246. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 6 giugno 1512

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] A questi dì hebbi da Hieronimo nostro due lettere de la M.V. insieme con li denari che la mi scrivea, che mi forno car.mi. Così se la potrà anchor adesso per Camillo mandarmene qualche uno, la mi farà singular piacere, perché semo per haverne gran bisogno: e la prego farlo ogni modo. Li scuffiotti mi sono stati car.mi, perché me paiono belli, et anchor perché n'havevo grand.mo bisogno.
[2] Quella lettera che desidera la M.V. sapere s'io l'ho hauta con quelle due berette, io la hebbi. Non ho potuto vedere Christoforo, perché quando lui è venuto, noi eramo qui ad Urbino, dove per anchor semo, e li nostri tutti restorno ad Arimino, e lui se fermò lì con el Papagallo. [3] Hora lo remando indrieto con un mio cavallo giovane, del quale ho bonissima oppinione; prego la M.V. li faccia attendere bene. Màndolo perché vorei ch'el fosse cavalchato un mese o dui da quelli cavalchatori lì da Mantua, perché me lo assettasseno bene, e li mettesseno un morso. E poi come fosse in bon termine, manderei per esso. [4] Prego la M.V. voglia comandare a Christoforo che non li manchi de diligentia e sollicitudine. E perché Camillo me scrisse a questi dì ch'el desiderava venire in qua a condurre le mie arme, V. M. li faccia intendere ch'io sono cont.mo ch'el venga, e quanto più presto, tanto meglio.
[5] El modo me pareria, ch'el venisse per acqua fino a Ravenna, con quelle arme ben aconcie in una cassa, che non potessino ruginirse, e lì fare recapito al Castellano, el quale gli farà intendere dove io serò. E s'el non harà modo di farmi condurre ditte arme, me avisi subito, o venga lui, lassando le arme al Castellano: ch'io manderò per esse. [6] Vorei anchor ch'el mi conducesse quello roncino che lui menò in là: e questo anchor potria menar per acqua. E perché io me trovo senza alogiamento da campo, et a questi sono stato continue in praticha per haverne qui uno, del quale al fin sono restato inganato, vorei che la M.V. facesse vedere a Mantua se fosse possibile ch'io ne fosse servito de uno, che parmi racordare che siano boni maestri. [7] Harei caro che se ne trovassero qualche uno de fatti, senza farli fare, per esser servito più presto, che ne ho grand.mo bisogno: la M.V. ne facesse tòrre uno fornito, e mandarmelo insieme con le arme. Vorei che fosse una trabaccha, e non paviglione, di bona tela, e di grandezza, tanto , che con le stange, fosse una soma de mulo, più presto legiera che greve. [8] E pur quando non se ne trovasse de fatte, che la M.V. me ne facesse fare una con la maior prestezza che si pò, e mandarmela: e sop.a tutto che habbia bel garbo. Io ho dato comissione a Christoforo, nel passar da Ferrara, vedda d'havere el salvocondutto. Creddo che lo harà.
[9] Del Gobbo, creddo che la M.V. habbia pur bisogno de chi la serva, però mi pare che la possa tenerlo, essendo horamai stato tanto in casa ch'el si pò chiamare alevo, e pur, anchor sia tristo, gran fatto è ch'el non sappia far qualche cosa. [10] Non è tempo de parlare adesso de quello che scrive la M.V. per M.a Ludovica. Harei ben car.mo ch'el debito nostro con lei una volta se terminasse. De quella cosa de M.a Constanza nostra, a me piaceria: finché queste guerre non pigliano qualche verso, mi pareria materia ad attendergli.
Altro non mi occorre che scrivere alla M.V. se non racomandarmeli sempre, et insieme a tutti li nostri. Io sono Dio gratia sanissimo: del resto Christoforo dirà a boccha a quella.
In Urbino, a dì 6 de Giugno MDXIJ.
La S.ra D.ssa giovane se raco.da a V. M. et a Sor Laura.
De V. M.
Ob. F.
B. C. ||

‹Ma›g.ce ac Generose domine Aluisiae de Castiliono, Matri sue honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 247-248.