69. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Francesco

Urbino (PU), 19 maggio 1506

Ill.mo et Ex.mo S.r e Patron mio. [1] Havendo deliberato el Sig.r Duca mandarmi in Ingilterra, mi è parso debito cum questa mia far r.tia a V. Ex.tia, per non pretermettere in cosa alcuna quello che a me verso lei se conviene, e per farli intendere ch'io vado a questo viaggio suo servo e schiavo. [2] El medemo, piacendo a Dio, tornerò: e cussì serò sempre fin ch'io habia spirito. E tanto spero servir V. Ex.tia, che la conoscerà una volta ch'io, come li sono nato servitore, cussì li voglio vivere, e cussì morire.
[3] Né potrei, anchor ch'io volessi, far altramente: che dal corpo dond'io nacqui me portai la servitù verso la Ex.tia V. non mancho che la carne e 'l sangue; et essendo altramente, io crederei che quelle ossa che mi generorno, dovessino da la sepultura suscitarsi contra me, e punirme aspramente. Ma io so che di questo né vivo né m‹o›rto iustamente mai n'ho da patir pena.
[4] E Dio voglia che Vostra Ex. una volta se dispona a volermi almen far intendere la causa de la disgratia mia, e far parangone di me cum quelli che gli hanno persuaso ch'io non gli sia vero servitore: che alhora io mi reputarò felicissimo.
A quella humilmente baso la mano, e devoto in bona gratia sua mi racomando.
Urbini, XVIIIJ Maij MDVJ.
De V. Ex.tia
Fidelissimo Servitore
Baldesaro da Castilione ||

A lo Ill.mo et Ex.mo Sig.re e patron mio, el S.r Marchese di Mantua


Missiva autografa. Mantova (MN), Archivio di Stato, Archivio Gonzaga, busta 1007, c. 102.