147. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 23 gennaio 1509

Mag.ca ac Generosa Domina et Mater honor. [1] Per lettere de lo Ill. S.r Giohanne nostro da Gonzagha, ho inteso la morte del poveretto de M. Iacomo nostro, la quale mi ha dato quel despiacere che meritava l'amor fraterno ch'io li portavo. Patientia: Dio li ristauri a l'altro mondo la vita sua poco felice. [2] Scrivone una letteretta a M.a Polisenna, la quale credo che sia tutta piena de amaritudine, e racomàndola a la M.V. Prègola anchor che la me avisi particularmente questo transito suo, e se anchor s'è aparechiato marito a l'Anna, e ciò che farà M.a Polisenna.
[3] Credo che la M.V. harà haute mie lettere dal Spagnolo de M. Cesari, e in quelle pur brevemente visto quella nova, che credo li dispiaccia, come anchor a me. E invero nui haverissimo qualche causa de dolersi: che la fede era già data da l'una banda e l'altra, e stabilita a parole. Pur è successa totalmente, e conclusa con questo fiorentino. [4] Gran causa, per particulare interesse credo che habbia mosso Monsig.r R.mo; non che fosse ripentito de le conditioni mie, come V. M. vedrà per la qui inclusa sua de mano propria a me. Del tutto Dio sia laudato: prego la M.V. che non voglia atristarsene, perché forsi seria stato el contrario de quello che speravamo. M. Cesare a longo ne parlerà a la M.V.
[5] È stato ditto a la S.ra D.ssa ch'el Co. Philippo Borromeo lassò due figliole femine, cum bonissima dote. Sua Ex.tia ha scritto a Milano, per intendere le conditioni particularmente. Se la M.V. havesse modo de saperne qualche cosa, seria bono.
[6] Quando a la M.V. parerà potere, acquetate che siano queste tribulationi de M. Iacomo nostro, so che la non mancherà de le cose di Pelalocho, come quella che così credo le habbia a core com'io; e quelle de Milano medemamente. [7] Quelli pezzi de arme ch'io aspetto da Milano, prego la M.V. che solliciti de haverli, non li havendo hauti, aciò che almen quando tornerà el S.r D.ca nostro, el quale fra tre dì se mette in camino per Mantua, io le possa havere.
[8] Io mandai a la M.V. una lettera de M. Pietro Bembo, per le cose di Vineggia; credo pur che la M.V. habbia haute quelle lettere, che venero per un cavallaro, avegna ch'io non ne habbia hauto risposta alcuna.
[9] Io me ritrovo havere qui parechi debiti, e benché non ce ne siano de tropo grandi, pur tutti insieme fanno qualche cosa: di modo ch'è impossibile ch'io de qui li provegga. [10] È forza che la M.V. me ritrovi fino in sesanta duccati d'oro per satisfarli, che altramente, non li è via, per el bisogno del viver mio quotidiano, el quale è pur carestioso, max.e bisognando comprare fino al sole. Sì che prego la M.V. voglia far provisione a questo, quanto più presto la pò, senza tracollare, o impegnare però, et avisarmi spesso de li mei cavalli.
Non serò più longo: solo a la M.V. senza fine mi racomando.
Urbini, XXIIJ Ianuarij MDIX.
La S.ra D.ssa se dole assai con la M.V. e con Mad. Polisenna de la morte de M. Iacomo nostro: el S.r Giohanne ne ha avisato Sua Ex.tia.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C.

El debito che havea Marsilio Grasso meco, era sei duccati e mezo: lui ne diede uno a quello garzone che lo acompagnò a Mantua, da tornare indrieto: due corone hebbi io, li altri io li ho pagati. La M.V. pò far prova de haverli.

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Mag.cae ac Generosae Dominae Aluisiae de Castiliono, Matri suae honor. Mantuae


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 136-137.