256. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Pesaro (PU), 1 novembre 1512

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] Accadendomi questo messo, ho vogliuto avisare la M.V. come io sono Dio gratia sano, e tròvomi qui in Pesaro col S.r D.ca. El portator di questa non so se serà Matheo da la Brancha nostro, o pur ser Federico, cancelliero nostro ducale. L'uno e l'altro di loro qual si sia potrà informare la M.V. de le cose che sono passate qui. Io non ne dirò altro.
[2] Io ho questo cancelliero, quale per fin qui mi pare veramente bona persona, ma dubito che sia da poco, et anchor non mi pare che scriva troppo bene, e creddo ch'el possa male la faticha; di modo che, s'el ha qualche mala notte come ne ha haute due o tre, dubito ch'el anderà in fumo. Pur de dì in dì vederemo ciò ch'el farà.
[3] La M.V. sa quanto desiderio io ho hauto molte volte, de havere qualche poco di facultà for del territorio di Mantua, per molti rispetti. Non bisogna dir quanto molto più che mai io lo desideri adesso. [4] Essendo occorso ch'el S.r D.ca s'è obligato a dare certa somma de facultà in Mantuana al S.r Galeazo de Pesero, per la restitutione de la rocha, ho pensato ch'el seria in proposito mio darli Pelalocho, e ch'el S.r D.ca me desse a mì qui in questo stato lo equivalente. El che potria fare qui vicino a questo castello, de che Sua Ex.tia mi ha fatto gratia: che li sono le più belle possessioni de tutta la Marcha. [5] E molto al proposito mio seria lo haverli qualche cosa oltra el castello. E delibero ogni modo per una via o per un'altra vedere de havergli qualche cosa. Pur a questo el c'è tempo, e son cose che si possono fare pensatamente.
[6] Fra tanto vorei che la M.V. mi mandasse in scritto partitamente la intrata de Pelalocho, e quello che se ne cava l'anno a dinari per ordinario, e quello che seria estimato in vendita ragionevolmente. [7] E di questo prego la M.V. quanto più posso, che la voglia ognimodo avisarmene per el p.o, che li occorre, benché io non stringerò q.ta praticha, né faròne contratto niuno, fin che la M.V. non mi avisa del parere e voluntà sua. Ma vorei sapere quanto ho ditto di sop.a, per poter meglio pensar sul fatto mio. E parendo alla M.V. la potrà anchor parlarne con qualchun de' nostri, e vedere anchor il parer suo. [8] A me pareria bona cosa, haver un redutto, el qual potesse dire che fosse mio; e se Nostro S.r Dio mi concedesse mai gratia, che q.te nostre pratiche una volta se terminasseno in bene, havere dove se potesse stare, senza stare in casa d'altri. E queste seriano cose stabilissime e ferme: Dio facia el meglio.
[9] Harò caro intendere se la M.V. harà mai hauto quella mia lettera portata per quello spagnolo, dove io la avisava de Genestreto. Per hora non mi occorre replichare quanto scrissi per Albertino; la prego solo che la mi avisi di quanto di sop.a li ho ditto, e come sta el mio cavallo, e se Iulio impara.
Et io a quella sempre mi raco.do, et a tutti li nostri.
In Pesaro, a dì p.o de 9.bre MDXIJ.
De V. M.
Obe. Fi.
B. C. ||

‹Ma›g.ce ac Generose Domine Alui‹sie de› Castigliono matri ‹s›ue hon. Mantue


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 259-260.