163. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 26 agosto 1509

[1] Mag.ca ac Generosa mater honoranda. Io scrivo pur anchora di mano de canzelliero, perché questo mio malo me ha lassato alchune fummanelle, che me dano fastidio et tenghono di febre; pure questi medici non la stimano. Spero in Dio che anchora di questo presto sarò libero.
[2] Del dispiacevole caso occorso della captura de l'Ill.mo S.r nostro, la M.V. può pensare de quanto dispiacere sia stato a tutti noi, ma in specie alla Ill.ma S. Duchessa, li affanni della quale ognuno sente, et specialm.te io, per li infiniti oblighi ho ad sua Ex.tia. La M.V. inten.rà dal portatore di questa le dispositioni dal canto di qua, molto più diffusam.te ch'io non potrei scrivere.
[3] Ho receputo tutte quelle cose le quali me scrive la M.V. per Io. Martino, et così la rengratio del tutto quanto più posso, pregandola che lei rengratij M.a Francesca mia sorella delli soi salammi. M.a Polisena non absolvo del debito, con animo di commutarlo in qualche altra cosa.
[4] Quel peso di lino, che doveva venire a Franc.o, è de una delle nostre donne di casa, la quale haveva dato li danari a Franc.o, che glielo mandasse ad comperare. Però quando la M.V. harà modo et occasione, la prego voglia mandarlo.
[5] Delli cavalli mei credo haverne scripto abastanza alla M.V. Del Buffone, quando accaschasse a venderlo, non vorria si desse per mancho de cento ducati, che già n'ho potuto havere trecento. Pure per sei o octo ducati non se stia di darlo via. De quelli poledri, adesso che Christophoro c'è, credo che sarano ben governati, havendo uno garzone apresso di lui.
[6] Io. Martino me ha decto la M.V. havere dato cento ducati a M.a Ludovica et haverla tolta in casa. A me piace assai, et molto desideraria che la summa andasse tanto in alto, che la fusse satisfacta del tutto, et con qualche destre et bone parole la M.V. la inducesse a fare carta de fine; perché se stando là in questi termini, lei venisse a morte, li figlioli ci potriano dare qualche disturbo.
[7] Prego la M. che la qui alligata voglia fare dare a Lud.co Mantegna, et procurare quella risposta, et raccomandarmi a tutti li nostri, et condolersi in nome mio con la Bianca et tutta la casa de gli Uberti del caso del poveretto Scarampino, el quale io amai summam.te. Dio li perdoni et dia pace alla anima.
[8] Quella faldiglia berectina che la M.V. scrive non sapere di chi si sia, è di M.a Gostanza Fregosa. Come io per un'altra mia, portata da uno soldato, li ho scripto alla M.V., la intentione di M.a Gostanza saria che la fusse data alla Isabella, donzella della S. Marchesana, et dice insieme con la faldiglia havere facto consegnare a Pedrone una sua lettera ad epsa Isabella. Forse Pedrone la perse, o per qualche altra via se smarrì: la M.V. potrà fargliela dare.
[9] Perché, dapoi ch'io feci quella mia fodera de martore, l'usanza è venuta de q‹ui› de fare magiore le veste, trovo che adesso, alle veste che si usano, me li mancha uno grande pezzo. Però, harei troppo charo che la M.V. vedesse se lì a Mantua, se ne potesse havere uno mantello, che fusseno belle, et farmele havere, che di qua non se ne trova, chi non cercasse a Roma, dove sono carissime. Non sarò più lungo, rimettendomi del resto al portator di questa.
Così senza fine alla M.V. me rac.do et a tutti gli altri nostri. Non ho possuto fare le raccomandationi della M.V. alla S. Duchessa, quale la è alla Abbatia de S.ta Croce. Come sia tornata, credo sarà fra sei dì, satisfarò al tutto.
Urbini, XXVJ Aug. MDVIIIJ.
Di V. M.
Obedientissimo Fi.
Baldesar Cast‹ilione› ||

Mag.ce ac Generosae Dominae Domine Aluisiae de Castiliono, matri hon.dae


Missiva non autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 156-157.