104. Castiglione, Baldassarre a Gonzaga, Francesco

Urbino (PU), 18 settembre 1507

Mag.ca ac generosa Domina et Mater honor. [1] Ho recevuto a questi dì due lettere de la M.V.; una per Francescho da Bagno, benché io non habia visto né lui né 'l panno fin qui, che da Pesaro lui mi scrisse: el panno è andato a Rechanati; haveròllo credo presto. L'altra per Zo. Martino, e per el medemo respondo a la M.V., che havemo deliberato pur mandarlo.
[2] Per queste nostre biave, el pensier nostro è tale: che ogni modo per nui sia meglio tòrre le robe di là, anchor che bisognasse paghar li dacij, havendo rispetto che lì non se vendeno niente, e qui costano un ochio. E nui quest'anno, bisognando comprare fin al sole, siamo per desfarsi: tanto più che mai non se troviamo tanto che se potiamo fornire a tempo de cosa alcuna. [3] L'è vero che nui havemo hauto la prestanza, ma io havevo debito a Roma quaranta ducati, poi qui in Urbino da circa quindese. Poi del debito ch'io ho cum Francescho de Batista, per li panni ch'io tolsi per l'andata de Inghilterra, mi è stato forza dargli sesanta ducati, né anchor si volea acquietare.
[4] La M.V. pensi mo' ciò che mi resta: e stando come si pò dire su l'hosteria, e comprhando ogni cosa ogni cosa, s'el bisogna butar el lardo a' cani, cum tante boche, e tanti cavalli. E pur bisogna vivere, et io non so di che: che de li denari de la prestanza non ge n'è più un soldo. Per questo rispetto, io mi sono pensato ch'el sia pur meglio tòrre la roba di là, anchor ch'el si bisognasse paghare el dacio. [5] E da poi ch'el se gli mette la mano, meglio è condurne più che si pò: onde io mi sono butato galiardo, e scrivo una lettera a la Ex.tia del S. Marchese, suplicandoli che si degni concedermi la tratta per tanta biava come gli ha concesso a M. Cesari. Potendosi ottenere, la M.V. me la manderà; non potendose, la manderà quella de che si è hauta la licentia.
[6] E perché io mi dubitavo che forsi el S.r marchese se rendesse dificile al concederci del vino, ho fatto che madamma scrive al S.r Giohanni che dimandi licentia de questa somma, che dice esser suo per la boccha de Sua Ex.tia. E cum questo spero che se aiutarimo del datio di Ferrara, e di Vinegia. [7] Io vorei che la M.V. facesse venire fin a la somma de dodece carra de vino, quale fosse tutto vermiglio e del megliore: e questo perché io pensarei de venderne qui qualche poco per aguadagnare la spesa del dacio: che qui vale un ochio, et ogni dì cresce. Zo. Martino a boccha potrà informare la M.V. di questo e di molte altre particularitati.
[8] Harei a caro che la mi mandasse anchor mezo sacho de cisi, et altrotanto de fasoli; e secondo ch'io li scrissi l'altro dì, tri pesi de lino, vorei che fosseno quatro: e di questo per niente non vorei che la M.V. me lo negasse. Questo è quanto a le nostre robe. [9] Questi denari ch'io debo haver dal S.re, in effetto io non li ho potuti havere fin a quest'hora; ma la M.V. mi crucia quando la pensa ch'io resti per non li adimandare. E se lei così facilmente ne potesse cavare di là, direi che la havesse molto ben ragione a credere ch'io fossi negligente: ma io non posso più. [10] Ma non è ch'io non pensi che monsig.r car.le molto ben non pensi a quelli ch'el deve havere, e che a me non premi tanto, che non so hormai dove mi dar del capo: ma non posso più in effetto. E considerando la spesa grande ch'io ho, e che non mi trovo un capo di panno honorevole da portare questa invernata, penso, se mando questi a la M.V., serà forza che lei me ne mandi poi a me, e presto. Pur s'io li havessi, li manderei.
[11] De M. Cesare, l'è vero che lui tochò quelli denari, ma io credo ben ch'el li tenesse cossì poco in casa, come facessi mì. Et adesso de questi 50 so ch'el ne ha pochi, sì che per adesso io non ge ne diria mai. Penso ben, fra qualche dì, dirgene, e pregarlo ch'el ne scriva a suo patre, aciò che lui in qualche modo li satisfacia.
[12] De quello instrumento de monsig.r de S. Marco, ogni volta ch'io intenda ch'el sia a Mantua, li scriverò de quel modo che mi ha avisato la M.V., e venendo de qui la qual cosa non credo ge ne parlerò.
[13] De questo animale de Bastiano, la M.V. facia ciò che li pare: a me è venuto tanto a fastidio, che non voglio ch'el me dica più el baio.
[14] De quello parentado mosso per Riatino, a me piaceria più quello de M. Bernardo, del quale mi è dato pur intentione, e assai calda, ma non si pò per hora astringere per alcuni rispetti. Niente di meno di questo anchor la M.V. pò intendere la dota e le altre condicioni: poi Dio ne inspiri. Io son straccho de scrivere: a la M.V. sempre mi racomando.
[15] Zo. Martino mi ha mostro la lettera de quello garzone, e piacemi. La M.V. lo afermi: e perché pare ch'el desideri star anchor un mese lì, io son contento. Poi avisarò la M.V. quando l'harà da venire.
A quella di novo mi racomando.
Urbini, 18 Septembris MDVIJ.
De V. M.
Obe. Figliolo
B. C.

Post scripta. Prego anchor la M.V. voglia mandarmi panno biancho per dua para de calce: bello come era quello altro, e così la soa fodra, e tanto che non ge ne manchi. A la M.V. di novo mi racomando.
Ut in litteris.

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Mag.ce ac generosae Dominae Aluisiae de Castiliono, Matri suae honor.


Missiva autografa. Città del Vaticano (Stato della Città del Vaticano), Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 8210, cc. 95-97.