263. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 30 dicembre 1512

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] Avegna ch'io sia creditore de molte lettere, non voglio restare de scrivere questa a V. M., per fargli intendere che Dio gratia io sono sano. [2] Quella debbe havere inteso e per mie lettere, e da Zo. Maria a bocha, come io ero per venire alla volta de Lombardia, et anchor creddo; pur non penso che habbia da essere di qua da Carnevale. Io li venivo voluntieri, con speranza de poter star con lei, nel ritorno mio, a Casatico dui o tri dì, e parlare di molte cose: tra le altre, di q.te nostre longe pratiche, che hanno così pocha gratia de conclusione. [3] Io vorei pur che ne tirassimo a capo qualche una, ch'io mi comincio hormai a strachare. Benché li tempi siano mal condicionati, pur bisogneria finirla una volta: sì che occorrendo, la M.V. ne faccia qualche praticha, ch'io lo desidero.
[4] Questo Bartholomeo Martello, mio canzelliero, avegna che in sino al p.o dì mi paresse poco a mio proposito, per esser mal uso a fatiche, poco praticho in ogni cosa, et ignorante, pur ho vogliuto far ogni prova: sì perché me despiace mutar servitori, sì per haverli rispetto, havendomelo mandato V. M. [5] Hora lui menò qui un cavallo, e tiengelo anchora, al quale benché io ne havesse di soperchio, pur sempre ho fatto tenere, e trattare come li mei. È occorso ch'io per un bisogno mio lo mandai lontano de qui cinque miglia, né mai più era stato operato per me, excetto che una volta da Lugo a Bologna, l'altra da Fossombrone ad Urbino. [6] Di questo ult.o lui fece tanto el rumore che parea che la casa ruinasse. E la sorte volse ch'io lo sentì' con le mie orechie dire ch'el conoscea che q.to se li facea per despetto, e che non volea più star meco, e che non c'era neanche venuto per starvi più che dui mesi, che volea poi andar a Roma per certe sue bolle, e che lui era uso ad esser servito, e non servire altri, e tante altre sempità che seria troppo longo a dire. [7] Tra le altre cose disse ch'el se acorgea che io havevo voglia de darli licentia, e che non sapeva come, e non havea ardimento.
[8] El mi fece saltare la moscha, parendomi ch'el havesse troppo torto: che certo io li haveo rispetto assai, e davoli pocha faticha, perché non li comisi mai lettera che non mi bisognasse rifarla de mia mano, né ambasciata così breve ch'el non la facesse a reverso. [9] Così io lo chiamai pacificamente, e disseli che volea ch'el se acorgesse ch'io osava benissimo a darli licentia: e ge la diedi. Dimani li darò quello che li viene, per quello tempo che è stato meco, poi creddo ch'el serà a Mantua. [10] Ho vogliuto narrare tutto questo discorso alla M.V. aciò che la sappia la cosa come è ita, perché oltra le altre sufficientie ch'el ha in lui, el dice poche volte vero. La cosa sta così. Io ho così pocha ventura in servitori, che non so ciò che mi dire: andrò dreto così, al meglio che potrò. Me rincresce ch'el sia stato tale.
[11] Appresso io mi trovo senza un quatrino. Prego la M.V. che quelli denari che la mi havea apparechiati, la voglia mandarmeli per Zo. Maria cancelliero, che io sono legerissimo, e vivere non si pò senza. Nui non havemo mai visto un soldo del papa sei mesi sono: sì che la M.V. non manchi, e più che la pò, ch'io li aspetto con grand.ma devotione. [12] Aspetto anchor Christoforo, et el mio cavallo, el quale come sia qui, spero dar via: e creddo serà ben dato, se ben lo donassi a qualchuno. Scrissi anchor alla M.V. de una fodra. Io la vorei andando a Milano; non andando, non vorei fare quella spesa, perché ne ho pur una de màrtiri. La M.V. mi avisi se la ne fece praticha alchuna. Altro per hora non mi occorre, se non a lei sempre racomandarmi, et a tutti li nostri. Le cose di Pesaro, pensamo che presto presto debbano essere in bon termine.
Di novo a quella mi raco.do.
In Urbino, a dì penult.o de X.bre MDXIJ.
De V. M.
Ob. F.
B. Cast. ||

‹Mag.ce ac› Generosae Dominae Aluisiae de ‹Casti›liono, Matri sue honor. Mantue


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 268-269.