valente in nome de suo cognato per assettare le cose mie, ciò è ch'io per mezo del S.r Marchese cerchasse de pigliar moglie, piacemi che e l'uno e l'altro habiano cura de la quiete mia: niente di mancho non mi par mo' che questa sia cussì secur via, che la non potesse anchor fallire, e non solo non mi giovare, ma nocermi e farmi scorno. Sì che, questa io non penso farla mai in eterno. [11] E se Dio mi proponerà qualche partito bono, io lo farò senza altro mezo: che mi pareria stranio che chi ha cerchato sempre deprimere, cerchasse altro per lo avenire. E quello poco de reputatione, o ciò che se sia, ch'io mi habia acquistata, a lui non ne ho già obligatione. Scrivo cussì liberamente, havendo el messo a posta, che altramente no 'l farei.
[12] E per essermi accaduto un certo contracto, el quale al parer mio non è se non molto in proposito, voglio dirne a la M.V. Quella causa che me ha fatto star sempre mal contento, dapoi ch'el Signor Marchese cominciò a mostrar de non havermi tropo grato, è stata veramente el conoscermi più presto meritare esser beneficato da quello Sig.re, al quale io ero nato servitore, che essermi usati quelli modi che mi sono stati usati. [13] Pur quello che mi ha più travagliato, è stato trovarmi non haver modo de vivere for di Mantua: e in vero questo mi ha fatto star, e anchor adesso fammi star spesso di mala voglia. Et avegna ch'el mi despiacesse totalmente lassare quella patria ov'io son nato, pur havere un poco de riducto altrove, molto me faria star securo.
[14] Quello ch'io voglio dire, si è ch'el S.r M. Hercule Bentivoglio, quale al presente se ritrova qui ad Urbino, mentre che li altri Bentivogli sono stati in casa, non ha mai hauto gratia de mettere li piedi in Bologna. Hora che quelli sono scaciati, per esser lui ‹di› quella casa, mancho pò andarci. [15] Di modo che de le cose di Bologna, lui ne è in tutto desperato: sì che, ritrovandosi lui homai in età de riposare, voria acquietarsi in qualche loco, per non travagliar più. E cussì crede che Mantua fosse assai in suo proposito, per molti rispetti, max.e perché crede che M.a sua matre, quale come se dice ama più lui che niuno de li altri, habia molti denari, e zoie, e bone cose, et esso se crede, ritrovandose lì, doverne haver bona parte.
[16] Per queste cause mi ha fatto atastare: che voluntiere, quando io mi contentasse, toria tanto de le mie facultà in mantuana, quanto lui ha a Bologna, dandomi quelle, quale, secundo d'altri ho inteso, sono da settecento duccati d'oro de intrata, e denari vivi de livelli, e d'altre cose, che per carestia e per abundantia sonno sempre d'un modo, cum una bona casa in Bologna et un'altra for de la terra, poco lontana, cum un bellissimo giardino.
[17] Io li ho dato orechie e qualche intentione, e già Sua Sig.ria et io n'havemo parlato insieme, e siamo restati de parlarne più al longo dopo pasqua, perché Sua S. dice volerlo farlo intendere ad alcuni suoi amici lì a Bologna, secundo che io anchor dissi volerlo far intendere a V. M. [18] La quale prego che li pensi un poco sopra, e se ne consigli col Mag.co M. Zo. Pedro, el quale so che a le cose mie, non mancho è caldo de quello che me sia io stesso: aciò che, quando io serò lì, dopo pasqua, possiamo parlarne resolutamente, benché anchor inanti ch'io parti de qui, seria contento che la M.V. potendo me ne scrivesse una parola, s'el ge piace, o s'el li dispiace.
[19] A me piace sommamente, perché credo che ne restaria pur anchor qualche cosa lì, tanto ch'el non pareria che nui fossimo in tutto alienati da Mantua, et io diria sempre voler repatriare lì, e farialo forsi anchora. Né per questo me despiaceria haver le facultà mie in duo lochi, max.e essendo Bologna cussì vicina a Mantua, e queste entrate cussì nette.
[20] Quando nui serimo resoluti de farlo, venerimo poi a li particulari secundo parerà che sia più in proposito. Non so se 'l S.r M. Hercule sapia del obligo che è sop.a Casatico: la M.V. pensi un poco, e se consigli, che modo se haria da tenere, quando Sua S. stesse ritroso per questo. Spero de parlarne a bocha al longo a la M.V.: io ge ho molto lo animo inclinato. Non dirò più di questo: Dio facia el meglio.
[21] Quando fui a Casatico, mi scordai de dire a la M.V. una cosa: M. Baldesar da Castilione, mio barba, essendo a Milano, me disse, e pregòmi ch'io volesse farli haver in mano quelle gratie de scodere quelle nostre possessioni da Milano, cum una mia carta de procura in lui: che esso le scoderia in nome mio, e teneriale fin tanto che io havesse modo de darli li suoi denari, e fariale ben governare, cosa che non erano adesso. Io li promise, ma essendo a Casatico, m'è uscite de memoria. [22] Per tanto, parendo a la M.V., harei a caro che la ge scrivesse una lettera, secundo che, per el mio passare in fretta, io non poti dar ordine a questa cosa, e che M.V. ge darà quelle gratie, ogni volta ch'el volia; oltra di questo, ch'el voglia mandare una minuta de la carta de procura, secundo ch'el la vole.
[23] Qui sono alcuni de' nostri, che sono vexati da dolor de fianchi. Mi racorda che V. M. me disse una volta de un certo remedio de alio cotto: prègola che me lo voglia replicare in scritto. Io non serò più longo, che pur ho zanzato assai: molte cose a bocha potrà intendere V. M. da Alexandro.
A quella sempre mi racomando, pregandola se degni racomandarmi a tutti li nostri, et avisarmi quando serà quello mulo in termine ch'io possa mandar per esso.
Urbini, XXVIIIJ Martij MDVIJ.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C. ||

Mag.ce ac generose Dominae Aluisie de Castiliono, Matri suae honor. Mantue


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 78-79.