266. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 28 gennaio 1513

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] A questi dì hebbi da Zo. Maria cancelliero lettere de V. M. et insieme li quaranta duccati, che mi venero tanto a tempo, che erano spesi p.a che giongessero. Io havevo scritto le qui alligate, p.a che Zo. Maria venisse: pur non resto de mandarle, per non replichare alchune partite che in esse erano.
[2] Piacemi che le lettere de la S.ra D.ssa havesseno bon recapito. Bartholomeo Martello portò anchor una lettera che andava al podestà de Mantua con una scatoletta che li mandava M.a Emilia: creddo che andasse alla S.ra Marchesana. Non so che recapito la havesse, per esser partito el potestà. La M.V. potrà fare un poco de diligentia per farla havere recapito.
[3] Insieme con li quaranta duccati hebbi tutte quelle cose che V. M. me scrive, che mi forno molto grate, max.e li scuffiotti. Del mio cavallo e di quello puto mio che è lì, ne scriverò poi più longamente alla M.V. per el p.o che mi occorre. Io serei contento havere l'uno e l'altro appresso; pur non vorei buttar via quello cavallo. [4] De la mia cathena, la M.V. sappia ch'io non mancho del possibile. De Agnolino, e Camerino: io li ho in casa, pur non penso tenerli, ma non ho potuto far di mancho, e sònomi servuto, e sèrvomi di loro bene. Per hora non ne ho bisogno, ma fori sì: seria mo' lungo scrivere le cause.
[5] Non mi despiace, né dico che la M.V. non si pigli cura di me, perché è ragionevole; ma dico che non vorei che la se pigliasse affanno sop.a ciò, perché mi occorreno molte cose ch'io non posso scrivere. E per Dio gratia, adesso sono 10 hore, et io in tutto hoggi non ho hauto altro tempo che questo de scrivere.
[6] L'armarolo fin qui non ho visto; non vorei già donarli quelli denari. La fodra, vero è che la mi pare un poco ca‹r›etta; pur essendo bella, non mi rincresce che la ce resta, perché spesso tal cose si cerchano, e non si trovano, et io desideravo molto de haverne una bella.
[7] Io vorei scrivere assai ma mi moro di sonno; et havevo deliberato de scrivere in resposta a sor Laura nostra, alla quale prego V. M. mi racomandi assai, e faccia mia scusa, ma non posso. Dirò solo questo che bisogna che la M.V. per el presente, che è Benedetto cavallaro mi mandi denari, ch'io mi trovo senza un quatrino per vivere: che li quaranta duccati, quando venero, già erano spesi. [8] E di questo la M.V. non manchi de ‹m›andare quelli più che la pò, perché da poi de luglio, creddo, o giugno, noi non havemo mai hauti denari dal papa: sì che la pò pensare di che cosa habbiam a vivere. [9] Aspetto con desiderio che la me ne mandi. Vorei sapere da che tempo io hebbi li duicento duccati ch'io havevo designati mandare a Napoli per cavalli, che non so se fu quando V. M. era a Roma o pur dipoi: mi bisogneria saperlo.
[10] Dirò pur anchor d'una partita che importa. Quest'anno andando, io a Modena, el Co. Sigismundo, e M.a Constanza tutti dui insieme mi parlorno di quello parentato. Io li risposi ch'el mi piacea e sempre mi era piaciuto, ma che mi parea ch'el Co. Girardo fosse ito un poco retenuto, e che quando lui pensasse ch'io non fosse degno d'havere una sua figliola, io non la vorei. [11] Essi mi risposero molto largamente, dicendomi ben però che da sé si moveano, ma ch'el Co. Girardo era a Roma, e che loro scriveriano, etc. [12] Ritornando io dopoi lì, per parlare a Gurgensis, mi dissero che loro haveano fatto l'opera, e ch'el Co. Girardo li havea risposto che io li piacea molto ma che lui havea certe altre pratiche alle mani da le quali non si potea stachare con honor suo. E mi cignorno che lui pensava metterla più alto. Tra le altre cose mi dissero che se non moriva Giohan Vitello, lui pensava de dargela.
[13] Io pregai a M.a Constanza che scrivesse questa resolutione alla M.V., et a dire vero, mi sdegnai così un poco, et havevo deliberato nel animo mio, non ge ne far mai più parlare. Pur, dopoi ch'el è fatto, son contento che aspettiamo la resposta. [14] Prego ben la M.V. in questa cosa non mostri andarli con tanto desiderio, perché quella ch'io ho da tòrre, sia chi si vole, delibero che my sia datta così voluntieri come io la piglio: se fosse filia de re. [15] Io desidero senza dubbio de metter fine ad una di queste pratiche, perché hormai mi par tempo; ma non voglio già strapregare, e con mio poco honore, chi non è da più di me. La M.V. faccia mo' lei.
[16] El S.r D.ca ha tolta la possessione di Pesaro, ben con licentia del papa, pur non ha anchor hauto la investitura, ma spera haverla presto. Creddo la seconda settimana de quaresima se li andarà. M. Amato nostro, è andatovi per locotenente. [17] Come siamo lì, creddo che anchor io pigliarò la possessione del mio castello, el quale non è più Genestreto, perché i'ò procurato cambiarlo con un altro che se dimanda Nuvillara. El S.r D.ca è stato contento. [18] E questo è molto più al proposito, che è vicino a Pesaro a dua miglia, bonissimo aere, bellissima vista da terra, e da mare, vicino a Fano cinque milia, fruttifero al possibile, et ha un bono pallazzo, che è mio, che non li bisognerà far casa, et è de la medema entrata che è Genestreto, e forsi più. Sì che io me ne contento assai, e Dio mi conceda gratia de goderlo con contentezza: potrò dire d'haver una casa in Pesaro, tanto è vicino.
Non posso più scrivere. Alla M.V. sempre mi raco.do, aspettando con desiderio denari, che ne ho molto bisogno. La venuta mia in là, è assai incerta.
In Urbino, a dì XXVIIJ de Genaro MDXIIJ.
Questa lettera non l'ho reletta, però V. M. non se maravigli, se è mal scritta.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C. ||

Mag.ce ac Generosae Dominae Aluisiae de Castiliono, Matri ‹sue› honor. Mantue


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 272-273.