230. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 1 agosto 1511

Mag.ca ac Generosa domina et Mater honoran. [1] Hier matina recevi una de V. M. da Fracasso da Radondesco, la quale lui dice havere hauto a Mantua, da non so chi. La lettera è de XVIIJ del passato; in quella la M.V. me avisa havere hauto el Papagallo, e come Mateo Cusatro li ha portato quelle scriture.
[2] Quella lettera che la M.V. me scrive, havere mandato per la via del Codilovo, credo non havere hauta, perché non ho mai inteso la electione fatta de m. Zo. Iac.o, la quale m'è piaciuta assai; né ancor ho inteso, de quello messo, che la V. M. me scrive essere venuto, con quella resolutione de 5 milia duc. de M.na Bionda.
[3] Circa alla mula mia, io desidro troppo de haverla, perché è bonissima. Prego la M.V. voglia fare scrivere lei, a Mateo Cusatro, questa mia intentione, e con danari, o con quel modo che si pò, vorei rehaverla. De quelle scriture, io non credo havere perso cosa de importanza. [4] Non ho ancor inteso, per lettera de la M.V. quella havere recevuto la lettera mia, dove gli avisava dentro de la scomunica nostra, benché però la me ne cegni un poco.
[5] Heri sera de notte, gionse qui Cristoforo, con quelli dui cavallj: sani Dio gratia. Da lui hebbi un'altra lettera de la M.V. de XXV del passato insieme con le robbe, che la me scrive: del che la rengratio assai. Èmi piaciuto l'aviso de m. Zo. Iac.o, el quale è assai diffuso. Vero è che contento mio seria stato de vedere con l'ochio: pur non si pò altro.
[6] Noi stiamo fra dui dì, per partire de qui, per Roma, per ultimare queste nostre cose, del sig.r D.ca con tuttj noi altri, e credo che presto le expediremo, e bene, e subito tornaremo a Urbino. Io subito che siamo retornatj qui, voglio in ogni modo venire in Lonbardia: quando la cosa se potesse intertenere fin a quel tempo, me piaceria assai. [7] Purre, quando la M.V. li veda periculo che la non se expedisca per altro, V. M., parendo a lei, et a m. Zo. Iacomo, el quale molto più pò dire al longo, che scrivere, la concluda in nome de Dio, con quel meglio modo, e meglior conditioni che se pò: perché in effetto, questo assai più mi piace, che quello de M.a Bionda. [8] Vorei ben, facendosi questa cosa, fusse secreto, e non se publicasse per adesso, perché potria essere forsi mezo bono per assettare qualche cosa mia, col Sig.r Marchese. Purre come io ho ditto de sopra, me piaceria s'el se potesse intertenere la cosa, fin ch'io fusse lì. Circa a questo non mi pare che ce sia altro che dire.
[9] A quello parente, o amico, de Mateo Cusatro, non saprei che scrivere, perché io no 'l cogniosco, né so come el se habbia nome. Quello mulo da soma, che lui dice havere, non pò essere el mio, perché io li ho rehautj tutti dui: forsi è de m. Cesare. E dapoi che questo homo da bene dice essere molto amico mio, io harei a charo de havere el mulo, per darlo a m. Cesare. La M.V. li pigli mo' lei, quello expediente che gli pare.
Altro non mi occorre per hora scriverli, se non sempre racomandarmeli de core.
La mia mano: non è ancora in termine, che io possa scrivere, ma tutta via va megliorando, e spero restarne ben libero.
In Urbino, a dì primo d'agosto 1511.
De V. M.
Obe. F.
Bald.r Castilione ||

‹Mag.cae› ac Generosae Dominae Aluisiae de Castiliono matri suae honoran. etc.


Missiva non autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 226-229.