45. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Roma (RM), 3 marzo 1505

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Questa matina, o per dir meglio her sera, scrissi una mia a la M.V. in resposta de due sue. Questa matina me ne sono sopragionte due altre. L'è vero che quando io scrissi a la M.V. che non havevo hauto da lei, se non quella che portò Francescho, gli era vero: ma dapoi ne ho ben hauto. [2] Quella d'Antonio Balordo non hebi. Da Francescho, dal conte Lu. sì, da quel staphero. Dal messo del Valente, non so: pur credo che siano venute, ma io non ho visto né staphero, né quel'altro. Da Francescho de la Magna l'hebi. Da Hieronimo da la Volta, né dal messo de M. Zo. Benedetto non so, perché non gli ho visti: pur credo che le siano venute, perché alcune ne ho haute, e non so da chi.
[3] Io ho inteso molto bene el poco o nullo modo de havere dinari, sì che la M.V. non resti per questo de scrivermi, ch'io sono molto ben aparechiato per tollerare li fastidij, che assai bene gli sono assueto. Io vorei havere da circa trenta ducati d'oro, per pagare diece braza de veluto negro, el qual mi andò nel mio saglione ch'io mi feci. E di questo ne sono debitore a M. Cesare. [4] So che anchor lui ha mal el modo, e voria farse non so che cosa, ch'el n'ha gran bisogno. Oltra questo io ho non so che pochi denari in prestito qui in Roma, che pur vorei restituire. S'io potesse vendere uno di questi mei cavalli, me aiutaria assai, che loro mi desfanno: che per le boche de gli homini, nui spendemo pochissimo, che le spese di la corte sono assai bone.
[5] In effetto a me bisognaria da circa trenta ducati: se la M.V. potesse farmegli havere, mi seria grand.mo apiacere, e credo che cum quelli mi passaria, che pur credo a questa pasqua forsi harimo qualche denari. Non vorei già che la M.V. per questo facesse tracollo che importasse tropo, che cussì bene in Roma come in Mantua se potria fare. [6] La Mag.cia Vostra me avisi subito, se la spera potermeli far havere: et havendogli, senza mandarli, io vederei de torli qui, da qualchun de questi nostri mantuani, e fare che fosseno resposi là. Di questo non dirò altro.
[7] Del parer del Mag.co M. Zo. Pedro: vorei che nui havessimo de li beneficij assai, che le son cose che al fin tutte se conzano, e chi ha se tiene. De' beneficij for dil paese nui havimo mal el modo d'essere avisati, e chi non ha gli havisi sùbiti, perde la faticha. El disegno mio circa le cose de Hieronimo si è questo: che succedendo, come indubitatamente succederà, Monsig.r nostro R.mo Cardinale, bisognarà, o ver serà conveniente che Sua Sig.ria venghi a Roma. [8] Cussì a me piaceria che Hieronimo venisse a' servitij de Sua S., avegna che lui fin a quest'hora non habia beneficij. Le promissioni che molte volte mi ha fatte Sua S., e la servitù continua de la casa nostra verso lei, tutte mi fanno credere che, essendoli hora questa occasione che gli serà, Sua Sig.ria non gli deba manchare. [9] E quando lei manchasse, non siamo cussì privi de amici, né tanto se pò dir morta per nui la ventura, che anchor non potessimo sperar qualche cosa: maxime che in Roma se comprano gli officij, li quali sono de intrata grand.ma respetto de la spesa. E benché nui siamo poveri de denari, pur havemo qualche facultà: e quando mai non fosse altro, pigliar noticia de la corte di Roma, e l'amicicia de tanti Sig.ri Cardinali, come io potrò fargli havere, non serà poco. [10] Tanto più ch'io farò che lo Ill.mo Sig.r mio scriverà una littera al R.mo Cardinale, quando serà, caldissima quanto si pò, in modo che fra la inclinatione che so che ha Sua S. a la casa nostra, e le racomendationi del S.r Ducca mio, son certo ch'el haverà bono et honorato loco. [11] Oltra ciò, io non mi stracherò di spendere quel poco de autorità, che in me serà, sempre, per lui: come anchor adesso veramente patisco ogni stento e faticha, più per acquistar qualche grado a lui, che per mio particulare. [12] Che io per la Dio gratia, volendomi mettere a vita quieta, non seria ignobile, né reputato altro che homo da bene, secundo me, per la vita mia fin qui dispensata. Cussì spero anchor far tanto, che per me a Hiero nimo riescha qualche bon loco, mediante le opere sue. [13] E questo a me non pare male principio, né serà che lui per questo bisogni intrar più in sacris come se sia, né che se privi de libertà, né che non sij patrone de la mità de quelle facultà che se ritroviamo al mundo; ma serà in una vita libera, in Roma, cum principio d'esser grande, se le opere sue lo meriteranno, come spero, e che la fortuna aspiri.
[14] Questo seria el parer mio, quando el medemo sia de la M.V. e di lui. E di tutte queste cose harei piacere che niente non se ne parlasse, perché publicate perdono la reputatione. Di questo non dirò altro. Harò caro sapere circa questo el parere de la M.V. [15] De la andata de Ingelterra, io non ne so altro, se non che la Ex.tia del Sig.r Du. mio è necessitato mandarli una persona, e pur a qualche uno ha ditto voler ogni modo ch'io sia quello. E discorrendo io la famiglia de li zentilhomini suoi, e li officij de ciaschuno, non mi è difficile credere che la andata tochi a me. [16] La causa del mandar là, si è per la confirmatione de' privilegij che ha Sua Ex.tia da la M.tà del re di Ingilterra, per la dignità de la Giaratera, ch'è uno ordine, come quello de San Michele del Re di Franza. A questo bisogna mandarli homo da cunto, e cum gran solenità e acettato da la maiestà del re, e molto honorato. E longo seria narare el tutto: che questo ordine è cum molta cerimonia stabilito. [17] Sì che, s'el parerà a la Ex.tia del S.r mio far electione di me a questo, io non lo refutarò, per esser cosa honorevolissima, e de la quale sperarei raportare anchor utilità, perché so che li andarei cum gran favore. Sì che suplico a la M.V. che anchor lei se ne contenti, se pur accaderà, che tal cose non accadeno ogni dì. [18] E benché el viaggio sia un poco longetto, pur è piacevole. Questo dimando di gratia a la M.V.: che non ne parli cum persona, né de' nostri né de li altri, perché io mi reputaria gran carico, che la se publicasse, e poi non ne fosse niente.
[19] M. Zo. Petro lo sa per lettere de M. Cesare: pur credo che lui non ne parlerà. V. M. potrà dire che non ne sa niente, e non lo crede, se pur qualche persona ge ne parlasse, excetto M. Zo. Pedro: perché questa bestia de M. Zo. Lucido è stato quello che l'ha scritto a Mantua, in sua mal'hora, per haverlo inteso da un certo vescovo, a chi se dice ch'el Du. l'ha detto.
[20] Quella parte de questa longa littera che apartiene a Hieronimo, s'el parerà a la M.V. de legerla a lui, per veder la voluntà sua, e poi avisarmi, lo harò caro. Non vorei ch'el vedesse questa parte de Ingilterra. Quel che fu biancho, è qui adesso, io non li mancho, e pur ho rapichato un poco di quella pratica.
A la M.V. sempre mi racomando, pregandola se degni racomandarmi a tutti a tutti li amici nostri. El confessionale mandaròllo presto.
Rome, 3 Martij MDV.
Di V. M.
Ob. Fig.
B. K. ||

Mag.ce ac generose Dominae Aluisiae de Castigliono, Matri suae honor. Mantuae


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 35-36.