270. Castiglione, Baldassarre a Della Rovere, Francesco Maria

Roma (RM), 28 giugno 1513

Ill.mo et Ex.mo S.re et Patrone mio. [1] Scrissi a questi dì ciò che se stimava che dovessero fare le genti de la Chiesia, procedendo li venetiani contra Verona. Hora, da poi che l'altro dì Bartholomeo d'Alviano li diede quello assalto e se retirò, se intende che un'altra volta è ritornato, e se gli è acampato. [2] Per la qual cosa Nostro S.re ha ordinato che tutte quelle genti de la Chiesia che sono verso Bologna vaddino a quella volta, unendosi con spagnoli.
[3] Io sapendo l'animo di V. Ex.tia per quanto mi disse el S.r Antonino, ho fatto quella instantia che quella fosse elletta a questo: il che serrà, andando la cosa inanti. Pur lo andarvi spagnoli, creddo sia stato causa che la Ex.tia Vostra non li sia ito adosso. Nostro S.re scrisse questo breve alligato: quella lo vederà.
[4] De le cose de li crediti di Vostra Ex.tia non si mancha: Dio mi doni gratia de uscirne bene. Sono lettere de Franza, che dicono li inglesi essere discesi grossissimi: tanto che li francesi abandonano la campagna e se riducano alle terre: e se estima che quelle cose passerano male per Franza. [5] Le genti che sono state in Italia, sono gionte a Leone quasi tutte svaligiate: e se dice che sono state svaligiate da li suoi proprij fanti, li quali se lamentano d'esser stati abandonati. E queste gente vanno per Leone come andavano per Roma dopo la rotta del Garigliano. Altro non se ne intende qui.
[6] Santa Croce e san Severino andorno in concistorio vestiti da preti simplici, e tutto il mondo li stava intorno a vederli: e lì forno fatti Car.li: non so mo' io che serà de li loro beneficij.
Baso le mani de V. Ex.tia e in bona gratia sua mi raco.do.
In Roma, a dì XXVIIJ de Giugno MDXIIJ.
Di V. E.
Fidel Servitore
B. Castilione ||

Allo Ill.mo et Ex.mo S.re e Patrone mio el S.r D.ca de Urbino, de la S. R. E. Cap.o Generale


Edizione. Briciole erudite di Giulio Grimaldi, «Le Marche», fascicolo II (1902), p. 122