153. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 13 marzo 1509

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] A questi dì ho haute tre lettere de la M.V., a le quali per sino a qui non ho risposto, per carestia de messi. Èmi assai despiaciuto de la morte de quella povera putina di M.a Polisena. Patientia: dil tutto Dio sia laudato, e facia in cambio di tante scontentezze venir qualche contento.
[2] Io intendo che M.a Polisena ha due belle e bone mule, ben conditionate, et è per venderle: quando le siano de la sorte ch'io intendo, harei caro haverne una, pagandola per quello che faria ogni altro, perché ne ho grand.mo bisogno. [3] E questa ch'io ho per esser di pochissima persona, non è a proposito se non per andare a sollazo, ma non per viaggio. Prego la M.V. di questo me avisi, et in specie le conditioni de le mule, ciò è la persona, el mantello, la bellezza, et il pretio.
[4] Li mei cavalli sono agionti sani, excetto che il Buffone, al quale ha pur dato gran fastidio quella sua gamba: di modo ch'el mi serà forza con qualche modo trovarmene un altro, che non mi confidarei in un bisogno per niente di lui. Dio perdoni a M. Iacomo Zurla che non mi ha mai voluto dare quello: anch'io non li farò mai apiacere.
[5] De quello garzone che non voglia stare senza sallario cum li mei cavalli, io harei a caro ch'el fosse pur intratenuto, se gli è per il bisogno. Non essendo, la M.V. potria far vedere cum quelli cavalchatori, trovarne un altro, e dare licentia a questo, fin tanto che la si vedesse dove rieschano questi poletri: se serano stropiati, o pur se guariranno, come io desidero. Se di là si sentisse qualche bon cavallo fatto, la M.V. me avisi.
[6] Ho hauti anchor li denari da M. Cesare, come scrive la M.V., ciò è 25, perché se mi rassigna haverne speso cinque per spesa de li mei cavalli. Seria pur stato meglio a dargli a S. Angelo da Cagli, ch'io li harei hauti più presto. [7] Quanto più presto la M.V. potrà, la mi mandi quelli […] perché le cose de Italia sono in tanti tumulti, seria facillissima cosa, che anchora a nui tochasse a cavalchare; seràmi pur bisogno de qualche più somma credo. Dio mi dia gratia de una volta essere Sig.re de cento duccati: che quando sia no 'l so.
[8] Se la cosa di Pellalocho succedesse, crederei essere satisfatto de questo mio desiderio, e di molti altri. Dio me ne concedi gratia.
[9] e questo partito de Arch. non mi satisfà, per quelli rispetti che anchor la M.V. avisa. Oltra questo, non volendo io mai esser amico de M. P., non voglio anchor essere suo parente. Del Co. Girardo ho inteso il tutto: vederimo ciò che succede. [10] Mi maraviglio e doglio pur assai del Vismara, che sia così negligente in mandare quelle mie arme, ma io ho per usanza de ritrovare rarissimi amici che vòliano mai fare cosa alcuna per me. Prego la M.V. che di novo voglia rescriverli, perché vorei pur havere queste arme, se possibile fosse.
[11] Io non credo per hora non haver altro da scrivere alla M.V., se non come per Dio gratia tutti siamo sani. Aspettava ben che la M.V. mi mandasse qualche cervellati per M. Cesare. Questo non dico già per manzarli adesso, ch'io facio pur la quaresima, e Dio sa cum quanta astinentia: che se li pesci dovessero agiongere qui, li bisogneria venire per monti un gran pezzo. Vivemo el più de herbe.
[12] Del comandamento che mi fa la M.V. del dire de lo officio, la prego di gratia che la voglia asolvermene, non perch'io non lo voglia dire, che lo voglio pur dire in ogni modo, ma se per qualche occupatione importante talhor mi occorresse lassarlo, el comandamento de la M.V. me rimorderia poi troppo, e pareriami fare doppio peccato. Sì che prego la M.V. me ne voglia asolvere, e questo dico da vero.
A quella sempre mi racomando, et insieme a tutti li nostri.
Urbini, XIIJ Martij MDIX.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C. ||

Mag.cae ac Generosae Domine Aluisie de Castiliono, Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 145-146.