2. Castiglione, Baldassarre a Boschetto, Iacomo

Milano (MI), 8 ottobre 1499

Mag.co et honor. Fratello. [1] S'io non sapesse certo che la bontà, e clemente indulgentia vostra fusse molto magiore che la poltrona negligentia mia, dubitarei che per li mei mali portamenti voi fustive in collera meco: ma la fiducia ch'io ho de non posser errare contra di voi, fa ch'io erri. [2] E questo è ditto per el non haver scritto queste cose di qua: e questo basti quanto a questa parte. Quella medema fiducia che mi fa errare, fa anchora ch'io non mi sforzo a far tropo longa né valida scusa. Le cose nostre di qua, benché credo hormai da molte persone vi siano referte; pur per contenteza mia, scriverò quello ch'io vidi. [3] La entrata de Pavia de la maiestà del re credo l'habiati intesa. Lo Ill.mo S. nostro restò cum la sua maiestà a Pavia, fin sabado, e quella sera venne a Milano. La dominica dopoi disnare se andò contra a la Maiestà del re: el quale venne a San Storzo, che è una chiesia for di la terra, in Porta Ticinese, e lì stete per assai bon spacio. [4] El sig.r M. Zhoan Iacomo, gli dete in mane la bachetta del stato, e una spata. La Maiestà del re dete la spata, al Monsignor de Lignino, quale è gran Camarero, e gran maneschalcho del reame di Francia. La bachetta la ritornò a M. Zhoan Iacomo: e questo fue in camera in San Storzo: e no 'l vid'io, ma fu ditto. [5] In questo tempo, in più compagnie entravano arcieri, et altri francesi confusamente, e cariazi, e prelati, e cavalieri, e vegnivano fora assai zentilhomini milanesi meglio in ordine che potevano. Venne dentro circa dodese cariazi del figliol del papa parte coperti de veluto negro, parte di brocato d'oro: poi circa altritanti pagi su corsirotti assai belli vestiti a la francesa, che fece bel vedere. Venne poi incontro a la maiestà del re, el cardinale Borges legato, San Petro in Vincula, el cardinale Roano, tuti tre insiema.
[6] In questo tempo zentilhomini, sig.ri, e cavaleri francesi non cessavano andare inanti e indrieto per quella strata, vedendo dame, e facendo far gambate a li cavalli: boni cavalli, ma mal manegiati. E la più parte de quelli cavalieri erano armati, e urtavano chi li venia nei piedi. [7] Fu uno arciero che misse mano a una cortella et diede a traverso el collo de piatto, a M. Evangelista, nostro maestro da stalla, una gran bastonata. E tanto gli havea fatto né ditto, quanto voi. Patientia.
[8] Pur quando Dio vòlse venne el re. Prima se sentì sonare le trombe, poi cominciòno a comparire fanti elemani cum un suo capitanio inanzi a cavallo: loro a piedi cum le lanze in spalla secundo el consueto suo, e tuti cum un vestitello verde e rosso, e cussì le calce. E questi erano cento: belissimi homini quanto dir si possa. E questa se domanda l'antiguarda. [9] Poi era la guarda del re che se dice sonno tuti gentilhomini, e sonno cinquecento arcieri. Non so quando vanno a la guerra, siano a cavallo o ver a piedi: adesso erano tuti a piedi senza arco, cum una alabarda per uno in mane, e una celata da coppa, e un vestito indosso dal megio in giù rosso e verde; el petto e la schena, rechamate e questo rechamo si è uno istrice, ciò è un porcho spino, che si scuote, e sparge le spine. Questi andavano molto streti. [10] Dopo loro imediate era la maiestà del re (io mento per la gola: el g'era i trombeti del re e gli altri, i nostri cum un vestito como è quello de' balestreri, de raso) et havea inanti el S.re M. Zhoan Iacomo da Triulcio cum la bachetta in mano: da canto alcuni suoi baroni, ciò è monsignor de Begnino e di Lign‹ino e›t altri ‹ch'io› non conoscho. Drieto g'eranno quelli cardinali, ciaschuno al grado suo, et el duxa di Ferara. [11] El Sig.r nostro era in megio de Mompensier suo nepote, e d'uno altro, ch'io non me ricordo el nome. El figliol dil papa era molto galante, e tuti erano ordinati secundo el grado suo: poi molti altri signori e zentilhomini, senza numero, e prelati e milanesi, e forestieri. Dopoi erano dusento zentilhomini francesi homini d'arme, tuti armati, e ben a cavallo, e molto galanti.
[12] Questa era la gente che acompagnava la maiestà del re, per tuta quella via: la quale fin a Castello era coperta de panni, et adornata da canto de donne, e de tapezarie, et altre cose. E qualche uno che voleano monstrar esser affecionati haveano posto l'arma del re sop.a la sua porta, adorna meglio che sapeano. [13] La strata era tuta carica de gente: el re andava guardando le dame, che se dice li piaceno assai. Sopra lui se portava uno baldachino de brocato d'oro, portato da doctori vestiti di purpura, cum le berette e bavari fodrati di varro. Intorno al cavallo erano alquanti zentilhomini milanesi a piedi: e de li primi, e bene in ordine. [14] El cavallo è cervato, non tropo grande, ma pur zentil cavallo: un pocho vano de la bocha. La maiestà dil re havea indosso uno manto ducale, de damascho biancho, e una beretta ducale fodrata di varro anchora lei di damascho biancho. Cussì se n'andò fin in Castello.
[15] La piacia era carica di gente, e lì dove passava la Sua M.tà era fatto una strata de guaschoni, balestrieri a piedi, armati cum celata da coppa e quelli vestitelli ma non rechamati. Quelli guaschoni sono homini di pocha statura; li arcieri poi sonno molto corpulenti. In questa pompa entrò la Maiestà del re di Francia nel Castello de Milano: già receptaculo del fior de li homini del mundo, adesso pieno di bethole, e perfumato di ledame. [16] Se dice che a l'entrar dentro la maiestà del re, misse anchora mano al stocho, e fece cussì un pocho de paura a certi che volseno tòre el baldachino: pur non fece sangue, ma se manegiò un poco. Sta‹ti› cussì ‹un› pocho andassimo a casa. [17] El lunedì matina andassimo a corte drieto a lo Ill.mo S. nostro, e poi la maiestà del re andò a messa a Santo Ambrosio, in mezo a quelle alabarde, acompagnato da tuti li signori sopradetti. La messa fue cantata per el vescovo di Piasenza. Ditta la messa, e acompagnato el re in Castello, andassimo a disnare, e poi se tornò a corte. [18] Martedì matina el S.re nostro a dì andò a corte cum dui o tre cavalli, cum un falcon in pugno, perché cusì havea ordinato lo roy: e andòno in campagna. El dopo disnare s'andò a corte. Questa matina io non mi son partito di casa.
[19] De le cose de lo Ill.mo S. nostro in che termine siano, non lo scrivo, perché vegneno persone che meglio sonno informati di me: ma a le gran demonstracione ch'io ho visto, e gran domesticheza, parmi comphrendere una gran comformità de sangue tra la maiestà del re, e lo Ill.mo S.r nostro. Sì che spero le cose succederano, molto prosperamente.
Altro non scrivo, se non che a la M.V. mi racomando, e prègola se sforci de ingagliardirse presto.
Mediolani, 8 octobris 1499.
El Vostro Fratello
Bal. Castig. ||

Al Mag.co Cavalliero M. Iacomo Boschetto da Gonzaga a me cognato e fratello hon. In Mantua


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 2-3.