105. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga Castiglione, Aloisia

Urbino (PU), 6 ottobre 1507

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Venendo in quelle bande Francescho Bagno, mi è parso respondere a la M.V. a due sue, quale a questi dì ho haute: ma non a tutte le parti, perché io mi atristo tropo a racordarmi tanti fastidij di là, che pare che quella patria habia tale proprietà ch'io di lei non possa havere altro che male. Patientia. [2] Prego la M.V. che voglia anchor lei tollerarli in pace più che la pò, e provedere a quello che si pò: del resto lassar andare in ruina quello che non pò star in piedi. Io vorei pur vivere anchor qualche dì, e quando harimo pensato un pezzo, credo ch'el mancho male serà vendere una parte de Casatico, et uscire de questi travagli: perché molto meglio mi pare un ducato in pace, che cento cum questi affanni. Hor diremo d'altro. [3] In una de le prime lettere sue la M.V. me scrivea ch'io volesse scrivere a Carlo che, intendendo che la investitura non era fatta, ch'el volesse far che si facesse uno instrumento che anullasse quell'altro, ogni volta che io li desse li suoi 300 ducati. Poi la M.V. me scrive haver visto lo instrumento, che me obliga solo a megliorare 5 soldi. [4] Per questo io son sopraseduto de scrivere, che forsi non bisogna: pur se la M.V. vorà ch'io scriva, scriverò, e s'el importa la prestezza, la pò far scriver lei in nome mio a monsig.r de S. Marco in quella forma che li pare, et anchor dir a Carlo ch'io li ho scritto a lei ciò che la vole.
[5] La forma de la cathena da la rosa la manderò per el primo a la M.V.
[6] Nui non havimo anchor potuto havere questa benedetta licentia del transito de la nostra nave da Ravena: havimo mandato a Venetia per essa, et aspettamola de dì in dì. Subito hauta, mandaròlla a la M.V.
[7] Francescho da Bagno è informato de un certo giotto che mi robò parechi dì fa alcune robe, max.e una falda et un par de fianchali: io delibero de vedere de haverli. Lui ne parlerà a la M.V.: la prego a usare ogni diligentia, e far col capitanio de iusticia ch'el sia retenuto, e fatti tutti li modi aciò ch'io sia satisfatto.
[8] Per questi sospetti di Bologna, nui siamo per cavalchare fra quatro dì qui in Romagna: pur, perché credo che debano afredirse, forsi nui non passarimo Forlì. E se fossimo per star lì, potria esser ch'io venisse a dar una volta fin a Casatico, per contento de la M.V. Per questo medemo io scrivo una lettera a M. Iacomo Zurla, pregandolo ch'el voglia in questo bisogno prestarmi quello suo cavallo. [9] Vorei che la M.V. ge la mandasse, et anchor lei ne scrivesse una a m. Barbara, pregandola a confortar suo marito a compiacermi in questo, perché io ge lo governerò benissimo, et haràllo ad ogni suo piacere.
Francescho da Bagno è informat.mo del viver nostro: lui ne dirà a la M.V., a la quale sempre mi racomando, et a tutti li altri nostri.
Urbini, 6 Octobris MDVIJ.
De V. M.
Ob. Fi.
B. C.

Se M. Iacomo mi volesse prestar quello cavallo, vorei che la M.V. lo facesse condu‹r› fin a Casatico, e farli ben atendere fin tanto ch'io mandasse a pigliàlo. E vorei che la mandasse questa alligata per uno a posta: che volendome M. Iacomo prestar el cavallo, el messo potesse ricondurlo.

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Mag.ce ac generose domine Aluisiae de Castiliono Matri sue honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 98-99.