121. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Fossombrone (PU), 24 febbraio 1508

Mag.ca ac generosa domina et Mater honor. [1] Mando a la M.V. Antonio mio novello cancellie‹ro› cum animo che la non me lo lassi tornar qui più, per amor de Dio. E veramente a me dole ch'el non sia stato in proposito mio, e per me e per suo patre; ma a dir el vero, io voglio pur più presto haver rispetto a me che a li altri. [2] Questo puto è scempio de una prosumptuosa, e matta, ch'el vole dir villania a questo e quello, e poi non sa pur aprire la bocha a manzare. Per quello poi ch'io el voria, ne sa così poco, che credo ch'el non ne imparerà mai più: el non sa pur legere el libro de Morgante, né 'l Cento Novelle senza combinare: poi è così grandazo. [3] Io in effetto lo rimando a la M.V. A lui ho ditto che ve lo mando per ambasciatore, et holi comisso alcune cose che credo se le scorderà la mità. Ma de ciò ch'el dirà la M.V. non li creda niente, che è ditto così pro forma.
[4] Io scrivo a suo patre ch'el Sig.r Duca mi manda a Roma, e cum pocha gente, e che lo rimando a casa per non lassarlo qui a perdere il tempo; e quando serò tornato, s'el bisognerà, manderò per esso. La M.V. li pò medemamente dire ch'el vadi pur a casa, che quando bisognerà, si manderà per lui. De quello mio andar a Roma, non è vero niente.
[5] Mando Bernardino staphero a la M.V. cum uno mio poletro: la prego ben ch'el non ge pari mo' tropo, che li prometto non ge ne mandar più quest'anno. Ma questo è de lo Reame, e di bonissima raza, e spero che serà bon cavallo: lo racomando insieme cum li altri. [6] Mando anchor due maze de fichi a la M.V.; quella mi perdoni se son pochi, che è restato sol per non haver modo de mandarli, ch'io non ho se non un mulo, el quale bisogna co‹n›tinue per me, per legna, e paglia. La M.V. li goda così pochi come sono; non li dimando in contracambio altro se non forsi qualche pezo de salame, cervelati, o ver andutoli. [7] Se la M.V. credesse che due para de caponi morti, aperti durassero cinque, o sei dì, la potria mandarmene dua para; ma vorei che fossero grassissimi, e non essendo la M.V. non li mandi, perché li vorei per el S.r Duca. Non dirò più di questo.
[8] Le nostre robe condutte a Rimino sono state disgratiate, che tanto sono stati pessimi li tempi, che non è stato possibile condurle da Arimino ad Urbino. [9] E per questi sospetti se sono fatti de molti fanti lì, li quali alogiavano per la terra; et essendo io avisato ch'el non eran secure quelle robe, mandai Zo. Martino là, e così holli fatto vendere ogni cosa, per mancho male. Credo che serò satio de mandare mai più a tòrre simil robe in Lombardia.
[10] De quello partito ch'io scrissi ultimamente a la M.V. non ne ho mai più inteso altro. Questi tumulti de todeschi fanno stare ognun sospeso; qui nui non intendemo se non cose generali. A Mantua, chi è più vicina, se debon savere le nove più vere.
Altro non so io che scrivere a la M.V. se non racomandarmeli sempre, e così a tutti li nostri, a li quali non scrivo, pensando che la M.V. deba suplire per me: a la quale di novo mi racomando. El S.r Duca, e Madamma duchessa stanno bene Dio gratia.
Ex Forosempronij, 24 februarij MDVIIJ.
De V. M.
Ob. Figliolo
B. C.

Mag.ce ac generose domine Aluisie de Castiliono Matri sue honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, c. 109.