257. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 9 novembre 1512

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] Hoggi ho recevuto per man de Albertino due di la M.V. Circa quanto la me scrive del havere riguardo alla vita mia, quella pò ben pensare che anch'io non ne faccio poco caso: pur el poveretto de M. Cesare creddo sia manchato, perché così havea da essere, e non di veneno. [2] Sì che la M.V. non pensi se non al bene, e speri in Dio che ce habbia a governare. Ho apiacere ch'el S.r Cesare Feramoscha sia aloggiato lì, et habbia conosciuta la casa: che certo è molto amico mio, et homo da bene.
[3] Le particularità de Genestreto, sono ch'el è posto in una colina de le più belle che se possino trovare, piena tutta tutta de frutti, et olive e vigne, lontano da Pesaro cinque milia, verso Fano e Urbino; e li nascono bonissimi vini, et ha bonissimo aiere. [4] Rocha non ci è, né habitatione pel patrone, ma sì molte bone case de' citadini; e lì intorno le più belle possessioni che se possi imaginare, da piacere, e da utile. [5] E perché la M.V. pò comprhendere quanto io mi contentasse havere qualche facultà for di là, per potere una volta stare in casa che fosse mia, et havere in più lochi, per infiniti respetti, ho hauto piacer assai di questo castello, perché in effetto al mondo non è altro che un poco de honore, benché ogni cosa è fumo, ma vorei haverli appresso qualche facultà, che mi potesse dare da mangiare; tanto più che come ho detto qui sono possessioni bellissime.
[6] Io havevo pensato quando fosse in piacere de la M.V. transferire Pelalocho alle bande de qui: che un quatrino mi valeria un grosso tanto ch'io habito in q.te bande. Che in fine non mi pare a me ch'el homo habbia da cercare cosa al mondo più che de vivere quieto, e con honore, perché in ogni loco luce el sole. E quando io haverò qualche cosa qui, ce potremo star tutti; e de li altri se piacerà a Dio.
[7] El modo che io havevo pensato de tenere per tirare Pelalocho di qua, è questo: che el S.r D.ca nostro si è obligato dare al S.r Galeazo da Pesaro facultà che li diano sei cento duccati d'oro per certe robbe che lui ha lassato nel stato di Pesaro, et el ditto S.r Galeazo se contenteria d'haverle in mantuana. [8] Io ho pensato che per una parte se li potesse consignare Pelalocho, et io pigliarmi tanto dal S.r D.ca dal canto di qua. E per questo io scrissi l'altro dì alla M.V. per Ser Federico cancelliero del S.r D.ca nostro, che desiderava sapere la entrata di Pelalocho, e quanto el seria estimato in vendita, per intendere se io havevo più presto a dimandare uno equivalente de intrata, o de valuta: perché forsi una facultà de sei milia duccati fruttaria più qui che là, o vero più là che qui. Sì che prego la M.V. che voglia avisarmene.
[9] Creddo ben che la M.V. mi chiamarà per fastidioso; pur bisogna mo' far così, per essermi misso in animo de uscire de questi mei debiti ch'io ho qui. Parendomi quelli di là siano pur troppo, sonmi posto al forte, e me ne sono sortiti molto più ch'io non pensava; sì che el pensiere mi è andato fallito: ciò è che non ho potuto satisfare con quella somma che mi credevo, essendomi bisognato fare la spesa grossa come faccio.
[10] Sì che prego la M.V. al ritorno de Hieronimo, che creddo serà apportatore di questa, che la voglia ogni modo mandarmi trenta duccati, che la S.tà de Nostro S.re ce tratta così male del nostro soldo, ch'el mi bisogna per hora far fundamento poco in altro che in quello di casa. Sì che prego la M.V. a mandarmeli ogni modo.
[11] Noi siamo adesso qui ad Urbino. Non so ciò che se faremo del star o andare, o come: Dio ce guidi lui. Le berette rosse, io non le voglio per portarle adesso, ma a tempo conveniente.
Altro non mi occorre se non che alla M.V. continue mi raco.do.
In Urbino, a dì IX de IX.bre MDXIJ.
De la cosa di Pelalocho, la M.V. non ne parli, ciò è del mio pensiero, se non con chi la pò parlare securmente, perché occorrendo, io faria ch'el S.r D.ca mandaria un homo là per questo effetto, a trattare la cosa: per ogni rispetto, e max.e aciò ch'el S.r Marchese non pensasse obviare a questo mio disegno; il che creddo non faria vedendo che fosse interesse del S.r D.ca.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C. ||

‹Ma›g.ce ac Generosae Dominae Aluisiae de ‹Cas›tiliono, Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 261-262.