108. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 12 novembre 1507

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Per el mandato del Mag.co ho visto quanto me scrive la M.V., e per il medemo li respondo: ho hauto charo intendere che Carlo habia hauti li suoi trienta duccati, e che a quello instrumento cum monsig.r de S. Marco se sia posto bon ordine. Prego ben Dio che una volta habiamo da trattare qualche facenda, dove nui anchor faciamo instrumenti di recevere, e non di dare: non so s'el serà mai.
[2] La M.V. non se maravigli s'io qualche volta mi doglio, che non posso far altro. E parmi havere un tarlo che mi roda il core continuamente, quando mi racordo, che mai posso tochare un quatrino, che non sia prima speso che venuto in man nostre; cum tanti debiti et interessi, e fastidij, che gli è una compassione. [3] E per uscirne una volta, io serei quasi inclinato, e crederei ch'el non fosse male vendere tanto del nostro che se ne uscisse una volta: e vivere in pace con un poco di mancho, che in tanto fastidio con assai; pur questo è un discorso così.
[4] De quelle nostre cose de milanese: ogni volta che questo imperatore chiaramente non venga, o ver che per qualche modo le cose de Milano se acquetino, io dellibero ogni modo de recuperarle: che per mille duccati harimo il vallore de quatro, o vendendo, o facendo qualche altro partito. Questo più a bel agio.
[5] Quanto io desideri che monsig.r mio di Ferrara sia satisfatto de quello che li siamo tenuti, Dio el sa: non ne scrivo a la M.V. perché so che lei li pensa più che non facio io, o ver almancho tanto.
[6] De quello furto che mi fu fatto, io fin qui non ho hauto tempo di far fare inanti al podestà qui quello iudicio, ma faròllo, e subito lo manderò a la M.V. secundo che mi scrive Francescho da Bagno; a lui per hora non scrivo.
[7] Io sono el più desgratiato homo del mondo, considerato che hozi sono 25 dì che ho lettere da Vinegia, che quella licentia per la mia biada e vino è spazata, et anchor, per diffetto del homo del S.r D. chi è là, non è venuta. Come più presto sia qui, mandaròlla; che qui ogni dì se incarischono queste vittuaglie, tanto che me disfanno, e lì dove havimo de la roba, la non vale un quatrino. Queste son le mie venture.
[8] Ho hauto a caro intendere la voluntà de Giohan Martino, e la M.V. li potrà fare intendere ch'io da mo' lo accetto, e spero de trattarlo di modo ch'el serà contento de mì, e che harimo a star insieme così lunghamente, che e l'uno e l'altro resterà satisfatto. A lui scrivo poco: harò ben a caro che lui non ne facia motto, perché quando el serà qui con le robe, io alhora lo dirò a M. Cesare.
Circa questo per hora non mi occorre altro, se non sempre a la M.V. mi racomando e così a tutti li nostri: M. Iacomo, M. Polisenna, M. Thomaso, M. Francescha, sor Laura, e tutti. Di novo, s'el accaschasse qualche partito de afitare, o simil cose, harei caro che la M.V. non lo excludesse, aciò che una qualche volta potessimo vivere in pace.
Urbini, 12 Novembris MDVIJ.
Qui è accaduto un despiacevol caso, ciò è la morte de Giohan Andrea del S. Duca. V. M. lo entenderà minutamente dal lator presente.
Di V. M.
Ob. Fi.
B. C.

Mag.ce ac generose domine Aluisie de Castiliono, Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, c. 102.