107. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 25 ottobre 1507

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Perché nui havimo pur hauto al fine nova de quella licentia da Venetia di condurre quelle nostre biave e vino, et essendosi resoluto M. Cesare de non volere lui per la parte sua, più condurne, io sto pur in opinione che la mia parte si conducha, perché qui ogni dì cresce el precio a queste biade e vini, di modo che credo serà una spesa intollerabile.
[2] Per tanto io ho fatto cunto, e mando Io. Martino per condur queste robbe: el quale è informatissimo de la voluntà mia. E benché lui non habbia la licentia seco, perché anchor la non è venuta da Venetia, io ho voluto ch'el sia lì p.a, per mettere in punto ogni cosa. [3] E subito ch'io l'habbia, che serà ogni modo presto, ge la manderò, aciò ch'el non habbia se non da montare in nave, e venire via. La quantità de le robe e vino, io serei contento che fossero più che si pò: poi insieme quelle altre cossette ch'io scrissi a la M.V. [4] Perch'io non ho modo alcuno de denari, non ne ho dato a Io. Martino: pur ho posto il respetto da canto, et ho parlato a M. Cesare de quel mio credito ch'io ho cum lui. E così perché Giohan Martino ha da portarli denari, lui gli ha dato comissione che de quelli denari ne lassi disponere a la M.V.; la potrà de quelli torne tanti che bastino a pagare questi dacij, e spesa che vanno in questa conduttura.
[5] Del resto Io. Martino è informatissimo del tutto, el quale adesso se parte da li servitij de M. Cesare, et a me molto despiace, perché anchor io ne havevo pur utilitate. E quando lui se contentasse de servirme, io lo harei accettato molto voluntieri; et accadendo in proposito a la M.V., harei caro che la ge ne dicesse una parola, ‹cus›sì da sé a sé, mostrando ch'io non ne sapesse. [6] Ma non vorei già torlo adesso al presente, aciò che M. Cesari non pensasse qualche volta ch'io ge lo havesse sollevato; ma vorei che la M.V. mostrasse che a lei ne rincrescesse per amor de M. Cesare e mio, e tochasse così una sol parola cum bon modo.
[7] Lui mena el mio Turchetto: vorei che la M.V. li facesse bene attendere, fin ch'io mando per lui, et accadendoli da venderlo lo vendesse, non per mancho de trenta ducati, perché forse nui andiamo a Roma, ch'io lo venderò per tanto, e forsi più.
[8] Quello garzone harò caro ch'el venga cum questa nave. El Mag.co Iuliano manda dui suoi cavalli a Mantua, credo per farli stare in mano de M. Evangellista; veniranno lì in casa nostra. Prego la M.V. che voglia far careze a questo suo mandato, e non li lassar manchar niente, perché è in proposito assai; e se lui volesse comparar biave né feno, la M.V. non lo comporti: non starà tropo lì. [9] Altro non mi occorre per hora de scriverli, se non che, quando harò queste robe qui, parràmi essere riccho; et a la M.V. sempre di core mi racomando, et a tutti li nostri. Harò caro intendere risposta de quelle lettere che portò Francescho da Bagno.
Di novo a V. M. mi racomando.
Urbini, 25 Octobris MDVIJ.
De V. M.
Obe. Figliolo
B. C.

Mag.ce ac generose Domine Aluisie de Castiliono Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, c. 101.