238. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 29 gennaio 1512

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] Io resposi alle lettere de la M.V. portatemi da Christoforo da Asola, per el medemo, e lui mi ha promisso de mandarle subito. Ho dopoi hauto una vechia lettera dal Rosso, un'altra da Catanio, et ho mandato quelle cosette a Brunoro da Thieni. [2] El Co. Chiemento creddo pur che con queste mie lettere mett‹e›r‹à› qualchuna sua, a suo patre, al quale prego V. M. che mi raco.di. El Conte Chiemente sta bene.
[3] Del cavalchare nostro, non se sa anchor ciò che habbia ad essere. Accadendo, io procurarò de far bene, e col meglior modo che saperò. De la cosa nostra, non ne dirò altro: Dio fa ogni cosa per el meglio. [4] Sono ben restato un poco di mala voglia intendendo così sotto ombra el S.r Marchese haver novamente ditto certe cose di me: che mi dispiace troppo che qualche mala lingua habbia più forza, che la mia vera servitù. Se in qua venisse qualche messo fidato, harei troppo a caro che la M.V. mi avisasse, se la ne sa niente.
[5] Berardino Messaglia si è el portator di questa. Io li ho dato comissione de una cosa che già molt'anni ho desiderato, ciò è una armatura de Elemagna, perché mi trovo male armato. Prego la M.V. quando serà il tempo, darge quelli denari che esso per tal conto li dimandarà, perché io desidero questa cosa, quanto poche altre ne potesse havere. [6] La M.V. potrà intendere da lui e 'l tempo, e la quantità, che creddo serà il tutto da circa sesanta fiorini de Reno. Io so che lui farà el meglio che serà possibile, e del pretio, e del resto.
[7] Appresso vorei che la M.V. mi mandasse due berette alla italiana, ciò è senza coste, negre, doppie, e con due pieghe, larghe, ciò è le berette, e basse. Io mi sforcerò de star più che potrò a dimandar dinari alla M.V. e vederò de valermi de q.to Christoforo da Asola. [8] Ho apiacere che la M.V. habbia dato quelli dugento duccati a M.a Polisenna, per asmorzar qu.ti nostri interessi, perché mi premeno, e q.to, molto più che niuno de li altri, tanto ch'io non voria quasi mai racordarmelo. [9] Voria voluntieri che usissimo de quello de M. Amato, et importa, per haver carta de fine da M.a Ludovica, inanti che la se morisse, perché seria molto fora di proposito che tochasse a suoi figlioli a farla. E poi quello debito è molto vechio.
[10] Presto manderò quello garzone da Eugubio, del quale scrissi a questi dì a V. M., e per lui scriverò anchor diffusamente. Altro per hora non mi occorre, se non che io sto assai bene, gratia de Dio, e desidero haver spesso tal nove de la M.V., e de tutti li nostri, fin tanto che le cose se asettano in modo che una volta se potiàn vedere.
A quella sempre mi raco.do.
In Urbino, a dì XXVIIIJ de Genaro MDXIJ.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C.

‹Mag.›ce ac Generosae dominae Aluisiae de Castiliono, Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, c. 241.